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Fespaco 2013, e dopo?

di Maria Coletti

Le novità di un cinema sempre "giovane"

E’ un Alain Gomis “commosso” e "fiero" a ricevere l’Etalon d’Or per il suo film Tey (Aujourd’hui) alla cerimonia di chiusura della 23. edizione del Fespaco. Se il film è stato premiato per la sua "grazia cinematografica", con cui riesce ad imbastire in maniera filosofica e insieme leggera una partitura per immagini e suoni sul legame tra la vita e la morte, Gomis tiene a rivendicare la sua identità mista: “Sono fatto di tanti pezzi: la Guinea Bissau, la Francia, il Senegal, la ricchezza del cinema africano di oggi è la sua diversità”.

L’Etalon d’argent è stato attribuito al film Yema della regista algerina Djamilia Sahraoui: un film che mostra la lotta di una madre attraverso la storia dolorosa della sua famiglia che è un po’ quella di tutta l’Algeria, alle prese con l’islamismo.

Il senegalese Moussa Touré ha ricevuto l’Etalon de bronze per La Pirogue, la sua brillante epopea sull’emigrazione.

Il premio per la migliore attrice è stato attribuito alla burkinabè Mariam Ouédraogo, eroina del film Moi Zaphira, un’altra storia di resistenza femminile, raccontata dalla talentuosa regista Apolline Traoré, l’unica in lizza nella competizione ufficiale per il Burkina Faso.

Un altro meritato premio a Tey di Alain Gomis sul fronte dell’interpretazione: il Premio al miglior interprete maschile è infatti andato all’afroamericano Saul Williams, che ha reso con densità e sensibilità il personaggio e lo spirito del film di Gomis.

Tra gli altri premi, anche nuove scoperte.

Come Por aqui tudo bem dell’angolana Pocas Pascoal, che ha ricevuto il Premio dell’Unione Europea e che che fa vivere sul grande schermo l’epopea di due giovani sorelle angolane che fuggendo la guerra civile sbarcano a Lisbona nel 1980.

Un’altra interessante scoperta, Les Enfants de Troumaron dei registi delle isole Mauritius Harrikrisna e Sharvan Anenden, che hanno ottenuto il Premio per la migliore opera prima.

Infine, il Premio della Critica africana, patrocinato da RFI, è stato attribuito a One Man’s Show del nigeriano Newton Ifeanyi Aduaka (che aveva vinto l’Etalon d’Or al Fespaco del 2007 con Ezra), tornato al cinema con un racconto sperimentale sulla crisi di un artista in un mondo sempre più virtuale.

Tirando le somme, questa edizione del Fespaco - oltre che per le giurie tutte dirette da presidenti donne - sarà ricordata anche per un dibattito sulla tecnologia del cinema che influenza sempre più i formati e che non trova spazio nel regolamento del festival: pare infatti che finora possano vincere l’Etalon d’Or solo opere in 35 mm, e per questo motivo quattro dei venti film del concorso ufficiale sono stati di fatto esclusi dal palmarès .

Inoltre, nell’ambito dei colloqui sul cinema e le politiche statali, i ministri di sei paesi africani (Burkina Faso, Marocco, Mali, Senegal, Tunisia, Nigeria) hanno proclamato la Déclaration solennelle de Ouagadougou (Dichiarazione solenne di Ouagadougou) per far nascere una forza panafricana di sostegno al cinema.
Come scrive RFI nel suo dossier sul Fespaco 2013, ci sono molte domande a cui rispondere.

Quale sarà il nuovo modello utile a far rinascere il cinema nei paesi africani? Il Marocco con il suo potente Centro Nazionale di Cinema che ha fatto moltiplicare le produzioni cinematografiche marocchine? Il Nigeria, secondo paese al mondo quanto a produzione cinematografica, con la sua industria «Nollywood»? Oppure il Ciad, che ha recentemente votato un sistema all’avanguardia per il finanziamento cinematografico? E quale impatto avrà il nuovissimo Fondo Panafricano per il Cinema e l’Audiovisivo (FPCA), nato a Tunisi e ancora privo di fondi?

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