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Cinemafrica in Cineteca. Marocco mon amour

Cinema Trevi-Cineteca Nazionale, 6 giugno 2012

Presentiamo il secondo appuntamento a cura della nostra Maria Coletti, realizzato con la preziosa collaborazione della Cineteca Nazionale e dedicato all’Africa e alle sue diaspore attraverso il cinema: stavolta il filo rosso è quello dell’immagine – reale od esotica – del Marocco, attraverso tre sguardi di registi italiani.

Cinema Trevi-Cineteca Nazionale
6 giugno 2012

ore 17
Marrakech Express di Gabriele Salvatores
(1989)

ore 19
Last minute Marocco di Francesco Falaschi
(2007)

ore 21
Corazones de mujer di Kiff Kosoof (Davide Sordella e Pablo Benedetti)
(2008)

***
Il filo rosso è quello dell’immagine – reale od esotica – del Marocco: raccontato nelle sue mille realtà e contraddizioni, ma soprattutto guardato/agognato/reinventato da occhi italiani, tra sogni di fuga (Gabriele Salvatores), incontri inattesi (Francesco Falaschi) e la capacità di mettere in discussione ogni identità – che sia esistenziale, culturale o sessuale (Davide Sordella e Pablo Benedetti).

L’estate si avvicina, e con essa la voglia di essere altrove, di viaggiare verso mete (più o meno) esotiche, almeno per noi europei che – crisi permettendo – non abbiamo bisogno di chiedere permessi di soggiorno o imbarcarci su barconi “clandestini”. Questo invito al viaggio in uno dei paesi africani più mitizzati e più cinematografici, set di innumerevoli produzioni internazionali, è un’occasione per riflettere sugli stereotipi che spesso ci portiamo dietro, dentro i nostri zaini o le nostre valigie.

Prima di mettersi in cammino è bene (ri)leggere la scrittrice marocchina Fatima Mernissi e il suo Karawan. Dal deserto al web: «Oggi più che mai, la globalizzazione […] ci condanna a diventare turisti nostro malgrado e a passare buona parte della nostra vita viaggiando, per lavoro o per diletto che sia. Da qui, la necessità di chiarire a noi stessi quali regole del gioco dobbiamo applicare per non perdere l’occasione di comunicare con gli stranieri che il caso mette sulla nostra strada o, quanto meno, per renderci conto, quando non ci riusciamo, che qualcosa non funziona. […] Ma per riuscire a scovare i Cosmocivici di Marrakech, che abitano anche i sobborghi più modesti, un turista politicamente sensibile deve innanzi tutto sbarazzarsi di sette stereotipi sugli arabi in generale e sul Marocco in particolare, facendo tesoro del motto di Sindbad con cui Shahrazad apre il suo racconto nelle Mille e una notte: “Colui che vuol raggiungere un rango elevato veglia le notti. Chi cerca le perle deve tuffarsi in mare”. Stereotipo n. 1: i cambiamenti si producono più al centro che alla periferia. […] Stereotipo n. 2: l’istruito Occidente tecnologicamente avanzato è superiore a un Oriente indebolito dall’analfabetismo e fermo all’età della pietra. […] Stereotipo n. 3: i laureati producono più ricchezza degli analfabeti. […] Stereotipo n. 4: una persona è ricca se ha denaro. […] Stereotipo n. 5: il conflitto tra uomini e donne è eterno. […] Stereotipo n. 6: la biculturalità del Marocco (arabo e berbero) è uno svantaggio. […] Stereotipo n. 7: non pronunciate più la parola “berbero”, ma sostituitela con “amazigh”. […] Nel momento stesso in cui i turisti prendono il calesse per andare ad ammirare gli incantatori di serpenti a Jama’ al-fna, letteralmente “Piazza della fine del mondo”, gli abitanti di Marrakech, per quel che li riguarda, sembrano essere completamente ammaliati dalla magica idea di comunicare con il mondo intero e si precipitano negli Internet cafè per navigare nella Rete. […] Bisogna segnalarlo ai turisti che vengono a Marrakech per tuffarsi negli arcaismi: avrebbero solo da guadagnare se immaginassero una realtà multiforme, in cui i marrakshi recitano molti ruoli e si inventano molte rappresentazioni. Visitare Marrakech concedendo ai suoi abitanti la libertà di navigare nel tempo – vale a dire di celebrare il passato (musei, santuari, danze tradizionali) – e di proiettarsi contemporaneamente nel virtuale arricchirebbe il turista, sia quello nazionale che quello internazionale».

ore 17
Marrakech Express (1989)

Regia: Gabriele Salvatores; soggetto e sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Umberto Contarello, Enzo Monteleone; fotografia: Italo Petriccione; montaggio: Nino Baragli; scenografia: Gabriele Serra; costumi: Francesco Panni; musiche: Roberto Ciotti; interpreti: Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Cristina Marsillach, Giuseppe Cederna, Gigio Alberti, Massimo Venturiello; origine: Italia; formato: 35 mm; produzione: A.M.A. Film; durata: 112’
In una sera piovosa il trentenne Marco si vede arrivare a casa una ragazza spagnola, Teresa, che gli racconta di essere la fidanzata di Rudy, un amico che non vede da dieci anni. Rudy è nei guai: si trova in Marocco dove è stato coinvolto in una storia di droga, e ha bisogno di 30 milioni di lire. Superata la sorpresa iniziale, Marco decide di cercare gli amici di un tempo, gli unici che possono aiutarlo. Ponchia è diventato un venditore di auto usate; Cedro si è ritirato in montagna a meditare, mentre Paolino fa l’insegnante e ha sposato Elena, l’ex fidanzata di Cedro, con cui ha due bambine. I quattro decidono così di mettere insieme il denaro e partire a bordo di un’auto in direzione del Marocco, attraversando Francia, Spagna e lo Stretto di Gibilterra. A Marrakech, però, Teresa svanisce nel nulla, portando via con sé la macchina, il denaro e i loro passaporti. Quando i quattro amici scoprono che Rudy non ha mai avuto guai con la giustizia, decidono di andare alla ricerca dei due ladri. A volte, per far ritrovare amici perduti, la sorte compie strani giri...
«Il successo arrivò nel 1989 con Marrakech Express (che tuttavia Salvatores aveva diretto per puro caso, dopo un litigio di Carlo Mazzacurati con il produttore); la consacrazione internazionale con Mediterraneo (anch’esso destinato inizialmente a Mazzacurati), Oscar 1992 per il miglior film straniero. Il tema prediletto dei suoi film è il viaggio, la fuga, anche se lui continua a dire che si tratta piuttosto del cambiamento (“In tutti i film che ho fatto ci sono alcuni personaggi che vivono un’esperienza eccezionale al di fuori del loro habitat naturale: questi personaggi si trovano sempre, prima o poi, a dover fare delle scelte; sempre devono perdere qualcosa per trovare qualcos’altro; sempre, alla fine, sono diversi da come erano all’inizio”)» (Enrico Iacovelli).

ore 19
Last minute Marocco (2007)

