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Mood Indigo. La schiuma dei giorni

di Michel Gondry

Un tandem tra due visionari

Con Mood Indigo. La schiuma dei giorni Michel Gondry porta sullo schermo una delle opere letterarie meno convenzionali e più amate della letteratura francese. Un romanzo, quello di Boris Vian, considerato al limite dell’adattabile per la sfrenatezza con cui l’autore smantella i canoni letterari, inventa neologismi, deforma espressioni d’uso comune, semina registri ora comici ora drammatici in un mondo onirico e sistematicamente delirante. Si tratta pertanto del film francese più atteso della stagione perché segna il ritorno di Gondry ad un immaginario surreale, a una regia cesellata di virtuosismi tecnici ed effetti speciali artigianali.

La fantasmagoria visiva del film cresce su un impianto narrativo semplice. Colin (Romain Duris) giovane e benestante, vive in un grande appartamento di Parigi e adora la buona cucina del suo cuoco-guru Nicolas (Omar Sy). Il suo migliore amico Chick (Gad Elmaleh) è un ingegnere squattrinato che compra compulsivamente tutti i libri del suo filosofo preferito Jean-Sol Partre, anagramma della pop star del surrealismo. Durante una festa Chick s’invaghisce di Alise (Aïssa Maïga), anche lei lettrice di Partre e nipote di Nicolas, mentre Colin incontra Chloé (Audrey Tautou), personificazione di un disco cult di Duke Ellington. È subito colpo di fulmine. Arrivano le nozze ma dopo un primo periodo d’idillio amoroso s’insinua tra loro un’angoscia mortifera: nel polmone della povera Chloé sta crescendo una ninfea.

Il casting riserva la piacevole sorpresa di aver destinato alcuni ruoli principali ad attori di origine africana, entrambi volti noti della scena mediatica d’oltralpe. Si tratta di Sy, conosciuto in Italia grazie al successo del film Quasi amici, e la splendida Maïga, apparsa recentemente in Aujourd’hui di Alais Gomis. Meno felice la scelta di due star mature come Duris e Tautou per ruoli che avrebbero certamente giovato ad attori più giovani e meno egemoni nel panorama cinematografico francese. Una decisione certamente dettata da dinamiche promozionali e che depotenzia la vitalità irriverente dei personaggi, immaginati da Vian appena ventiduenni.

È opinione condivisa da molta critica francese che il film pone la performance attoriale su un piano paritario rispetto al lavoro maniacale di design operato da Gondry e dal suo fedele scenografo Stéphane Rosenbaum. Insieme costruiscono una Parigi retró-futuribile in cui oggetti vintage, estrapolati dagli anni Quaranta e Settanta, sono reinventati in chiave contemporanea per produrre accessori di dubbia efficacia che trascendono le già fantasiose invenzioni di Vian. La fattura palesemente grottesca, poco ergonomica e quasi organica degli ambienti e del mobilio –animati con la tecnica dello stop-motion e ricchi di giochi ottici – contribuisce in modo decisivo all’ambigua oscillazione delle vicende tra commedia e tragedia. Anche il colore si accorda organicamente con il dolore dei personaggi: degrada da frizzanti saturazioni fino ad un austero bianco e nero mano a mano che le cose si mettono male.

Il montaggio non lascia respiro allo spettatore e scorre a ritmo di jazz tra situazioni sovraccariche d’idee grafiche e drammaturgiche, tanto che dopo la prima ora lo spettatore smaliziato rischia la noia per overdose di novità. Questa esagerazione rappresenta insieme la forza e la debolezza del film e lascia alle immagini, ben più che ai dialoghi, l’ultima parola. La sensazione dominante per lo spettatore resta quella di un soffocamento dolce e semicosciente, in un mondo troppo complesso per essere afferrato in tutte le sue logiche, sempre meno rassicurante mano a mano che i soldi diminuiscono, sempre meno divertente quando bisogna lavorare per vivere, sempre più cupo quando l’amore e il jazz vengono meno. Sono temi che rendono giustizia al testo originale ed equilibrano il debito dell’officina dei sogni di Gondry verso il genio visionario e anticonformista di Boris Vian.

Riccardo Centola

Cast & Credits Mood Indigo. La schiuma dei giorni (L’Écume des jours
Regia: Michel Gondry; sceneggiatura: Michel Gondry e Luc Bossi, dal romanzo omonimo di Boris Vian; fotografia: Christophe Beaucarne; suono: Guillaume Le Bras; montaggio: Marie-Charlotte Moreau; scenografia: Stéphane Rosenbaum; art director: Pierre Renson; costumi: Florence Fontaine; interpreti: Romain Duris, Audrey Tautou, Gad Elmaleh, Omar Sy, Aïssa Maïga, Charlotte Lebon, Sacha Bourdo, Philippe Torreton, Vincent Rottiers, Laurent Lafitte, Natacha Régnier, Zinedine Soualem, Alain Chabat; origine: Francia/Belgio, 2013; formato: 35 mm, bianco e nero/colore, 1:1.85; durata: 125’; produzione: Gilles Castera per Brio Film, Studio Canal, France 2 Cinéma, Herodiade, Scope, con la partecipazione di Canal +, Ciné+; distribuzione: Koch Media; sito ufficiale: lecumedesjours-lefilm.com

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