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Romacinemafest 8. Thwara Zanj / Zanj Revolution

di Tariq Teguia

Global Revolution

Con Thwara Zanj (Zanj Revolution), terzo lungometraggio del regista algerino Tariq Teguia, si è chiuso il concorso della sezione CinemaXXI dell’ultima edizione del Festival Internazionale del film di Roma. Presentato in anteprima mondiale, Zanj Revolution è stato l’unico lungometraggio a rappresentare il cinema africano in quest’edizione del Festival. Sembra quasi un contrappasso che sia stato proprio un film politicamente strutturato e di parte come Zanj Revolution a rappresentare lo sguardo sempre più articolato, stratificato, contaminato del cinema africano e afrodiscendente.

Ibn Battuta (nome parlante) sta conducendo per un giornale delle ricerche sui conflitti interni all’Algeria. Il giornalista è presentato mentre alcuni ragazzi con i volti coperti e con delle pietre in mano lo circondano in un villaggio deserto dell’Algeria meridionale. Le ricerche condotte lo portano sulle tracce di un’antica rivoluzione, quella degli schiavi nei Zanj che tra l’VIII e il IX secolo si ribellarono al califfato degli Abbasidi. Poco convinto di andare alla ricerca di maggiori informazioni su una pagina di storia sulla quale esistono poche testimonianze scritte e qualche reperto archeologico, l’uomo parte alla volta di Beirut. Nella città libanese la sua ricerca s’incrocia con quella di una giovane ragazza, Nhalma, figlia della diaspora palestinese, che dalla Grecia in rivolta si muove verso Beirut alla ricerca delle proprie origini. Mentre in una parte del mondo accade tutto questo, uomini d’affari americani continuano a speculare sullo scacchiere mediorientale, immaginando di costruire autostrade e immensi parchi giochi.

Dopo i viaggi interni all’Algeria dei suoi due film precedenti, Roma wa la n’touma (2006) e di Gabbla (2008), presentati entrambi alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, con Zanj Revolution, Teguia continua la sua ricerca fuori dai confini nazionali. Nei primi due film è presente il tema della migrazione dei popoli che dall’Africa, e da tutte le ex-colonie, si spostano per la sopravvivenza ma che finiscono per essere comunque schiavi di un sistema capitalistico e neoliberista. Allora gli schiavi neri dell’Africa si ribellarono ai loro padroni e lottarono per la loro libertà; oggi un mondo intero si rivolta, quello dei ragazzi della Primavera Araba e quello di un paese ferito a morte, come la Grecia, nel quale i giovani gridano alla rivoluzione: schiavi di un potere economico che progetta di realizzare l’utopia capitalistica in Iraq e Afghanistan. Un mercato, una moderna tratta degli schiavi e una rivolta trasversale che si scontrano con l’accordo postcoloniale tra oriente e occidente.

Teguia arricchisce il suo stile, fatto di lunghe inquadrature che si alternano a momenti concitati delle rivolte nelle strade, tempi a volte infinitamente lunghi come il ritmo del deserto, come l’attesa per la libertà. Ibn Battuta parte da Beirut, luogo simbolo dello scontro contemporaneo tra oriente e occidente, della diaspora palestinese, dell’ipocrisia occidentale: Nhalma e Ibn Battuta si trovano in un non-luogo popolato da fantasmi. Il viaggio del giornalista/fotografo arriva nella culla della civiltà, sulle sponde del Tigri: è qui che l’uomo cerca i fantasmi del passato, ed è qui che invece trova ancora presente e viva la rivolta Zanj.

Negli occhi e nella mente Teguia ha Ici et ailleurs di Godard e il cinema indipendente americano: Teguia vuole indagare attraverso la lente del cinema i fenomeni del nostro mondo. Un filtro estetico che permette di passare dalla realtà alla finzione in un gioco dichiarato che lancia un dialogo aperto con lo spettatore. Qui e altrove, è l’antica rivolta degli Zanj, è la moderna Grecia che brucia, è la rivolta panaraba che dilaga, è Beirut, moderna Babele che ormai è un teatro di fantasmi: tutto questo fa parte di un’infinita histoire. Il regista porta a termine il film sulla rivoluzione contemporanea che unisce tutti i nuovi schiavi dell’economia di mercato, le nuove classi subalterne che, come gli schiavi Zanj del IX secolo, devono liberarsi dalle catene della logica neoliberista. Ibn Battuta arriva sulle rive del Tigri alla vana ricerca di reperti della rivoluzione zanj, il ribelle nero che l’ha accompagnato si scopre il volto e gli dice: «Non c’è niente ma ci siamo noi».
Oggi come ieri siamo Zanj, oggi come ieri è necessario ribellarsi.

Alice Casalini

Cast & CreditsThwara Zanj / Zanj Revolution
Regia: Tariq Teguia; sceneggiatura: Tariq Teguia, Yacine Teguia; fotografia: Nasser Medjkane, Hacène Aït Kaci; suono: Abdelkader Affak, Kamel Ergani; montaggio: Rodolphe Molla; musica: Magyar Posse, Psarandonis; interpreti: Abdelkdaer Affak, Ahmed Hafez, Amos Poe, Diana Sabri, Fadi Abi Samra, Faek Homaissi, Fethi Gharès, Ghassan Salhab, John W. Peake, Sean Gullette , Wassim Mohamed Ajawi; origine: Algeria, Francia, Libano, Qatar, 2013; durata: 137’; produzione: Captures, Le Fresnoy, Mirrors, Neffa Films, Zandj.

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