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Cloud Atlas

di Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski

Subalterni di ogni epoca, unitevi...

E’ possibile condensare sei storie che si svolgono nell’arco di cinquecento anni in un solo libro? Ed è possibile trasformare questo libro in un film, raccontandolo come se si trattasse di un’unica, infinita storia, sull’eterna lotta tra oppressori e oppressi, in cui solo l’amore, l’arte e la ribellione possono far sperare in un mondo migliore? E, soprattutto, è possibile farlo senza scadere nel ridicolo o nel banale? I fratelli Wachowski (Matrix) e Tom Tykwer (Lola corre) devono amare smisuratamente le sfide e hanno realizzato a sei mani Cloud Atlas: un’opera che sfugge a ogni definizione, un kolossal filosofico, un film-fiume che riesce a mettere insieme appeal popolare e spettacolare con una complessa e feroce riflessione sul senso dell’esistenza e sui rapporti di forza insiti in ogni relazione umana.

Nel 1849 un avvocato americano, dopo aver rischiato la vita in un viaggio nelle isole del Pacifico, si adopera contro la schiavitù grazie all’amicizia con un nero fuggiasco. Nel 1936 in Scozia un compositore bisessuale, emarginato dalla famiglia, cerca la fortuna lavorando come copista presso un famoso compositore, ma quando riesce a comporre l’opera della sua vita, il Cloud Atlas Sextet, vede sfumare ogni sogno di gloria. Negli anni ’70 a San Francisco una giornalista afroamericana cerca di svelare un complotto per la realizzazione di un reattore nucleare. Nel 2012 in Inghilterra un anziano editore viene incastrato dal fratello e internato in una casa di cura, da cui riesce a fuggire per iniziare una nuova vita. Nella Nuova Seul del 2144 una clone si unisce ai ribelli e scopre che quelle come lei sono utilizzate letteralmente come carne da macello, per nutrire tutte le altre clonate in serie come lei. Infine nel 2321, "dopo la caduta", in una Terra ridotta all’età della pietra da una non ben identificata apocalisse, un uomo cerca di difendere il proprio villaggio da una tribù di guerrieri cannibali ed entra in contatto con una dei pochi superstiti di una civiltà tecnologicamente avanzata.

Questa a grandi linee la trama, anzi le trame del film, che si alternano e si intrecciano a ritmo sostenuto, in un montaggio che riesce a coinvolgere e a tracciare nessi e rimandi visivi e sonori, anche nei momenti in cui lo spettatore rischia di perdersi nei meandri del tempo e dei mille personaggi. Degna di nota anche la complessiva prova attoriale, per cui ogni personaggio risulta credibile - nonostante qualche momento più fiacco o più kitsch - in ogni versione delle sue continue trasformazioni: di età, di "razza", di sesso.

Ma è proprio questa la chiave del film: gli attori, e con loro gli spettatori, sono chiamati a superare continuamente se stessi, a mettersi in gioco, così come il film rimette in gioco l’essenza stessa del cinema: in un grande caleidoscopio postmoderno e postcoloniale, in cui virtualmente ai subalterni di tutte le epoche viene data una voce, uno sguardo, una storia. I registi mescolano volutamente i generi, drammatici e comici, alti e bassi, e li condiscono con rimandi e citazioni: da Intolerance ai film sulla schiavitù, come Il colore viola; dai film del filone blaxploitation al cinema di impegno civile; dalle immagini documentarie e di finzione sull’orrore dei campi di sterminio nazisti a film culto come Fahrenheit 451 e Blade Runner.

Se Halle Berry rimane impressa per l’intensità dei suoi molteplici personaggi (soprattutto nelle storie ambientate negli anni ’70 e nel 2321), la linea del colore è fortemente presente in tutto il film, a sottolineare come le aberrazioni del potere e della violenza si coniughino quasi sempre con pregiudizi razziali e sessuali. E il viso dolce e dolente di Doona Bae, eroina suo malgrado, sembra uscire dalle pagine di 1984 di Orwell, per ricordarci che la bellezza è verità e la verità è bellezza.

Cloud Atlas è un film forse imperfetto, probabilmente troppo ambizioso, ma sicuramente anche una sfida che andava affrontata: se molti film recenti hanno metabolizzato la globalizzazione mettendo in scena racconti frammentati che si muovono attraverso i continenti (Babel fra tutti), forse è giunto il momento di scardinare anche il concetto di tempo, per rintracciare i germi dell’imperialismo (politico, culturale, razziale, sessuale, economico) inscritti nel dna del genere umano.
Se riusciremo ad averne memoria e consapevolezza, forse riusciremo anche a cambiare in meglio: “Dal grembo alla tomba, siamo legati agli altri. Passati e presenti. E da ogni crimine, e da ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro.”

Maria Coletti

Cast & CreditsCloud Atlas
Regia: Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski; sceneggiatura: Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski, dall’omonimo romanzo di David Mitchell (Cloud Atlas. L’atlante delle nuvole, Frassinelli, 2012); fotografia: Frank Griebe, John Toll; montaggio: Alexander Berner; scenografia: Hugh Bateup, Uli Hanisch; costumi: Kym Barrett, Pierre-Yves Gayraud; colonna sonora: Tom Tykwer, Johnny Klimek, Reinhold Heil; interpreti: Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, Doona Bae, Ben Whishaw, James D’Arcy, Zhou Xun, Susan Sarandon, Hugh Grant, Keith David, David Gyasi; origine: USA, Germania, Hong Kong, Singapore, 2012; produzione: Cloud Atlas Production/X-Filme Creative Pool, Anarchos Production, A Company, ARD Degeto; distribuzione: Eagle Pictures; durata: 172’; sito ufficiale: http://cloudatlas.warnerbros.com/

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