title_magazine

MedFilm Festival 19. Yema

di Djamila Sahraoui

Il perdono

La regista e attrice algerina Djamila Sahraoui nel suo ultimo film Yema (Madre) affronta l’amore, l’invidia, la rabbia, la vendetta e il perdono come nella più classica delle tragedie greche. Sahraoui ha esordito alla regia con Barakat! (2006), storia di Amel, una donna che un giorno, tornata dal lavoro, scopre che il marito giornalista è scomparso. Amel non riceve aiuto dalle autorità competenti e decide di andare a cercarlo da sola, con l’aiuto di un’altra donna. La regista continua il suo percorso nel quale mette al centro le figure femminili che si scontrano con la violenza della guerra. Yema, presentato lo scorso anno all’interno della sezione Orizzonti in occasione della 69. Mostra di Venezia, è stato recentemente selezionato per il concorso dell’ultima edizione del MedFilm Festival di Roma.

In una zona interna dell’Algeria, in una casa isolata tra le montagne esposte al forte vento una donna, Ouardia, seppellisce il suo primogenito Tarik, un soldato dell’esercito rimasto ucciso in un agguato dietro il quale forse c’è il fratello Ali, membro di un gruppo ribelle islamista. Nella stalla insieme alle capre dorme un ragazzo senza un braccio che Ali ha mandato per sorvegliare la madre. I rapporti tra Ouardia e il suo guardiano sono tesi, ancora più complessa e dolorosa è la situazione tra Ali e la madre che lo ritiene responsabile della morte di Tarik e non riesce a perdonarlo. Il tempo passa lentamente così le stagioni e tutto evolve insieme ai cambiamenti della natura, Ouarda riesce ad arare e coltivare la terra brulla che circonda la sua casa con l’aiuto del suo guardiano e Ali le porta un bambino, il figlio avuto con Malia, una donna amata dai due fratelli che ha deciso di scappare con Ali. Ouardia intravede una speranza per il futuro ma Ali torna con una ferita alla gamba e l’incubo sembra ricominciare.

La tragedia di Yema ha inizia con una donna, Malia, contesa da due uomini e continua con una madre che lotta tra il sentimento che non le permette di perdonare il figlio fratricida e l’istinto materno che vorrebbe amarlo e accettarlo. Più che dai pochissimi dialoghi, crudi e feroci, nella maggior parte dei casi il film è sostenuto dal volto di Ouarda, sofferente, forte, dolce e crudele, e dai suoi sguardi disperati portati all’estremo dell’interpretazione intensa di Djamila Sahraoui. Lo schema di Yema è chiaro e lineare, il film non punta alla complessità dei sentimenti ma vuole sottolineare il dramma dell’Algeria attraverso il racconto semplice ed emblematico di una tragedia familiare che simboleggia le ferite interne del paese.

Yema inizia con Ouarda che disperata ma fiera e composta lava il copro del figlio morto e lo seppellisce andando contro la regola musulmana che non permette alle donne di seppellire corpi. Dalla prima scena si comprende lo stile secco, tagliente e spiazzante del film che mette al centro di tutto la figura della madre e con lei anche quella della natura, altra vera protagonista del film: la terra brulla e il vento sempre presente che non dà tregua sono lo specchio dell’anima di Ouarda. Non a caso, quando la donna decide di reagire, anche la terra inizia a dare i suoi frutti. La tragedia che ha avuto inizio con la contesa di Malia è destinata a trovare il suo classico epilogo drammatico e il destino di Ouarda e del suo piccolo nipote rimangono legati alla terra aspra e brulla e alla potenza del vento che li accompagnerà.

Yema è un film intenso, discreto e feroce. Lo stile asciutto e diretto scelto dalla Sahraoui coinvolge e permette di penetrare completamente nel mondo di Ouarda, un luogo isolato, dominato da una natura selvaggia e aspra che da un lato può spaventare ma dall’altro sembra in grado di dare protezione. Ciò che sicuramente non si dimentica facilmente è il volto segnato dal dolore ma fiero e forte di Ouarda/Sahraoui sul quale, non a caso, la regista si sofferma con lunghi primi piani.

Alice Casalini | 19. MedFilm Festival

Cast & CreditsYema
Regia: Djamila Sahraoui; sceneggiatura: Djamila Sahraoui; fotografia: Raphaël O’Byrne; musiche: Houria Aichi; montaggio: Catherine Gouze; suono: Sebastien de Monchy; scenografia: Mourad Zidi; interpreti: Djamila Sahraoui, Ali Zaref, Samir Yahia; origine: Algeria/Francia, 2012; formato: DCP, colore; durata: 90’; produzione: Neon Productions, Les Films de l’Olivier; distribuzione: Aramis Film; sito ufficiale: neon.fr/production-film/yema/en

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
mercoledì 19 settembre 2018

On line il sito Missing at the Borders

E’ on line il sito https://missingattheborders.org/ che intende dare voce e dignità alla famiglie (...)

mercoledì 19 settembre 2018

In sala La libertà non deve morire in mare

Esce nelle sale giovedì 27 settembre con Distribuzione Indipendente il documentario La libertà (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: alle GdA due premi per Joy

Alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia ben due premi sono andati a Joy della (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: premiato 1938 Diversi

Presentato fuori concorso a Venezia 75 - in sala dall’11 ottobre e il 23 ottobre su Sky Arte - (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha