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Venezia 70. L'Armée du salut

di Abdellah Taïa

Ritratto di un artista da giovane

Nell’ambito della 70 edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la Settimana Internazionale della Critica presenta L’Armée du salut, debutto alla regia per lo scrittore marocchino Abdellah Taïa. Il film, tratto dal suo primo, omonimo romanzo, gli è stato commissionato dal produttore Claude Kunetz, che ha affidato a Taïa anche la regia. La prima scelta dello scrittore marocchino è stata, come spesso accade, di dimenticare quanto aveva scritto nel romanzo, senza tornare sulle sue tracce, e affrontare una sofferta operazione di sceneggiatura che gli ha portato via all’incirca due anni. Il secondo passo è stato affidarsi a Agnès Godard per la fotografia (Taïa, appassionatissimo di cinema fin dalla sua adolescenza a Casablanca, si era innamorato del suo lavoro grazie ai film di Claire Denis).

L’Armée du salut racconta la vicenda autobiografica dell’autore: nell’arco di circa dieci anni, assistiamo dapprima all’adolescenza di Taïa, veniamo a conoscenza della sua numerosa famiglia, del suo rapporto con i suoi fratelli e in particolare con Slimane, suo fratello maggiore. Il film, fin dall’inizio, dà mostra di una notevole coerenza stilistica, il linguaggio è semplice e il film riesce subito ad acquisire un ritmo lento e costante che lo rende estremamente godibile. La fotografia di Agnès Godard si fa sentire nell’accuratezza delle inquadrature, mai manieristicamente virtuosistiche e sempre onestamente e rigorosamente al servizio della storia narrata. In questa prima, lunga parte del film, veniamo a conoscenza dell’omosessualità dell’autore, di cui era già consapevole fin da così giovane: nell’adempiere alle sue commissioni per sua madre, il giovane Abdellah incontra degli uomini, tutti più grandi di lui, con i quali si ritrova spesso in intimità improvvisate e rubate allo sguardo dei passanti, nei cortili deserti delle case, a consumare furtivi atti sessuali.

La lunga scena del viaggio di Abdellah con i suoi due fratelli si chiude con il giovane che abbandona i suoi due fratelli minori a sé stessi per fuggire, sembrerebbe, con una donna. La seconda parte sancisce un lieve cambio di ritmo che compromette in parte l’organicità cadenzata di cui si era goduto nella prima parte. Qui vediamo Abdellah dieci anni dopo, diventato un bellissimo giovane. La macchina di Taïa immortala il giovane, interpretato da Karim Ait M fhand, esaltandone i tratti duri e decisi e, allo stesso tempo, la dolcezza e l’intensità dell’espressione. Alla fine del film, nelle sue peripezie, Abdellah finisce in Svizzera. Non sapendo dove andare a dormire, si ritrova in un ostello dell’Esercito della Salvezza (come tantissimi ce ne sono in Europa) dove conosce un suo compatriota, con il quale condivide l’ultima scena del film. Forse, in questa seconda parte il film soffre di una pecca di disorganicità: a fronte di una prima parte molto accurata e dettagliata, la seconda parte di Abdellah adulto sembra trattata un po’ frettolosamente e tirata via in modo troppo sintetico.

Pur nel suo ritmo così cadenzato e nella sobrietà di queste immagini, la forza ideologica del film arriva in tutta la sua intensità. Inutile dire che Abdellah Taïa, per via della sua omosessualità, è uno scrittore molto discusso nel panorama culturale marocchino. Talora le presentazioni dei suoi libri, le conferenze sulla sua produzione letteraria sono state boicottate da gruppi di integralisti che lo avversano per via della sua omosessualità. E allora, la schiettezza senza orpelli con la quale L’Armée du salut (in selezione anche a Toronto) ci mostra in che modo, a Casablanca, sotto gli occhi di tutti, si consumava l’omosessualità del giovane Taïa, ne restituisce tutta la sua caratura politica e il suo coraggio.

Simone Moraldi | 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Cast & Credits L’Armée du salut
Regia: Abdellah Taïa; sceneggiatura: Abdellah Taïa, dal suo romanzo omonimo; fotografia: Agnès Godard; suono: Henri Maïkoff, Fanny Martin, Christophe Vingtrinier; montaggio: Françoise Tourmen; aiuto regia: Guillaume Bonnier; interpreti: Said Mrini, Karim Ait M’hand, Amine Ennaji; origine: Francia/Marocco, 2013; formato: HD, colore, 1:1.85, Dolby 5.1; durata: 84’; produzione: Les Films de pierre, Les Films Pelléas, Rita Production, Ali N’Films.

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