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Romacinemafest 8. I corpi estranei

di Mirko Locatelli

Stranieri nella propria terra

I corpi estranei di Mirko Locatelli è stato il primo film italiano in Concorso presentato durante l’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, ed è stato anche il primo dei film in concorso nel quale si affronta il tema dell’immigrazione e dell’incontro tra due diverse culture. I corpi estranei mette a confronto un uomo italiano e un ragazzo di origini tunisine all’interno di un contesto chiuso e particolare qual è quello di un reparto oncologico per i bambini.
Locatelli torna alla regia di un lungometraggio di finzione: I corpi estranei è la sua opera seconda dopo l’esordio nel 2008 con Il primo giorno d’inverno. In questi due lungometraggi Locatelli e la sceneggiatrice Giuditta Tarantelli affrontano temi comuni: di dolore, di disagio, di emarginazione e di solitudine ma ne I corpi estranei aggiungono anche quello della migrazione e dell’incontro/scontro tra due diverse culture.

Il film racconta la storia di Antonio, un uomo che arriva dall’Umbria a Milano per portare il più piccolo dei suoi tre figli, Pietro, in un centro specializzato per cercare una cura al suo tumore. Antonio è solo, il resto della sua famiglia è rimasto a casa. Nel centro di Milano dove è ricoverato Pietro incontra Jaber, un ragazzo di 15 anni, arrivato da poco in Italia: Jaber va tutti i giorni a trovare il suo amico Youssef, anch’esso malato di cancro e ricoverato nella stanza di fronte a quella di Pietro. Sospeso in un limbo temporale tra la vita e la morte, Antonio si trova in qualche modo costretto ad entrare in contatto con Jaber e il suo mondo.

Locatelli è riuscito a raccontare il dolore in modo discreto e composto. Filippo Timi con interpretazione contenuta e molto naturale, interpreta il ruolo di Antonio e riesce ad esprime la complessità di un tipo di dolore, misto a terrore, come quello di un padre che affronta la malattia di un figlio senza sapere l’esito del percorso tormentato che affrontano insieme. Antonio è tormentato per la malattia del figlio, soffre per il fatto di essere il filtro tra le notizie dell’ospedale e la famiglia, non ha molti soldi e cerca di lavorare scaricando cassette al mercato la mattina presto.
Allo stesso tempo I corpi estranei non restituisce in modo altrettanto sincero il rapporto tra Antonio e Jaber: la diffidenza di Antonio dei primi momenti non si scioglie mai del tutto, solo l’empatia nata dalla comune situazione di dolore avvicina un po’ i due personaggi. Il problema è la nascita di un rapporto sbilanciato nel quale Jaber insiste nel voler avvicinarsi ad Antonio, nonostante l’atteggiamento scostante di quest’ultimo. Locatelli cade nella trappola dei luoghi comuni: Jaber, interpretato dal giovane Jaouher Brahim, ha rapporti con una rete d’immigrati che sa come muoversi e come lavorare in nero meglio degli italiani, quindi aiuta Antonio a riparare l’automobile e lo prende in giro perché lavora con gli italiani che lo pagano poco.

Ancor più forte si avverte lo squilibrio se si pensa al lavoro fatto sul linguaggio: Timi parla in umbro, il suo dialetto che gli è proprio e familiare, mentre Jaouher Brahim parla quello che lui stesso ha definito in conferenza stampa “l’italiano arabizzato”. Quello che è avvenuto non è tanto il recupero della lingua araba, lingua d’origine di Jaouher, ma un misto linguistico che non appartiene al ragazzo, come invece il dialetto umbro appartiene a Timi. Jaouher si è presentato come “un ragazzo della provincia di Milano”, come tutti i ragazzi arrivati in Italia da piccoli e cresciuti qui, parla meglio l’italiano e in famiglia parla arabo e “l’italiano arabizzato” che Locatelli ha scelto di fargli parlare nel film non gli appartiene.
Questa forzatura linguistica evidenzia la stortura alla base del personaggio di Jaber che mostra ancora una volta il pregiudizio forte e presente verso l’altro. Perché Jaber non poteva essere rappresentato come uno dei tanti ragazzi di origini straniere cresciuti in Italia, che parla come tutti gli altri ragazzi con il dialetto del luogo nel quale è cresciuto? Forse perché si sente ancora forte il bisogno di sottolineare la differenza rappresentando l’altro attraverso il filtro degli stereotipi con i quali siamo abituati ad immaginarlo. Una trappola nella quale sembra purtroppo essere caduto anche Locatelli.

Alice Casalini | 8. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsI corpi estranei
Regia: Mirko Locatelli; sceneggiatura: Mirko Locatelli, Giuditta Tarantelli; fotografia: Ugo Carlevaro; suono: Paolo Benvenuti, Simone Oliviero, Daniele Sosio; montaggio: Fabio Bobbio, Mirko Locatelli; musiche: Baustelle; scenografia: Alessandro Bertozzi; interpreti: Filippo Timi, Jaouher Brahim, Gabriel e Tijey De Glaudi, Dragos Toma, Naim Chalbi, El Farouk Abd Alla; origine: Italia, 2013; formato: 35 mm, 1.85, Dolby Srd; durata: 98’; produzione: Strani Film, in associazione con Officina Film, Deneb; sito ufficiale: https://www.facebook.com/ICorpiEstranei; http://www.stranifilm.it/icorpiestranei.html

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