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Cannes 66. Zero

di Noureddine Lakhmari

Casablanca vista da un Serpico senza gloria

Lo si ricorda sempre poco ma da anni il Marocco è uno dei pochi Paesi africani a produrre film potenzialmente in grado di attrarre un pubblico internazionale. Che poi dalla potenza si passi all’atto, per dirla aristotelicamente, o meglio che un film anche sulla carta appetibile per il pubblico italiano possa sfondare il muro di gomma dei buyer è tutta un’altra storia, ma Zero, il nuovo noir urbano del regista di Casanegra, Noureddine Lakhmari, passato qui a Cannes nel Marché, troverà comunque un suo pubblico, se è vero che in patria ha già conquistato la giuria del Festival nazionale del film a Tangeri nello scorso febbraio, vincendo il Grand Prix, il premio per il miglior attore maschile e quello per il miglior suono.

In una Casablanca da polar, notturna e spettrale, si agita Amine Bertale, alias Zero (Younes Bouab), un poliziotto di strada che i suoi capi hanno già imparato a conoscere e a isolare dietro una scrivania. Testa calda, alcolista, figlio di un poliziotto senza gloria ma onesto, incattivito da una malattia invalidante e dall’abbandono della moglie (Mohamed Majd), Zero tenta inutilmente di ritagliarsi uno spazio all’interno di un commissariato dominato dalla figura di Marouali, che controlla un ristorante di lusso e tutte le attività illegali della zona, a partire da un bordello a cinque stelle frequentato dalla casta del Paese.

Zero arrotonda ricattando vecchi sorpresi in auto con la prostituta Mimi, facendola passare per minorenne, ma quando il padre ingoia per disperazione la cenere del kif che Zero gli procura, e all’ospedale lo sbirro incrocia la bella dottoressa Kenza (Sonia Chraibi), raffinata e generosa, la sua vita sembra poter uscire dalla solita routine di autodistruzione. Anche perché più o meno in contemporanea, nel suo ufficio si è affacciata una madre di campagna, che cerca la figlia dispersa a Casablanca, l’ennesima di cui si siano perse le tracce di recente.

Ossessionato dall’immagine della ragazza, Zero cerca di alleggerire i giorni che restano da vivere al padre, immobilizzato sulla sedia a rotelle, ma l’uomo vomita risentimento su di lui, trovando sollievo solo nella vicinanza di una prostituta, che il figlio gli porta a casa. Andare fino in fondo al suo desiderio di giustizia lo porterà a mettere a rischio le poche persone che gli sono care, attraversando diversi gironi infernali alla ricerca di questa ragazza sparita nel buio. Unico indizio, una farfalla tatuata sulla schiena, sinistro marchio di fabbrica delle prede finite nel giro di Marouali.

Come il plot lascia intuire, Zero è un thriller nella linea di Casanegra e di altri prodotti negli ultimi anni in Marocco, a partire forse da Mektoub, esordio nel 1997 di Nabil Ayouch. Questo per dire che la materia narrativa su cui lavora non appare particolarmente innovativa. Il film non ha peraltro l’energia survoltata di The End, presentato dall’ACID lo scorso anno, ma poggia in compenso su una messinscena assai controllata e matura.
Muovendosi tra cliché narrativi e visivi del thriller urbano, dominati con una certa economia stilistica, Lakhmari conferma anche la capacità di mettere a frutto le doti degli attori (tutti notevoli, con un dolente, monumentale Mohamed Majd, in una delle ultime prove) e del cast tecnico-artistico. Da segnalare la fotografia espressiva, livida e contrastata al punto giusto, di Luca Coassin, e un uso estremamente efficace della colonna sonora, basata su un mix di cool jazz e musica più tradizionale, che firma l’americano Richard Horowitz.

Leonardo De Franceschi ¦ 66. Festival de Cannes

Cast & CreditsZero
Regia: Noureddine Lakhmari; sceneggiatura: Noureddine Lakhmari, Angelique Jarnes; fotografia: Luca Coassin; musica: Richard Horowitz; interpreti: Younes Bouab, Sonia Chraibi, Mohamed Majd, Sonia Okasha; origine: Marocco, 2012; formato: 35 mm, colore, 2.35 : 1; durata: 120’; produzione: Redouan Bayed.

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