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FCAAAL 2013: Coming Forth by Day

di Hala Lotfy

Chiusi i battenti sulla 23a edizione del Festival del Cinema Africano Asia e America Latina, è arrivato il momento di rimettere mano agli appunti e ai frammenti di audiovisione accumulati in questa settimana di immersione nel cinema del sud, con uno sguardo privilegiato alle storie d’Africa e ai film che maggiormente hanno colpito i giurati e il pubblico del festival. Partiamo quindi da Coming Forth by Day (in arabo Al-khoroug lel-nahar), opera prima dell’egiziana Hala Lotfy, che si è aggiudicato il riconoscimento come Miglior film africano.

Soad è una giovane sulla trentina. Vive insieme alla madre infermiera in un modesto appartamento al Cairo. L’attività che tiene più o meno quotidianamente chiuse in casa entrambe è l’assistenza al vecchio padre/marito, immobilizzato da un ictus, costretto sulla sedia a rotelle, dipendente in tutto e per tutto dalla loro vicinanza. Coming Forth by Day racconta un giorno nella vita di queste tre persone, un giorno che segna una svolta tragica.

La mattina scorre noiosa, riempita solo dai piccoli rituali e dalle pietose attenzioni delle due donne, visibilmente esauste dopo mesi di assistenza a un uomo ormai visibilmente sempre più insofferente nei confronti della stessa vita. Una visita da parte di un laconico cugino/nipote, militare di leva, non risolleva le sorti del pranzo. Soad allora decide di uscire, raccomandando alla madre, anche lei anziana, di chiamarla in caso di necessità. Un piccolo gesto di civetteria femminile vorrebbe essere la premessa per far ripartire la sua vita isterilita, o magari più semplicemente la giornata: va dal parrucchiere a farsi stirare i capelli, un bel cespuglio di ricci che scappano da tutte le parti, chissà perché. Ma un fidanzato che non vede da mesi risponde a malapena al cellulare, un tassista sgarbato la scarica in piena notte su una strada di scorrimento e la madre la chiama dicendole che nel frattempo il padre è caduto dal letto e si è aggravato.
La storia si srotola verso un epilogo inesorabile, con le due donne che cercano di raccogliere i pezzi del loro presente e di proiettarsi oltre.

Coming Forth by Day è un film difficile da raccontare, sul piano dell’intreccio. La sua storia è anzitutto quella di un progetto produttivo indipendente, ostinato e coraggioso, che ha visto coinvolti i protagonisti di uno scarno set, composto da cineasti perlopiù all’esordio, fortemente motivati a condurre in porto il film, gettando il cuore oltre ogni ostacolo e perfezionando le proprie competenze tecniche e artistiche in corso d’opera. Apprezzato all’ultima Berlinale, dove il film è stato presentato nella sezione Forum, Coming Forth by Day è stato salutato con riconoscimenti significativi alle Journées Cinématographiques de Carthage (Tanit di Bronzo), all’Abu Dhabi Film Festival (premio al miglior regista e premio FIPRESCI), al festival del cinema arabo di Orano in Algeria e altrove.

Lotfy e i suoi collaboratori hanno concentrato la propria attenzione alla microfenomenologia del quotidiano di questa famiglia devastata da una lungo viaggio verso la morte. La pietas dei loro gesti accurati si riempie di valore a contrasto con un Occidente in cui i malati terminali vengono accompagnati sempre più in un processo ipermedicalizzato, che vuol dire passare per le mani di estranei, spesso in uno spazio altrui, asettico, anonimo. Ma la regista si tiene al di qua da qualsiasi intento didattico o dimostrativo, limitandosi apparentemente a registrare la piccola storia di una giornata esemplare e al contempo fatale, lasciando che gli echi di ciò che accade all’esterno filtrino solo distrattamente, attraverso i notiziari della televisione perennemente accesa.

Colpisce, nell’economia del racconto, l’incontro di Soad con una ragazza velata, più giovane di lei, in un taxi collettivo diretto peraltro nel quartiere di Tahrir Square. La ragazza confessa a Soad di recarsi da un esorcista cristiano, nella convinzione di essere posseduta: la famiglia, facendole pressione perché prendesse marito, ha finito per ottenere che lei sviluppasse questa specie di sindrome da inadeguatezza esistenziale. È anche per riflettere su un incontro come questo che Soad approfitta della solitudine di una notte all’addiaccio, per rimettere insieme le idee, abbandonandosi alla contemplazione del Nilo.

Coming Forth by Day è un apologo di una secchezza bressoniana. Privo di musiche, parco di dialoghi, vibra di una presa diretta integrale che rinvia costantemente il dentro della diegesi a un fuori reale pulsante di vita. Al contempo, questa ricerca quasi ascetica del togliere, benché accompagnata dal dispiegarsi di una serie di stazioni figurativamente alte sul piano compositivo, non sembra strutturata da una drammaturgia incisiva. La curva emozionale del discorso ristagna a lungo, lasciando lo spettatore a vagare nella percezione di un tempo che scorre così da produrre tracce che lo sguardo della cinepresa si limita a descrivere con attenzione, al di qua di una narrazione formalmente compiuta.

Leonardo De Franceschi | 23. Festival del Cinema Africano Asia e America Latina

Cast & CreditsAl-khoroug lel-nahar/Coming Forth by Day
Regia: Hala Lotfy; sceneggiatura: Hala Lotfy; fotografia: Mahmoud Lotfy; montaggio: Heba Othman; suono: Abdul Rahman Mahmoud; scenografia: Chahira Mouchir; costumi: Naira Dahshoury; interpreti: Donia Maher, Salma Al-Najjar, Ahmad Lutfi, Doaa Oreyqat, Ahmad Sharaf, Galal Beheiri, Nadia Al-Gindi; origine: Egitto/Emirati Arabi Uniti, 2012; formato: 35 mm, 1.85, Dolby Srd; durata: 96’; produzione: Hassala Productions, in collaborazione con NY Arab Fund for Arts and Culture AFAC e il sostegno di SANAD (Abu Dhabi Festival – UAE); sito ufficiale: comingforthbyday.wordpress.com

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