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Roma 7. Alì ha gli occhi azzurri

di Claudio Giovannesi

Nader e gli altri

A tre anni dalla presentazione del documentario Fratelli d’Italia (2009), Claudio Giovannesi presenta il suo ultimo lungometraggio, Alì ha gli occhi azzurri, in concorso alla 7a edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Il regista romano continua il suo percorso di ricerca ed esplorazione nell’Italia multiculturale: il suo cammino è iniziato nel 2007 con il mediometraggio Welcome Bucarest nel quale ha seguito un anno scolastico di Alin, un ragazzo rumeno che vive ad Ostia; nel 2009, con Fratelli d’Italia, Giovannesi ha ripreso la storia di Alin e l’ha accostata ad altre due storie di ragazzi legati al mondo dell’immigrazione, Masha, una ragazza bielorussa adottata da genitori italiani e Nader, un ragazzo appartenente alla cosiddetta seconda generazione, poiché è nato in Italia da genitori egiziani, e che vive un conflitto d’identità culturale forte che lo porta allo scontro con la sua famiglia. Alì ha gli occhi azzurri è l’evoluzione della storia di Nader, Giovannesi ha sentito l’esigenza di riprendere in mano la storia di Nader e il suo mondo per trasportarlo in un film di finzione in un non troppo ben definito e riuscito métissage tra realtà e finzione.

Alì ha gli occhi azzurri si svolge nell’arco di una settimana nella quale, il sedicenne Nader scappa di casa in seguito ad una discussione con i suoi genitori che non vogliono che il figlio si veda con la sua fidanzata italiana, Brigitte. Nader viene aiutato dal suo amico Stefano con il quale marina la scuola per andare in discoteca dove i due finiscono coinvolti in una rissa con un ragazzo rumeno che feriscono. Dal giorno successivo Nader e Stefano devono nascondersi da un gruppo di rumeni, perenti del ragazzo che hanno ferito, perché li stanno cercando. Tra notti al gelo, fughe verso il mare di Ostia, dove vivono, si consuma la settimana di Nader distante dalla sua famiglia e in cerca della sua identità.

Alì ha gli occhi azzurri è un esplicito richiamo a Profezia di Pier Paolo Pasolini che nel 1962 profetizzava l’avvento di una civiltà multiculturale. Anche la location, Ostia, ha echi pasoliniani che insieme ai riferimenti al cinema di Zavattini e al neorealismo sono tutti richiami, forse fin troppo espliciti, necessari all’immediata collocazione del film da parte dallo spettatore. Tutti i personaggi interpretano loro stessi, a partire da Nader e dai suoi genitori che hanno però dovuto rimettere in scena qualcosa avvenuto tre anni prima: interpretare sé stessi, il mondo al quale si appartiene, le dinamiche familiari che si vivono di solito ma secondo una storia inventata in buona parte è forse un meccanismo che può portare a una soluzione narrativa poco chiara e confusa.

Giovannesi ha scelto ed è riuscito, nonostante le difficoltà economiche, a girare il film in sequenza, quindi seguendo l’ordine cronologico delle scene secondo la sceneggiatura, in modo da far partecipare gli attori alle esperienze dei loro personaggi nel modo più naturale possibile, e grazie alla fotografia di Ciprì ha cercato di privilegiare le luci naturali per evitar situazioni artefatte. Ma Alì ha gli occhi azzurri è un film di finzione e Giovannesi e Gravino hanno dovuto trovare soluzioni narrative adatte per risolvere in qualche modo la storia di Stefano e Nader: le scelte di sceneggiatura però portano a un finale in cui esplodono in quindici-venti minuti, in modi piuttosto prevedibili, una serie di situazioni che devono trovare soluzione per concludere il processo narrativo. Proprio nella parte finale che questo linguaggio al limite tra realtà e finzione è messo in crisi e mostra le sue debolezze: Nader mette in scena sé stesso ma non ha mai mangiato un hot dog, ha messo le lenti ha contatto blu quando aveva sedi cianni, ma ora, come ha dichiarato in conferenza stampa è cambiato, non è più il Nader del 2009.

Se la messa in scena della realtà porta con sé dei conflitti difficili da risolvere in modo onesto ed efficace, Alì ha gli occhi azzurri è un film che seguendo la tradizione del cinéma beur e del métissage che dagli anni Ottanta ha iniziato a diffondersi in Europa, porta sul grande schermo, e dunque anche all’attenzione del grande pubblico, la realtà multiculturale e di crisi d’identità che vive una parte dell’Italia che è ancora troppo poco raccontata: le periferie delle grandi città che diventano fucine di fusione multiculturale, con le scuole dove nel caos si disegna la mappa di un paese che ancora non vuole guardare alla sua nuova composizione culturale che si sta ridisegnando.

Alice Casalini | 7. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsAlì ha gli occhi azzurri Regia: Claudio Giovannesi; soggetto e sceneggiatura: Claudio Giovannesi e Filippo Gravino; fotografia: Daniele Ciprì; montaggio: Giuseppe Trepiccione; suono: Angelo Bonanni; scenografia: Daniele Frabetti; costumi: Medile Siaulytyte; musiche: Claudio Giovannesi e Andrea Moscianese; interpreti: Nader Sarhan, Stefano Rabatti, Brigitte Apruzzesi, Marian Valentini Adrian, Cesare Hosny Sarhan, Fatima Mouhaseb, Yamina Kacemi, Salah Ramadan, Marco Conidi, Alessandra Roca; origine: Italia, 2012; formato: 35 mm; durata: 94’; produzione: Acaba Produzioni e Rai Cinema; distribuzione: BIM; sito ufficiale: bimfilm.com/schede/alihagliocchiazzurri

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