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Roma 7. Italian movies

di Matteo Pellegrini

Presentato in concorso a Roma nella sezione Prospettive Italia, Italian Movies è la dimostrazione di come, anche in tempi di crisi feroce, chi ha una buona sceneggiatura e soprattutto il coraggio di tenere la barra dritta, può portarsi a casa un’opera prima molto più che dignitosa, anche se lavora sui territori, sempre più usati e abusati, della commedia. Certo, bisogna avere pure un certo talento nella direzione d’attori, muoversi con intelligenza nelle scelte di casting, farsi largo nella giungla delle opportunità produttive offerte (?) dall’industry europea, sfruttandole senza lasciarsi troppo condizionare. Insomma, Matteo Pellegrini, milanese classe 1967, con alle spalle una lunga gavetta soprattutto in pubblicità e nei videoclip, di doti ne ha messe in campo parecchie in questo Italian movies, commedia sì ma interculturale e transnazionale, che gioca il gioco delle differenze non solo con rispetto (e già questo in Italia è merce rara...), ma anche con gusto, intelligenza, sensibilità.

Siamo a Torino, in uno studio cinetelevisivo che produce una soap trita e interminabile ma ovviamente seguitissima (stile Occhi del cuore, per capirci). La sera, quando i riflettori si spengono, entrano in scena i nostri eroi. Zahur, senegalese da molti anni in Italia, è il capo e veterano degli addetti alle pulizie: arcigno, scrupoloso e solitario, ha una ferita mai sanata (la moglie è morta durante il loro "viaggio della speranza") e una consolazione contrastata (ha una figlia che sta per laurearsi ma non la vede da quindici anni e non ha voluto che la raggiungesse in Italia). Collaudati anche l’indiano Dilip, alle prese con continui problemi economici e il russo Mako, che intrattiene rapporti solidi con la comunità connazionale a Torino. Tre le donne del gruppo: la matura Gina, diffidente e almeno apparentemente ostile agli stranieri, la giovane Charlotte, che viene da un’infanzia di povertà nell’Est Europa, e la trentina nera Laloo, che si divide tra le pulizie allo studio e l’assistenza in un ospizio. New entry è Ben, un giovane sulla trentina un po’ svagato, eternamente e convintamente precario, che dorme in una piscina.

Questo microcosmo un po’ scombiccherato viene sconvolto da un’idea piccola, che ben presto diventa progetto e realtà. Dilip si diletta a fare servizi fotografici per i matrimoni degli amici. Un giorno la stanza delle videocamere rimane aperta e lui e Mako si trovano davanti alla possibilità di prenderne in prestito una. Dopo qualche esitazione, partono in quarta e al matrimonio si presentano in tre, con Mako in veste di PR e Ben come assistente tuttofare. Il gioco prende ben presto loro la mano e arrivano i primi soldi ma anche i primi rischi, visto il professionismo tutt’altro che conclamato del team, subito ribattezzato "Italian Movies". Finché arriva la seconda idea, ancora più azzardata e affascinante, vale a dire aprire di notte le porte dello studio a chi voglia, a pagamento s’intende, lasciare delle videolettere ai propri cari in patria. Con il coinvolgimento di tutti e un’organizzazione metodica, l’impresa parte e prosegue alla grande, finché qualcuno non decide di mettere la pulce nell’orecchio al proprietario dello studio, ignaro di tutto. Che i nostri eroi riescano a sfangarla è presto detto - siamo o no in terra di commedia? - ma la fase finale della partita riserva ancora numerose sorprese ed emozioni.

In conferenza stampa, Pellegrini ha raccontato con onestà di aver investito diversi anni nella (co)scrittura della sceneggiatura, fino ad abbandonarla, disperando nell’interesse dei produttori italiani. Il progetto è ridecollato in termpi relativamente recenti, grazie all’interessamento decisivo di Aleksei Guskov (interprete russo noto in Italia soprattutto per il suo ruolo da protagonista ne Il concerto di Mihaileanu), che si è tirato dietro anche una coproduzione russa. Poi è partito un casting europeo attento a sfruttare talenti nuovi per il cinema italiano (come i British Asian Neil D’Souza e Harvey Virdi) e già testati con successo, come il franco-camerunese Eriq Ebouaney (Bianco e nero, Henry), ma anche la goriziana mitteleuropea Anita Kravos (Alza la testa). Sul versante che più ci interessa, spazio anche a due interpreti di talento del parco attoriale black italian, come Melanie Gerren (nel ruolo di Laloo) e Hedy Krissane (il custode dello studio, che finirà steso e sedotto dai caffè al sonnifero proprio di Laloo).

Considerato che poi è arrivata anche la collaborazione di Sky, oltre all’appoggio della Torino Film Commission, Pellegrini è stato particolarmente abile nel rimodulare la sceneggiatura, sulla base degli interpreti che man mano venivano selezionati nel casting e dei partner produttivi intervenuti nella quadratura del progetto. Colpisce l’attenzione con cui è riuscito a ritagliare, all’interno di un plot a mosaico, uno spazio di dignità importante per ciascuno dei suoi, numerosi, personaggi, senza indulgere affatto in stereotipi o scorciatoie dozzinali, riuscendo altresì a gestire da parte dei suoi interpreti delle performance in italiano davvero pregevoli. Spiace nella prima parte del film una certa invadenza delle musiche, ma nel prosieguo il mix tra temi originali e brani preesistenti produce felici accelerazioni patemiche (come il pezzo dei Radiodervish che parte nel momento dell’incursione via etere).

Il cinema allora come momento di riscatto di una gioventù transnazionale, nomadica, marginale, con mille storie di sofferenza e speranza che cercano solo uno scatto? Ma sì, Italian movies racconta anche del potere virale delle immagini nel XXI secolo, di come davanti a una videocamera ci si possa reinventare, in un rito di autorappresentazione che è ludico e catartico, mistificatorio e liberatorio insieme. Bastano un blue screen, un po’ di fantasia e il desiderio di riprendere contatto con un pezzo di famiglia che è rimasto in casa. Anche nelle sequenze delle feste di matrimonio e delle videolettere, che più insistono, in una dimensione socioantropologica, sul vissuto delle comunità migranti a Torino, lo sguardo di Pellegrini rimane attento, partecipe, fermo, senza sbandamenti di sorta. C’è da augurarsi che la sana energia positiva di Italian Movies possa sortire effetti salutari sul cinema interculturale e sul cinema commedico di casa nostra, che hanno prodotto incroci spesso deleteri, per l’immagine dei soggetti e comunità rappresentati e per la dignità stessa del cinemade in Italy.

Loenardo De Franceschi | 7. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsItalian movies
Regia: Matteo Pellegrini; soggetto e sceneggiatura: Giovanna Mori, Matteo Pellegrini, Paolo Rossi; fotografia: Umberto Manente; montaggio: Fabrizio Rossetti; suono: Mirko Guerra, Sonia Portoghese;scenografia: Mauro Radaelli; costumi: Ornella Campanale; musiche: Mario Mariani; interpreti: Aleksei Guskov, Eriq Ebouaney, Anita Kravos, Michele Venitucci, Neil D’Souza, Tiziana Catalano, Melanie Gerren, Harvey Virdi, Filippo Timi, Chiara Salerno, Alice Arcuri, Roberto Zibetti, Hedy Krissane; origine: Italia, 2012; formato: 35 mm e HD; durata: 99’; produzione: Benedetto Habib, Fabio Cacciatori, Yury Krestinskiy per Indiana Production, Lumiq Studios, Eagle Pictures, Trikita Entertainment; distribuzione: Eagle Pictures.

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