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Roma 7: Comme un lion

di Samuel Collardey

Il sogno di Mytri

In concorso ad Alice nella Città, quest’anno diventata sezione autonoma della settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, Comme un lion, è firmato dal regista francese Samuel Collardey. Conosciuto già nel 2008 per essersi aggiudicato il premio della Settimana della Critica alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il documentario L’Apprenti, dove raccontava la tragedia dell’immigrazione africana verso l’Europa, al suo secondo lungometraggio, Collardey ha voluto usare attori non professionisti e raccontare una storia, dalla scontata morale, di un ragazzino minorenne senegalese ed il suo sogno di diventare calciatore professionista in una grande squadra europea.

Mytri ha 15 anni e vive in Senegal e come tanti ragazzi della sua età gioca a calcio nelle strade polverose del suo villaggio. Vive insieme a sua nonna, un’anziana signora dagli occhi verdi, proprietaria di un frutteto che gli permette di vivere e mantenere suo nipote.
Finalmente un giorno, nel villaggio in cui vive, arriva un reclutatore camerunese che organizza un torneo a premi. Il campo è fatto di sabbia e le porte sono delimitate da due tronchi di legno, ovviamente non ci sono né reti nelle porte né linee che delimitano il campo. I ragazzi giocano con divise di fortuna, scarpe diverse l’una dall’altra, e molte non sono da ginnastica. Mytri spicca per talento nella sua squadra e il reclutatore lo sceglie per fargli fare un provino a Parigi. Ovviamente occorrono molti soldi per il viaggio e l’iscrizione del giovane talento nelle grandi squadre. La nonna è costretta così a vendere il frutteto e indebitarsi con tutto il villaggio per lasciarlo andare, convinta dal reclutatore dalla promessa di ricevere un ottimo contratto e quindi subito buoni guadagni.

Dal suo arrivo a Parigi, c’è già il primo sentore che questo viaggio sia una truffa perché i suoi documenti non sono in regola. Dopo una notte trascorsa nella fatiscente periferia, viene trascinato in un campo di calcio con l’illusione di un provino e abbandonato dall’agente che lo lascia al suo destino, perché quel giorno non arriva nessuno. Ora Mytri capisce che dovrà cavarsela da solo. Riceve l’aiuto da parte di una donna africana che lavora in un centro di accoglienza, ed è affidato ai servizi sociali che lo iscrivono ad un programma di tutela fino ai 21 anni. Ma lui è infelice perché il suo sogno è ancora fortemente vivo nella sua mente.

Una sera rientrando a casa viene distratto dalle urla che provengono da un campo di calcio dove una squadra locale si sta allenando. Il suo sguardo si illumina e si avvicina all’allenatore chiedendogli se può giocare con loro. Ma un secco “no”, non intimidisce Mytri che indietreggia per prender la rincorsa e buttarsi in campo e dimostrare quello che vale. È una gioia vederlo giocare, è l’insieme di talento e passione che fanno ricredere l’allenatore, che “finalmente” lo inserisce nella squadra.
Ovviamente questo non basta a Mytri , perché lui cerca la visibilità, vuole a tutti i costi farsi vedere da un reclutatore per diventare un professionista. Il burbero e duro allenatore alla fine lo aiuta e lo accompagna nella sua avventura facendogli da padre oltre che da manager.

Il film è costruito con argomentazioni già usate in altre pellicole: il sogno di questi ragazzi di poter arrivare in Europa per realizzare i propri desideri; la truffa da parte di un occidentale ai danni dell’ingenuità di popoli che vivono culture e situazioni distanti dalla nostra realtà; la testardaggine del protagonista che fa di tutto per rincorrere il suo sogno; il peso e il senso di responsabilità che un quindicenne non dovrebbe portare sulle proprie spalle; la morte della nonna, che segna l’ultimo distacco dal suo paese e dalle sue radici; la ricerca di una nuova figura di riferimento per la sua nuova vita.

Una favola che gareggia in una sezione dedicata ai ragazzi, quindi raccontata con semplicità e dal finale prevedibile, che regala una morale ben confezionata, con un finale che ricorda molto un Billy Elliot del calcio.
Ecco il piccolo leone, che ostacolato dalla vita e dalla società moderna e occidentale, conquista con la tenacia il suo sogno verso un cammino in ascesa. “Se desideri fortemente una cosa puoi ottenerla, se hai la forza di un leone puoi affrontare tutti gli ostacoli che la vita ti presenta”.

Francesca Iannantuoni | 7. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsComme un lion
Regia: Samuel Collardey; sceneggiatura: Samuel Collardey, Catherine Paillé, Nadège Trebal; fotografia: Samuel Collardey, Stéphane Raymond; montaggio: Sylvie Lager; montaggio del suono: Vincent Verdoux, Julien Roig; interpreti: Mytri Attal, Marc Barbe, Jean-Francois Stevenin, Anne Coesens, Marc Berman; origine: Francia, 2012; formato: 35mm; durata: 101’; lingua originale: francese, wolof; produzione: Lazennec, Arte France Cinema; distribuzione internazionale: Pyramide International.

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