title_magazine

Cannes 66. I giorni dell'amore

di Jacques Baratier

Al primo sguardo

Tra le varie perle che ogni anno la sezione Cannes Classics permette di riscoprire, mercoledì 22 la sala Bunuel è stata teatro di un omaggio sentito a un cineasta un po’ dimenticato nel panorama francese, Jacques Baratier, e soprattutto a quello che fu il suo acclamato film d’esordio, Goha. Presentato proprio a Cannes nel 1958 e insignito di un Prix International, Goha, distribuito in Italia col titolo I giorni dell’amore, ci interessa in quanto, oltre ad essere ispirato alle avventure di una delle figure più emblematiche della letteratura orale mediterreanea - e che la tradizione turca vuole essere ispirata a un filosofo realmente vissuto nel XIII secolo, Nasreddin Khoja - è stato il primo film girato e prodotto nella Tunisia indipendente.

Ambientato in una medina senza tempo, I giorni dell’amore segue le vicende di un giovane dall’animo candido e ingenuo, Goha appunto (Omar Sharif), che vive in simbiosi con un asino, confidandogli segreti e impressioni, tra lo sconcerto della gente e soprattutto del severo padre, Sayed Khamis (Gabriel Jabbour), che lo vorrebbe più concreto e soprattutto sistemato, dovendo pensare peraltro a sei sorelle più giovani. L’asino di Goha poi ne combina una dietro l’altra: un giorno, dopo aver ingoiato l’orologio di Sayed Khamis, stupisce tutti, seguendo gli allievi del saggio Taj El Ouloum (Lauro Gazzolo) fino nel cortile dell’università.

La sorte di Goha cambia radicalmente quando si trova a passare sotto alla finestra della bella Fulla (Zina Bouzaiane), una giovane sposata di recente dal vecchio Taj El Ouloum e in cerca di compagnia. Con l’aiuto di una serva, Fulla attira Goha nel giardino della villa e lo seduce. Il padre non tarda ad accorgersi dello strano comportamento di Goha, e per impedirgli di uscire la sera, arriva a stendersi a dormire davanti alla porta d’uscita, lui e tutte le sei figlie, ma Goha con agilità scavalca tutti e sfila dal baffo del padre la chiave, svicolando via. Arriva il giorno però che il saggio Taj El Ouloum mangia la foglia, trovando uno zoccolo dell’asino nel giardino della villa. Arriva allora la sua vendetta, terribile e definitiva, contro Fulla. Goha non regge al dolore e con l’aiuto dell’amico cieco Ibrahim (Daniel Emilfore) si abbandona alle acque del fiume.

Sceneggiato dal poeta libanese Georges Schéhadé sulla base del testo Le Livre de Goha le simple di Albert Adès e Albert Josipovici (1910), tradotto e pubblicato peraltro anche in italiano nel 1922, Goha è stato restaurato dal CNC francese, in collaborazione col suo omologo tunisino, grazie soprattutto alla determinazione della figlia di Baratier, Diane, direttrice della fotografia di molti film di Eric Rohmer, presente alla proiezione di mercoledì, insieme a Thierry Frémaux, al critico e regista tunisino Férid Boughedir e a un’emozionata Claudia Cardinale, qui al suo primo ruolo in assoluto, nella parte della serva Amina. Cardinale ha peraltro ricordato le circostanze curiose dell’incontro con Baratier: accostata dal regista all’uscita del liceo di Tunisi che allora frequentava, l’attrice ricorda di essere fuggita e aver accettato solo dopo molta insistenza, e dietro l’intercessione del direttore del liceo e del padre, a recitare per la prima volta su un set. Peraltro, Baratier avrebbe voluto fosse lei a interpretare la protagonista Fulla, ripiegando su una ballerina tunisina di danza orientale solo perché il coproduttore locale impose che il primo film nazionale avesse almeno la protagonista femminile tunisina, dal momento che quello maschile era un giovanissimo Omar Sharif, allora reduce da alcune prove teatrali e dalle prime collaborazioni con Youssef Chahine.

Da parte sua, Boughedir ha ricordato come una rivelazione assoluta il film di Baratier: I giorni dell’amore sorprese un’intera generazione di giovani critici e cineasti come lui che immaginava un cinema tunisino modernista e lontano dalla tradizione. Vale la pena ricordare infatti che Goha, con la sua storia di un giovane dallo sguardo leggero che grazie alla sua ingenuità riesce a conquistare le donne, ha aperto una via alla commedia popolare nel cinema tunisino, nella quale si sarebbero inseriti Hamouda Ben Halima con Khlifa le teigneux nel 1969 e lo stesso Boughedir con Halfaouine - L’Enfant des terrasses nel 1990. Il tutto, grazie a un’economia narrativa e stilistica davvero magica: girato in francese e in arabo da un cast eterogeneo ma diretto sul filo di un’ironia lieve e antinaturalistica, sorretto da una retorica della cinepresa essenziale, basata sul piano fisso e sul montaggio interno, e da una fotografia dai toni luminosi e delicati, I giorni dell’amore può essere letto del resto anche come un lontano antesignano dei film ispirati, su un piano popolare e antioleografico, al patrimonio delle Mille e una notte, a partire dal Fiore pasoliniano.

Leonardo De Franceschi | 66. Festival di Cannes

Cast & CreditsGoha (I giorni dell’amore)
Regia: Jacques Baratier; sceneggiatura: Georges Schéhadé, dal romanzo Le Livre de Goha le Simple di A. Adès e A. Josipovici; fotografia: Jean Bourgoin; montaggio: Léonide Azar; scenografia: Georges Koskas; suono: Ahmed Radjeb; musiche: Maurice Ohana; interpreti: Omar Sharif, Zohra Faiza, Lauro Gazzolo, Gabriel Jabbour, Daniel Emilfork, Zina Bouzaiade, Claudia Cardinale; origine: Francia/Tunisia, 1958; produzione: Films Franco-Africains, Union Générale Cinématographique (UGC); distribuzione: U.G.C. Worldwide Distribution; durata: 83’.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
mercoledì 18 aprile 2018

Cannes 71: DuVernay e Nin in giuria

Annunciata anche la Giuria ufficiale del prossimo Festival di Cannes (8-19 maggio), presieduta (...)

martedì 17 aprile 2018

Cannes 71: Mohamed Ben Attia alla Quinzaine

Il film tunisino Weldi (Mon cher enfant) di Mohamed Ben Attia sarà presentato in prima mondiale (...)

venerdì 13 aprile 2018

Cannes 71: per i 100 anni di Nelson Mandela

Nelson Mandela avrebbe compiuto 100 anni nel 2018. Tra le anticipazioni del programma del (...)

venerdì 13 aprile 2018

Cannes 71: Meryem Benm’Barek al Certain (...)

Un’altra giovane regista africana selezionata al Festival di Cannes nella sezione Un Certain (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha