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Venezia 69: Free at Last

di Gregory Shuker, James Desmond e Nicholas Proferes

Prima della pioggia

Grande emozione, nella piccola Sala Volpi del Palazzo del Casinò del Lido di Venezia, per la presentazione, nella cornice della 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, di un film di grande valore storico, Free at Last. Realizzato nel 1968 da tre reporter, Gregory Shuker, James Desmond e Nicholas Proferes in pieno stile direct cinema, il film racconta alcuni mesi del 1968 nei quali Martin Luther King si impegnò in un giro degli States per “The Poor’s People Campaign”, una colossale campagna sulla nonviolenza.

Il documentario, come ha detto anche Gian Luca Farinelli della Cineteca di Bologna che ha curato il restauro del film, giaceva da anni – insieme a tutti gli altri presentati nella sezione «80!» della Mostra, recuperati e restaurati con la collaborazione delle più rilevanti istituzioni europee di tutela e conservazione del patrimonio cinematografico – negli archivi dell’ASAC in unica copia. Il recupero di questo documento è un’operazione di indiscusso rilievo, che racconta i mesi di vita dell’attivista afroamericano che precedono di pochi mesi la sua morte, avvenuta nell’aprile del 1968. “Free at Last”, in effetti, non è altro che l’epitaffio inciso sulla tomba di King, un’espressione di grande peso retorico che egli spesso usava nei suoi sermoni.

Nel film, in buona sostanza, seguiamo costantemente Martin Luther King nei suoi viaggi, nelle sue riunioni, nei suoi sermoni, e il film apre un discorso articolato su tutta la questione politica legata all’operato e alla figura di King, che oltre a mantenere sempre integra la sua immagine di ideologo della non violenza, dimostra – qualora ce ne fosse il bisogno - intelligenza e sensibilità politica notevoli, nel sapere come gestire ogni modalità di comunicazione verso il suo pubblico, e nel gestire le discussioni in atto con la stampa, con la politica, con i vari detrattori e avversari delle sue campagne. Come è nella tradizione del documentario in stile diretto, grande peso assume tutta la trama sottotestuale che caratterizza gli eventi raccontati, i rapporti tra i personaggi e le loro competenze e azioni. Basti pensare a un cineasta odierno che così tanto si è rifatto, lungo tutta la sua filmografia, a questo tcinema, così fortemente basato sull’osservazione e su un tono di derivazione giornalistica, da réportage, come Frederick Wiseman.

Il film, non in ultimo, ha un’importanza storica poiché, in quanto progetto sperimentale della PBS, il servizio pubblico d’informazione statunitense, si propose di adottare il linguaggio e le modalità di produzione e di rappresentazione tipiche del cinema diretto, che proprio nel Nord America e in Gran Bretagna mosse i primi passi. Proprio negli anni Sessanta, i fratelli Maysles, tra i codificatori di questo genere del documentario, diressero alcuni tra i loro film storici. Free at Last, concepito con uno stile ispirato direttamente a questo modo di fare cinema che rincorre l’utopia della realtà colta sul fatto, è un film che ha tutto il ritmo e la vivacità del cinema diretto, arricchito dalla presenza, dalla forza e dal carisma straordinario di Martin Luther King, che nel film risplende in tutta la sua maestria oratoria e nella sua umanità severa e consapevole.

Simone Moraldi | 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & Credits

Free at Last (1968)
di Gregory Shuker, James Desmond, Nicholas Proferes
Usa, 73’
v.o. inglese - s/t italiano

Commento dei registi
Abbiamo iniziato le riprese il 15 gennaio 1968 ad Atlanta: era l’inizio della marcia e anche il giorno in cui Martin Luther King compiva 39 anni, il suo ultimo compleanno. Abbiamo documentato tutto quello che succedeva intorno al sogno di occupare Washington con migliaia di emarginati: neri, bianchi appalachi, indiani d’America, emigranti messicani.


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