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Festival del Cinema Africano di Verona

di Maria Coletti

Kaleidoscope, 33ma edizione, Verona, 15-23 novembre 2013

“Il caleidoscopio, per definizione, è uno strumento ottico che, grazie ad un gioco di riflessioni multiple, è in grado di produrre svariatissime forme geometriche, simmetriche, colorate … in movimento. Si tratta quindi di immagini, di movimento, di punti di vista in continuo cambiamento per generare evoluzioni e prospettive diversificate, immagini riflesse di narrazioni allo specchio. Guardare l’Africa attraverso il caleidoscopio del suo cinema diventa un nuovo approccio per conoscere meglio questo continente, immagini e immaginari che rimandano ad uno sguardo nuovo sul mondo e sull’umanità. KaleidoScope: riflessi d’Africa è, pertanto, un invito ad incontrare l’Africa attraverso l’arte, il suo cinema, attraverso la creatività dei suoi artisti, sempre più cittadini di un mondo che trova nel cambiamento uno stile fluido, libero, creativo per essere interpreti della propria storia, nel bene e nel male. E così, il caleidoscopio diventa la metafora della vita, dove ogni traiettoria viene reinventata secondo prospettive, spesso, asimmetriche rispetto a visioni che riflettono immagini deformate della realtà, del linguaggio, delle culture e, non da ultimo, della dignità.”

Questo lo spirito che anima la trentatreesima edizione del Festival di Cinema Africano di Verona, che si svolge quest’anno dal 15 al 24 novembre 2013, nelle parole della nuova direttrice artistica Vanessa Lanari.

Sarà Restless City, poetico primo lungometraggio del nigeriano Andrew Dosunmu, ad aprire Fuori Concorso il Festival, proponendo da subito al pubblico una prospettiva diversa con cui guardare al cinema africano. Dosunmu sceglie di ambientare infatti la sua storia a New York, città nella quale vive e lavora da anni come artista e fotografo, mettendo in scena il personaggio di Djibril, un dj e aspirante musicista senegalese, che si trova alla deriva ed è costretto a vivere l’isolamento destinato a tutti i “nuovi arrivati”. Il film riconfigura il racconto classico sull’immigrazione sperimentando trame visive e sonore inusuali e infondendo una nuova energia alla produzione della diaspora africana negli Stati Uniti.

Nella sezione lungometraggi segnaliamo il ritorno di un grande regista, riconosciuto ormai a livello internazionale, il camerunense Jean Pierre Bekolo che con Le Président ha già suscitato aspre polemiche nel suo paese e in Europa, ipotizzando nell’opera la scomparsa del presidente del governo, dopo più di 30 anni di potere. Bekolo pone interrogativi molto critici sulle modalità della politica al comando, da troppi anni in alcune dittature africane, scegliendo di calare gli eventi della fiction, in un racconto di tipo documentaristico e di finta inchiesta giornalistica, confermando così anche la sua grande capacità di essere uno sperimentatore del linguaggio cinematografico.

Nella stessa sezione competitiva, anche Zero di Nour Eddine Lakhmari che offre il ritratto di una Casablanca corrotta e violenta e analizza la società marocchina attraverso la lente del genere noir. A pochi passi di distanza, il maestro del cinema tunisino Nouri Bouzid presenta l’ultima produzione Millefeuille, dove le varie contraddizioni della nuova società tunisina, tra modernità e tradizione, sono mostrate attraverso le due protagoniste, amiche d’infanzia e giovani donne, che oltre a seguire la corrente della rivoluzione tunisina, iniziano il loro percorso di rivoluzione, interiore ed esteriore.

Torna a Verona anche il vincitore dell’edizione 2010 del Festival, il ciadiano Mahamat Saleh-Haroun con Grigris, presentato in competizione ufficiale all’ultimo Festival di Cannes nel 2013, mentre per la prima volta Harrikrisna Anenden presenta Les Enfants de Troumaron, delle isole Mauritius, e Judy Kibinge il suo primo lungometraggio Something necessary, del Kenya.

Un grande autore del cinema algerino e italiano, Rachid Benhadji, non solo sarà presente in competizione con il lungometraggio Parfums d’Alger, ma sarà ospite del festival, per presentare una retrospettiva cinematografica a lui dedicata, oltre ad inaugurare, sempre alla fondazione San Zeno, la sua mostra pittorica “Sinfonia d’autunno”.

Rachid Benhadji, insieme al più giovane Dagmawi Yimer, saranno inoltre i registi ospiti d’onore della presentazione del libro L’Africa in Italia. Per una controstoria postcoloniale del cinema italiano (Aracne, 2013), una preziosa raccolta di saggi e interviste con i protagonisti dell’Africa presenti nel cinema italiano, a cura del nostro Leonardo De Franceschi, docente di Storia del Cinema e Teorie e Pratiche Postcoloniali del Cinema e dei Media all’Università Roma Tre.
L’incontro con l’autore e i due registi, previsto per domenica 17 novembre alle ore 11.30 alla Feltrinelli di Via Quattro Spade, sarà moderato da Mario Guidorizzi, docente di Storia del Cinema dell’Università di Verona.

Un occhio particolare verrà dato quest’anno alla produzione italiana e al bacino mediterraneo, grazie a un importante partenariato con LampedusaIn Festival, ospitando una selezione di opere presentate durante l’ultimo festival di Lampedusa, nella sezione competitiva veronese Viaggiatori&Migranti.
Il gemellaggio con il festival non è l’unica novità di quest’edizione, che propone inoltre una collaborazione con il regista Dagmawi Yimer e la neonata associazione Filamu - nata nel 2013 per promuovere il cinema e la fotografia africani a Verona - con la proiezione del documentario pluripremiato Vol spécial, sulla questione dei Cie in Svizzera, distribuito in Italia da Zalab.
A discutere con il pubblico, lo stesso regista Dagmawi Yimer e l’avvocato Alessandra Ballerini, per analizzare assieme la delicata questione sulla differenza tra carcere e detenzione amministrativa, come spesso definita dai paesi europei.
Mentre dello stesso regista Fernand Melgar il festival presenterà anche il lavoro successivo, Le Monde est comme ça (2013).

Tra gli eventi molto speciali di quest’edizione, anche la serata dedicata al Sudafrica, per parlare soprattutto della figura di Nelson Mandela, negli anni a cavallo del 1989 al 1994, anno in cui venne eletto presidente del paese, allargando il dibattito anche al panorama culturale che il Sudafrica si trovava a vivere in quel periodo storico.
Grande ospite della serata il console del Sudafrica S. K. Moiobi e, a seguire, la proiezione del film vincitore del Premio Verona allo Zanzibar Film Festival, Gangster project, docu-fiction e gangster movie, ambientato a Cape Towm, di Teboho Edkins, giovanissimo regista sudafricano, che sarà presente al festival per presentare il suo documentario.

Il programma completo delle proiezioni e degli eventi sono consultabili sul sito del festival:
http://festivalafricano.altervista.org

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