Regia: Francesco Falaschi; soggetto: Carla Giulia Casalini; sceneggiatura: Francesco Falaschi e Carla Giulia Casalini, con la collaborazione di Pierpaolo Piciarelli; fotografia: Antonello Emidi; scenografia: Tonino Zera; costumi: Grazia Materia; musiche: Pivio e Aldo De Scalzi; suono: Ugo Celani; interpreti: Valerio Mastandrea, Kesia Elwin, Nicolas Vaporidis, Lorenzo Balducci, Daniele De Angelis, Esther Elisha; origine: Italia; formato: 35 mm; produzione: Italian Dreams Factory, Rai Cinema; durata: 88’
Valerio, per fuggire dalle ossessioni di una madre troppo protettiva, ha scelto di vivere con il padre, affetto dalla sindrome di Peter Pan. Valerio parte per il Marocco di nascosto dai genitori con tre amici coetanei. La madre del ragazzo, spaventata e preoccupata per la fuga del figlio, costringe l’ex marito e padre di Valerio ad andare alla ricerca del gruppo. Inizia così un viaggio che porterà i protagonisti a Marrakech, Ouarzazate ed Essaouira, tra fughe, inseguimenti, coincidenze e incontri.
«Altra cultura, altro scontro generazionale che introduce al tema apparentemente secondario dell’incontro/scontro tra due culture diverse che è anche l’elemento che contraddistingue e caratterizza il film. Se il Marocco viene visto con uno sguardo esotico - forse a causa di alcune scene nelle quali si ha l’impressione che Falaschi abbia inserito immagini di repertorio - come luogo lontano per fuggire, allo stesso tempo diventa un’ambientazione interessante per lo sviluppo di un métissage europeo in Africa. Le coppie miste e l’amore come primo possibile incontro con l’altro che permette di abbattere alcuni muri, rappresentano un tema apparentemente secondario in Last Minute Marocco, che Falaschi sceglie di affrontare osservandolo da due punti di vista diversi: quello di una ragazza come Jasmina e quello di Sergio che prima per necessità, per caso e poi per amore si trova a viaggiare con Tamù, una donna berbera che gli permetterà di entrare più del figlio e dei suoi amici a contatto con una piccola parte del Marocco» (Alice Casalini).

ore 21
Corazones de mujer (2008)

Regia: Kiff Kosoof (Davide Sordella e Pablo Benedetti); soggetto e sceneggiatura: Davide Sordella e Pablo Benedetti; fotografia: Pablo Benedetti; montaggio: Davide Sordella; scenografia e costumi: Francesca Fusari; musiche: Enrico Sabena; suono: Maria Da Silva (presa diretta); interpreti: Aziz Ahmeri, Ghizlane Waldi, Mohammed Wajid, Medi, Hoja; origine: Italia/Marocco; formato: 35 mm; produzione: 011 Films; durata: 85’
Zina, una ragazza di origini marocchine che vive a Torino, deve sposarsi e Shakira, un travestito marocchino che fa il sarto, le sta preparando gli abiti per il matrimonio. Zina però ha un problema, non è più vergine e non sa come fare. Shakira propone di aiutarla: convince i genitori a dare una settimana di tempo per andare a prendere le stoffe più belle in Marocco: le due partono e arrivano nel loro paese d’origine via terra. Un lungo viaggio che ha come destinazione finale Casablanca, dove Zina potrà tornare vergine grazie a un piccolo intervento chirurgico.
«Il viaggio come mezzo per scoprirsi, guardarsi e accettarsi è un topos letterario e cinematografico che spesso diventa solo uno strumento senza forza o un elemento aggiuntivo e superfluo di molte sceneggiature. In Corazones de mujer il viaggio è l’elemento fondamentale per un racconto di ricerca e scoperta. […] Zina e Shakira si muovono e si esprimono liberamente grazie alla discrezione della regia che si è limitata, nella fase delle riprese, a registrare, per poi rielaborare e manipolare il materiale, anche graficamente, in un secondo momento. Interessante vedere come Zina e Shakira si rapportino con il Marocco che conoscono, ma dal quale si sentono anche distanti: la ragazza non sempre si esprime perfettamente in arabo, mentre Shakira deve dimenticare la sua identità per farsi accettare dalla famiglia. Una scoperta per Zina e un amore disincantato per Shakira, che ricorda come c’è un’età in cui s’impara a non sognare più. I nodi, i dolori, le difficoltà emergono lentamente, tra incontri, liti e foto ricordo del viaggio, scattate con una polaroid dall’indiscutibile fascino retrò. Corazones de mujer è un film ironico, una riflessione anarchica sulla libertà di essere chi scegliamo di essere, di vivere e pensare oltrepassando i confini» (Alice Casalini).

Cast & CreditsCinema Trevi-Cineteca Nazionale
Vicolo del Puttarello 25
tel. 06 6781206
ingresso: 4 euro
ridotto (studenti, over 65, bibliocard) 3 euro
abbonamento (10 ingressi) 20 euro

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