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Venezia 70. Gerontophilia

di Bruce LaBruce

Io, l'altro: ulteriori declinazioni

Bruce LaBruce è un personaggio interessante e discusso del panorama cinematografico nordamericano. Cinquantenne, inglese di nascita, molto attivo in Canada dove ha avuto luogo parte della sua attività di regista, fotografo e scrittore. Nel mondo della produzione audiovisiva opera ormai da circa vent’anni e ha all’attivo già una decina di film, tutti perlopiù indipendenti, attraverso i quali ha esplorato, sperimentando vari linguaggi, dai più ai meno narrativi, il suo interesse per l’universo delle diversità sessuali, talora spingendosi a un uso estremo del corpo e delle pratiche sessuali fino alla pornografia. Negli anni, LaBruce ha fatto il suo cinema tra grandi apprezzamenti (come quelli della rivista Queercore nei primi anni Novanta) e critiche feroci, come quella che Variety ha riservato a Gerontophilia, il suo ultimo film, presentato nell’ambito delle Giornate degli Autori alla 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Con Gerontophilia, LaBruce devia decisamente dai canoni linguistici e dagli immaginari a cui il suo pubblico si era abituato con il suo cinema e opta per una forma narrativa “tradizionale”. Tradizionale si fa per dire, perché in realtà lo scopo di LaBruce era lanciare una provocazione pubblica su un tema che, a tratti, si ritrova anche nel suo immaginario estetico, quello dell’amore omosessuale tra uomini di età diverse, l’uno dei quali è di molto più grande dell’altro (tema che non corrisponde con la gerontofilia, termine con il quale si intende, in generale, l’amore nei confronti di un uomo o una donna che attraversano la terza età).

Il film racconta l’arrivo del giovane e bellissimo Lake, interpretato da Pier-Gabriel Lajoie, in una casa di riposo per anziani dove lavora come inserviente. Dopo pochi giorni, Lake si rende conto di sentirsi attratto dalle persone anziane che vi sono ricoverate. Tra queste, vi è un ex-attore nero, Mr. Peabody, interpretato da Walter Borden, attore canadese con alle spalle una carriera fatta soprattutto di teatro, ma anche di cinema e televisione, anche se in misura minore. Il personaggio di Mr. Peabody è il classico uomo avanti con gli anni che, a discapito della situazione in cui si ritrova relegato, mostra ancora rispetto e cura verso il proprio corpo e la propria persona e mostra un’intelligenza e una lucidità prontissime. Fin dalla prima chiacchierata tra Lake e Peabody, il giovane rimane sedotto dalla disinvoltura e dal carisma, oltre che dalla bellezza, che l’uomo ha ai suoi occhi.

Il loro primo incontro, un massaggio che il giovane pratica all’anziano, LaBruce utilizza tutti gli strumenti di regia e di post-produzione disponibili per rendere la sensazione del desiderio da parte di Lake verso Mr. Peabody, che dapprima è, ovviamente, diffidente verso il ragazzo. Nel resto del film, i loro incontri si fanno frequenti, sempre dietro la porta chiusa della stanza di Peabody a pochi metri dal corridoio in cui passano gli altri inservienti e le infermiere. A un certo punto, la storia si fa seria, Lake lascia la sua fidanzatina e con il suo aiuto (gli vuole ancora bene, dopotutto) fa scappare Mr. Peabody dalla clinica e i due partono per una fuga d’amore tra le nevi canadesi. Il film ha poi un epilogo che non sveleremo per non rovinare il film a chi non lo ha ancora visto.

Come a volte capita di fronte a film che partono dal presupposto di voler dire qualcosa di necessariamente scomodo o rivoluzionario, si rimane spesso abbastanza neutrali. Siamo d’accordo che viviamo in un mondo in cui ancora si tende, in certe società, ad avere una concezione tradizionalista e conservatrice del rapporto di coppia, ma ci sono invece molte persone che reputano queste storie normali e che dargli tutta questa importanza consacrando loro addirittura un film sembra quasi una forma di esorcismo di un problema culturale che potrebbe essere il regista stesso a sentire come tale. Non è certamente il caso di LaBruce, che con la sua lunga carriera ha dimostrato di dare grande confidenza al tema della sessualità e, anzi, dal suo punto di vista questo film è un’uscita dai canoni dell’esibizione, dell’eccesso, che hanno caratterizzato il suo cinema. Ma il film a volte indossa dei toni troppo epici (sia nella sua natura formale, sia nelle scelte narrative, talora davvero “telefonate”, anche se nuovamente non entriamo nel dettaglio e invitiamo il pubblico a farsene un’idea in totale autonomia) per il racconto di una vicenda che, per quanto atipica, non è ovvio che debba necessariamente creare scandalo, meraviglia o addirittura imbarazzo e quindi spesso i modi in cui la vicenda è raccontata rendono il film stonato.

Inoltre, i temi dell’omosessualità e della gerontofilia, che in questo film vengono mescolati, sono due temi completamente diversi e il film di LaBruce sembra mantenersi a un livello di esplorazione esclusivamente sensoriale, attraverso un uso sperimentale e virtuoso del linguaggio. Sarebbe stato interessante proporre una riflessione più profonda sui temi sollevati dal film, confinati in un estetismo formale non in grado di restituire l’universo sensibile ed emotivo che ruota intorno a questo tema. Ne risulta un’esplorazione quanto meno parziale dell’universo che ruota intorno a questi temi.

Simone Moraldi | 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Cast & CreditsGerontophilia
Regia: Bruce LaBruce; sceneggiatura: Bruce LaBruce, Daniel Allen Cox; fotografia: Nicolas Canniccioni; montaggio: Glenn Berman; suono: Tod Van Dyk, Bruno Pucella, Isabelle Lussier; musiche: Ramachandra Borcar; scenografia: Olivier Laberge; interpreti: Pier-Gabriel Lajoie, Walter Borden, Katie Boland, Marie-Hélène Thibault; origine: Canada, 2013; formato: 35 mm, colore; durata: 90’; produzione: Nicolas Comeau, Leonard Farlinger, Jennifer Jonas, per 1976 Productions, New Real Films; distribuzione internazionale: MK2; sito ufficiale: gerontophilia-themovie.com; Facebook: facebook.com/Gerontophilia

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