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Aspromonte

di Hedy Krissane

La recensione di Sentieri Selvaggi

La Calabria è stata sempre periferica… Un millenario complesso di inferiorità, una millenaria angoscia pesa nelle anime dei calabresi….
Pier Paolo Pasolini, 1959

Una certa ricorrente costante del cinema che trova le sue ambientazioni in Calabria, costruisce la propria narrazione attorno al tema del legame familiare spezzato, preferibilmente fraterno, e della sua riscoperta quando, accidentalmente (un lutto, solitamente) obbliga il parente lontano, al ritorno nella sua “terra d’origine” per riscoprire: a) le sue bellezze; b) quanto sia bello rinsaldare i legami familiari; c) quanto in termini di sentimenti egli, (solitamente ricco o benestante altrove) si sia perso fino a quel momento. È questo il senso di un film come 18 anni dopo e, in fondo, sotto altre vesti, anche dei vari Benvenuti al sud o al nord. C’è al fondo una pretesa di riscatto, la riaffermazione della verità, dopo secoli di maldicenze, per fare conoscere l’essenza vera del meridione. Solo Rubini con il suo La terra è riuscito a lavorare in questa tradizione, ma invertendone il senso, con una insolita cattiveria.

Il tunisino Hedy Krissane, esordiente nel lungometraggio, invece, non sfugge a questa insidiosa e inevitabile trappola. Non vi è dubbio che in questa insidia sia facile cadere quando la sceneggiatura e il soggetto tendano a trasportare verso quel crinale. La storia di Aspromonte è quella di Torquato Boatti, piccolo imprenditore del nord, che per vendere il proprio mobilificio ha bisogno della firma del fratello Matteo che si trova in Aspromonte con il suo gruppo musicale. La scomparsa di Matteo tra le pendici “malfamata” montagna, consentono a Torquato di riscoprire la sua negata calabresità, le bellezze naturali, le priorità della vita.

All’interno di questo cliché si ha l’impressione che Krissane abbia valorizzato ogni risorsa, il film vive di alcuni momenti di sincero divertimento, con il pregio di battute non “telefonate”, d’altra parte, però non si può negare che tutto l’impianto si regga su una storia tanto esile, quanto sfuggente, con alcuni momenti irrisolti (il trasporto della donna verso Torquato che fa presagire un tradimento, il tradimento della moglie in Brianza). Il tentativo dichiarato è quello di mostrare - troppo - l’Aspromonte, attraverso il pretesto di una storia, con il rischio di confezionare un prodotto ibrido, poco efficace e quindi poco gestibile.

Tonino De Pace | 2 febbraio 2013

Articolo a cura di Sentieri Selvaggi

Cast & CreditsTitolo originale: Aspromonte Regia: Hedy Krissane Interpreti: Franco Neri, Pier Maria Cecchini, Andrea De Rosa, Don Pino Strangio Produzione: Publiglobe s.r.l. Origine: Italia, 2012 Distribuzione: Cineclub Internazionale Distribuzione Durata: 80’

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