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Venezia 69: Kinshasa Kids

di Marc-Henri Wajnberg

La musica è speranza

Kinshasa racchiude tutte le contraddizioni delle metropoli africane divise tra ricerca e imposizione della modernità e dei costumi occidentali e resistenza di antiche tradizioni come quella dei bambini stregoni che sono allontanati e abbandonati nelle strade. Questi bambini solo nella città di Kinshasa sono quasi trentamila e sono i protagonisti del primo lungometraggio di finzione del regista belga Marc-Henri Wajnberg che ha presentato Kinshasa Kids all’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nell’ambito delle Giornate degli Autori. Wajnberg ha realizzato un film diviso tra documentario e finzione e questa caratteristica è al tempo stesso il suo punto di forza e il suo punto debole: Kinshasa Kids dopo Venezia sta girando nei festival internazionali di tutto il mondo a partire dal TIFF di Toronto.

Kinshasa Kids inizia con la fuga di un bambino che la famiglia considera uno stregone e che a Kinshasa viene accolto in un gruppo di bambini stregoni che vivono sui tetti della città, rubano, vendono droga e alcool e cantano. Il requisito fondamentale per entrare in questo gruppo è saper cantare: così i bambini passano il tempo sui tetti e dimenticano la loro triste esistenza di emarginati. L’incontro tra questi bambini e lo stravagante cantate rap, Bebson "de la rue", apre uno spiraglio di speranza per questi ragazzi: Bebson infatti vede un potenziale in loro e decide di aiutarli a comporre musica e a suonare insieme per sopravvivere.

Kinshasa Kids inizia in medias res mostrando i riti degli sciamani per liberare i bambini ritenuti degli stregoni: tra le urla e le lacrime dei bambini spaventati, il regista si muove nerovsamente con la macchina da presa. In un primo momento sembra di dover assistere ad un documentario antropologico ma pochi minuti dopo l’inizio del film la presenza della mdp viene dichiarata esplicitamente attraverso la denuncia di un uomo che per distogliere l’attenzione della polizia dalla sua moto fa notare che ci sono degli uomini che riprendono: da questo momento, da quando la polizia porta gli operatori e il regista, che non si vedono mai in volto, in centrale per verificare l’autorizzazione a filmare, Kinshasa Kids muta lentamente e irreversibilmente registro. Man mano prende corpo il rapporto tra i bambini e Bebson e il film diventa un’avventura verso la libertà di questi ragazzi che vivono ai margini, scansati dalla gente, dalle loro famiglie e in un mix esplosivo di gioco, finzione e cruda realtà, Kinshasa Kids prende forma. I personaggi che s’intrecciano sono molti, ed alcuni di questi entrano ed escono di scena senza che apparentemente ci sia un motivo fondante per la loro presenza se non quello di mostrare più aspetti possibili di una realtà caotica e complessa come quella degli slum di Kinshasa.

Questo forma ibrida scelta dal regista, tra documentario e finzione, da un lato è la caratteristica del film, il suo lato originale che rende il film interessante, dall’altro però si ha la sensazione di rimanere sempre in bilico tra ricostruzione e realtà: in questo modo si prendono le distanze da molte scene, come le improvvisazioni musicali che vorrebbero esser tali ma vedendo il film si rimane con il dubbio che siano ricostruite e innaturali.

Vedendo Kinshasa Kids si pensa al documentario di Renaud Barret e Florent de la Tullaye Benda Bilili (2010) nel quale si ricostruisce la storia di un gruppo musicale formato da alcuni ragazzi paraplegici che suonano per le strade di Kinshasa grazie a dei tricicli motorizzati. In entrambi questi film, i protagonisti sono degli emarginati che vivono in una città dove si può rimanere invisibili, dove si subiscono violenze e si muore di fame, ma qualcosa dà loro la speranze di guardare oltre, e questo qualcosa è la musica. Guardando Kinshasa Kids si soffre, ci si commuove e si sorride nonostante tutto.

Alice Casalini | 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsKinshasa Kids
Regia: Marc-Henri Wajnberg; sceneggiatura: Marc-Henri Wajnberg; fotografia: Danny Elsen, Colin Houben; suono: Luc Cuveele, Marc Engels, Cyril Mossé; montaggio: Marie-Hélène Dozo; musiche originali: Bebson "de la rue" and the Trionyx, The Diable Aza Te; interpreti: José Mawanda, Rachel Mwanza, Emmanuel Fakoko, Gabi Bolenge, Gauthier Kiloko, Joël Eziegue, Mickaël Fataki, Samy Molebe, Bebson Elemba, Papa Wemba; origine: Belgio/Congo 2012; formato: DCP, colore; durata: 85’; produzione: Wajnbrosse Productions, Centre du Cinéma de la Fédération Wallonie-Bruxelles et de VOO, Flanders Audiovisual Fund, Eurimages, Inti Films, Crescendo Films; distribuzione: MK2; sito ufficiale: flandersimage.com/browse-films/detail/kinshasa-kids.

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