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Venezia 69: Ya man aach - It was better tomorrow

di Hinde Boujemaa

Profeti in patria

Era prevedibile che la 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia di quest’anno, che arriva proprio a poco più di un anno di distanza dagli eventi della Primavera Araba, si sarebbe ritrovata a confrontarsi con immagini di quel mondo, oggi in preda a una nuova ondata di decolonizzazione, a un caos politico, istituzionale e umano che il cinema, il video, la rete si stanno ritrovando tumultuosamente a raccontare. Si è già detto di El Sheita Elli Fat dell’egiziano Ibrahim El Batout, al quale si affianca Ya Man Aach, film documentario tunisino per la regia di Hinde Boujemaa. Nella Tunisia del post-Ben Ali, Aida vaga per la città di Tunisi in cerca di una casa, di recuperare un minimo di credibilità sociale che sola le permetterebbe di riavere i suoi figli, dei quali lo stato regolarmente le toglie la custodia. Aida vive la situazione di vedersi sbattere fuori da varie case, di doverne cambiare in continuazione, di essere sempre in lotta con le istituzioni per riavere i propri tre figli, una donna in perenne braccio di ferro con le istituzioni.

Il film è costruito come un documentario incentrato sul ritratto della donna protagonista, che ce ne restituisce il carattere e il temperamento, forte e combattivo, ma anche una solitudine estrema e una grande fragilità, che spesso la porta alla disperazione dinanzi alla telecamera, e non in ultimo ci lascia intravedere dei tratti spigolosi del suo carattere, facendoci cogliere anche certe sue asperità e certi atteggiamenti sbagliati verso le persone che la circondano. Un ritratto totale, che ci porta spesso in grande intimità con lei, e ci restituisce un personaggio di una ricchezza e di una profondità che soltanto il documentario può restituire.

Anche i figli entrano talora nel raggio di azione dell’autore, che li intervista, gli pone delle domande sulla loro vita familiare, sul loro rapporto con la madre, finanche alle loro idee sulla situazione politica. È significativa, in tal senso, la scena domestica, in una delle varie case che Aida cambia nel corso del film, nella quale il suo figlio maggiore, che nel corso del film avevamo già conosciuto come un personaggio estremamente problematico, sfascia un televisore per protestare contro l’obbligo rivoltogli da Aida di abbassare il volume e rispetto alla discussione che ne era seguita. Subito dopo il gesto, rabbioso e deliberato, del giovane, gli altri inquilini e i vicini di casa si avvicinano incuriositi. In questa scena precipita la situazione disperata di Aida e della sua famiglia che per uno dei rari momenti del film si ritrova finalmente riunita e, invece di festeggiare, finisce per creare una situazione drammatica. Inoltre, non fatichiamo noi spettatori a immaginare quale patrimonio debba costituire un televisore in una situazione economica così drammatica. Un tono drammatico accentuato dal collegamento, implicito e immediato, che lo spettatore crea tra questo temperamento così rabbioso del giovane e la situazione famigliare di Aida; un elemento di frizione a sua volta aggravato dalla coscienza di una situazione politica precaria e del suo effetto sugli uomini e sulle donne che la vivono ogni giorno. Un momento drammaturgico forte, di palese derivazione neorealista, un approccio drammaturgico che si conferma estremamente efficace quando si vuol restituire una struttura narrativa “ad anello” che strozza i personaggi in un eterno limbo, in una spirale senza fine verso la distruzione.

Emerge con forza un carattere tipico delle cinematografie provenienti da zone di frizione del mondo: la scelta di dare risalto ai risvolti più intimi e “romanzeschi” della vita delle persone per lasciare sullo sfondo lo status quo politico, sociale ed economico. In questo modo, il fatto stesso di vedere con i propri occhi delle situazioni, delle vite il cui stato di solitudine e di abbandono è in parte ascrivibile alla crisi politica in corso, consiste già di per sé in un atto di denuncia, che il film non maschera in nessun modo: sono diverse le scene in cui Aida si riferisce alla situazione politica del suo paese in termini molto critici, riferendosi al fatto che i meccanismi di gestione del potere hanno sostanzialmente portato al riaffermarsi delle stesse logiche patriarcali e integraliste di potere che a fatica si erano combattute.

Un documentario in grado di unire potenza rappresentativa e racconto ritrattistico del personaggio a una provocazione nei confronti della situazione politica della Tunisia “post-primaverile” e, di riflesso, al disinteresse che i media hanno dimostrato una volta finito il momento più “caldo”.

Simone Moraldi | 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsYa Man Aach (It Was Better Tomorrow)
Regia e sceneggiatura: Hinde Boujemaa; fotografia: Mehdi Bouhiel, Hatem Nechi, Siwar Ben Hassine; montaggio: Naima Bachiri, Mehdi M. Barsou; musica: Houssem Ksouri, Chokri Marzouhi, Yassine Akremi, Abderraoul Jelassi; con: Aida Kaabi; produzione: Nabin Attia, Dora Bouchoucha; origine: Tunisia, 2012; distribuzione internazionale: Swipe Films; durata: 74’

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