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2 giorni a New York

di Julie Delpy

Nomi, cose, città, famiglie

L’attrice, regista e cantante Julie Delpy torna dietro la macchina da presa per dirigere 2 giorni a New York, sequel della fortunata commedia che al Delpy aveva diretto nel 2007, 2 giorni a Parigi. Dopo l’uscita in Francia nel 2012, 2 giorni a New York il 9 gennaio è uscito anche nelle sale italiane. La Delpy cambia location ma non la sostanza della commedia che si basa ancora una volta sulle differenze culturali tra gli Stati Uniti e la Francia, i suoi due paesi: la Delpy è nata e cresciuta in Francia ma vive ormai da anni negli Stati Uniti. Anche in 2 giorni a New York la regista si muove sempre tra realtà e finzione attingendo senza nasconderlo alla propria vita personale.

La protagonista di 2 giorni a New York è sempre Marion (Julie Delpy), una fotografa francese che vive nella grande mela ma che non è più fidanzata con Jack (Adam Goldberg). Marion ora vive con Mingus (Chris Rock), un giornalista sostenitore di Obama: con la coppia vivono anche Lulu, figlio di Marion e Jack, e Willow, figlia di Mingus e della sua ex-moglie. Alla vigilia dell’inaugurazione di una mostra di Marion, nella quale l’artista ha deciso provocatoriamente di vendere la propria anima, dalla Francia piomba a New York tutta la sua famiglia, il padre Jennot (Albert Delpy), la sorella Rose (Alexia Landeau) e Mannu (Alexandre Nahon), ex boyfriend di Marion e attuale compagno di Rose. L’eccentrica famiglia francese s’incontra e si scontra con quella americana di Mingus. Due giorni esplosivi durante i quali emergono tutte le fragilità di Marion e il suo rapporto con Mingus è messo a dura prova.

C’era una volta…: 2 giorni a New York inizia e finisce con Marion che muovendo i burattini racconta la sua storia come fosse una favola. L’eccentrico personaggio della fotografa parigina trapiantata negli Stati Uniti trova una chiara e ben strutturata evoluzione in questo film che si muove tra Rohmer e Woody Allen, senza dimenticare il segno lasciato all’attrice da Linklater (Prima del tramonto, Prima dell’alba). Eccentrica ed eccessiva, Marion entra in crisi con se stessa quando la sua famiglia sconvolge l’equilibrio tra lei e Mingus. La vendita della sua anima diventa la cartina tornasole dei tormenti della protagonista: Marion non crede all’anima e per questo la mette provocatoriamente in vendita, ma quando qualcuno decide di comprarla, la donna inizia a dubitare, la vuole riacquistare, ma il suo nuovo proprietario, Vincent Gallo, non vuole ridargliela. Marion deve continuare a vivere senza anima. Il tema faustiano però non è l’unico elemento d’interesse che la Delpy sceglie d’inserire per distanziarsi dal precedente 2 giorni a Parigi.

2 giorni a New York è anche un film corale, la protagonista può essere considerata la famiglia allargata e multiculturale che entra in gioco con tutte le sue dinamiche contorte e complesse. La Delpy calca senza paura gli eccessi, le eccentricità, i vizi, le manie e i pregiudizi, dell’una e dell’altra cultura e non mette freni a dialoghi a volte volgari e senza inibizioni. La Delpy da’ libero sfogo al personaggio di Marion, e riesce allo stesso tempo a contenere l’esuberanza di Chris Rock. Il comico interpreta Mingus, un brillante giornalista con una famiglia che ha alle spalle la partecipazione attiva ai movimenti per i diritti civili negli anni Sessanta. Nel caos provocato dall’arrivo della famiglia francese, Mingus trova rifugio nel suo studio pieno di quadri e poster, tra cui quello di Orfeo negro, e nel quale “spicca” una sagoma di cartone a grandezza naturale di Obama, interlocutore, confidente e spalla del protagonista che parla con il Presidente come fosse un amico.

Il tema della differenza culturale, del razzismo, dei pregiudizi e della differenza nell’accettare l’altro è sempre trattato con i toni della commedia politicamente scorretta dalla Delpy: così ad esempio quando il piccolo Lulu esce dal bagno dopo aver fatto la doccia con un accappatoio bianco Mingus si chiede se il piccolo non sia diventato membro del Ku Kux Klan.
La regista mischia realtà e finzione, ancora una volta il padre è il suo vero padre e utilizza il film come una sorta di journal intime per raccontare il dolore per la morte di sua madre. 2 giorni a New York si presenta dunque come una commedia autobiografica che si muove tra reale e surreale, e riflette sulle debolezze dell’animo (se esiste) umano e sulla difficoltà di trovarsi in una grande famiglia allargata e multiculturale.

Alice Casalini

Cast & Credits2 giorni a New York (2 Days in New York)
Regia: Julie Delpy; sceneggiatura: Julie Delpy, Alexia Landeau, Alexandre Nahon; fotografia: Lubomir Bakchev; musiche: Julie Delpy; montaggio: Julie Brenta, Isabelle Devinck; scenografia: Charles Kulsziski; costumi: Rebecca Hofherr; interpreti: Julie Delpy, Chris Rock, Albert Delpy, Alexia Landeau, Alexandre Nahon, Daniel Brühl, Vincent Gallo, Dylan Baker, Kate Burton, Brady Smith; origine: Francia/USA, 2012; formato: 35 mm, 1.85, Dolby Digital; durata: 96’; produzione: Saga Film (I), Tempête Sous un Crâne, Rézo Films, Senator Film Produktion, Polaris Films, Alvy Productions; distribuzione: Officine Ubu; sito ufficiale: magpictures.com/2daysinnewyork; sito italiano: officineubu.com/two-days-in-new-york

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