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Roma 7: Kirikou et les hommes et les femmes

di Michel Ocelot

Con gli occhi del cuore

Non è forse un caso che, sempre nella sezione Alice nella Città del Festival Internazionale del Film di Roma, sia stato presentato nel programma speciale “Immagini e Parole” accanto a Kirikou et les hommes et les femmes anche il film Il piccolo principe 3D – Il pianeta del serpente: dopo aver gustato con gli occhi e con le orecchie queste nuove avventure di Kirikù, non si può non pensare, paradossalmente, alla celebre frase di Antoine de Saint-Exupéry: «E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».

Come ha dichiarato lo stesso regista Michel Ocelot, è il personaggio di Kirikù (che si mette al mondo da solo) ad essersi imposto di nuovo alla sua mente, soprattutto attraverso l’affetto del pubblico mondiale, che ne reclamava a gran voce il ritorno. E così, dopo il racconto di formazione, la storia primaria e archetipica della nascita e della crescita di Kirikù dall’infanzia all’età adulta, in Kirikù e la strega Karabà (1998), e poi il prequel di Kirikù e le bestie selvagge (2005), Ocelot torna per la terza – ed ultima – volta a raccontarci di Kirikù, attraverso un altro prequel che ha al centro cinque storie legate al villaggio di Kirikù e agli uomini e alle donne che lo abitano.

Kirikou et les hommes et les femmes (Kirikù e gli uomini e le donne, 2012) è infatti ambientato nel villaggio del nostro piccolo grande eroe, all’epoca della sua infanzia, quando ancora non ha sconfitto e vinto con l’amore la strega Karabà. Le storie ci mostrano meglio la sua relazione, e quella di sua madre, con i suoi vicini di casa. È un racconto sociale e morale, in cui vengono bene alla luce alcune delle qualità di Kirikù – che ha in parte ereditato dalla madre e dal padre: intelligenza, generosità, accoglienza, condivisione. Ocelot, che qui fa per la prima volta uso del 3D in una storia di Kirikù (anche se un uso non eccessivo come lui stesso sottolinea), ha però spiegato che, nonostante gli innegabili vantaggi per l’animazione, abbia comunque disegnato i primi schizzi dei personaggi e della storia con carta e matita, una materia più controllata e più “sensuale”, e abbia chiesto di fare lo stesso ai suoi disegnatori, cui ha chiesto anzi di non “disegnare” semplicemente i personaggi, ma di “accarezzarli”.

Nei cinque racconti, introdotti ogni volta dal nonno di Kirikù, il vecchio saggio che sa di non sapere e vive nella montagna, Kirikù finisce ogni volta per trovare la soluzione al problema che si presenta: nel primo, dopo che i feticci hanno distrutto la capanna della Donna forte, Kirikù e sua madre la ospitano e poi trovano uno stratagemma per fare uno scambio con la strega Karabà e fare in modo di ricostruire la capanna distrutta; nel secondo episodio si narra la scomparsa del Vecchio brontolone e di come Kirikù riesca a ritrovarlo di notte imitando la voce di Karabà e poi a riportarlo a casa sano e salvo; nella terza avventura, Kirikù e sua madre sono gli unici nel villaggio ad accogliere un giovane Tuareg, che gli altri allontanano perché stranamente “senza colore”, ma poi anche grazie al coraggio del piccolo Anigourran, tutti riconosceranno il valore dell’amicizia e dell’accoglienza degli stranieri; nel quarto episodio, una vecchia cantastorie arriva al villaggio ed inizia a raccontare del grande eroe mandingo Sundiata Keita, ma anche Karabà vuole sentire la storia e così sarà Kirikù a finire, a suo modo, il racconto; nel quinto e ultimo episodio, il forte vento caldo che soffia e agita i neonati del villaggio è il pretesto per la scoperta della musica da parte di Kirikù, che finirà per costruirsi un flauto e suonarlo insieme a sua madre, accompagnati dagli strumenti improvvisati di tutto il villaggio e addirittura dalla voce di Karabà, che chiede a Kirikù di suonare più forte.

Il potere dell’intelligenza di fronte alle avversità, la solidarietà fra le generazioni, l’incontro fra culture differenti, la magia del racconto, la musica che unisce al di là di ogni conflitto: queste, e tante altre, riflessioni profonde nascono nella mente dello spettatore – bambino e adulto – in maniera naturale, guidate dalla delicatezza dei personaggi e dall’incanto di paesaggi pittorici che ci fanno entrare totalmente in un mondo immaginato che è anche quello di ogni bambino, di quell’età d’oro che è per eccellenza l’infanzia e che rimane nascosta nel cuore di ogni persona. Un’età in cui si può danzare nudi sotto la pioggia…

Basta poco, in fondo, per ritrovarla: la notte, un gruppo di persone, un tempo dedicato, un piccolo fuoco, la forza del racconto. Questo è quello che la cantastorie spiega al villaggio, a Kirikù e a Karabà. Ma è anche, in fondo, una piccola metafora del cinema e di quel tempo sospeso che ancora, nel XXI secolo, è in grado di creare grazie alla magia di una sala buia, di un pubblico, della luce che crea immagini sullo schermo e di una storia che ha un inizio e una fine. Perché raccontare – e ascoltare storie – implica la memoria del passato ma anche la capacità di saper immaginare un futuro: e forse, come ha dichiarato lo stesso Ocelot, essere un regista significa essere un cantastorie oltre che uno storico.

A questo punto, non posso non chiudere questa recensione, in maniera forse non proprio professionale, con una considerazione in parte autobiografica. Che il film di Ocelot trasmetta la magia del cinema è inconfutabile, se ha saputo conquistare dall’inizio alla fine mia figlia: una bambina italiana di neanche tre anni, alla sua prima volta di fronte al grande schermo (per di più in una proiezione in francese con i sottotitoli italiani). Che è entrata in sala molto fiera del suo biglietto (ad Alice nella Città fanno pagare il biglietto anche a bambini di 3 anni!) e ne è uscita dicendo “Ci torniamo, vero?”.

Maria Coletti | 7. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsKirikou et les hommes et le femmes
Regia, sceneggiatura, dialoghi e grafica: Michel Ocelot; soggetto: Michel Ocelot, con la collaborazione di Bénédicte Galup, Susie Morgenstern, Cendrine Maubourguet; montaggio: Patrick Ducruet; musica: Thibault Agyeman; suono: Philippe Brun; montaggio del suono: Séverin Favriau; con le voci di: Romann Berrux (Kirikou), Awa Sene Sarr (Karaba); animazione: Mac Guff Ligne; postproduzione video: B-Mac; origine: Francia, 2012; durata: 88’; produzione: Les Armateurs, Mac Guff Ligne, France 3 Cinéma, Studio O; distribuzione pellicola e vendite internazionali: Studiocanal

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