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12 anni schiavo

di Steve McQueen

La vera storia di Salomon Northup

A poco più di un anno dall’uscita di Django Unchained e di Lincoln, Steve McQueen porta nelle sale il suo terzo lungometraggio, 12 anni schiavo (12 Years a Slave). Il racconto della schiavitù al cinema ha una lunga storia della quale il film del regista britannico rappresenta un tassello fondamentale nella rappresentazione e nel racconto della vergognosa pagina della storia degli Stati Uniti. Attraverso il libro autobiografico scritto nel 1855 da Solomon Northup, 12 Years a Slave, McQueen mette in scena la schiavitù cercando di mostrare il meccanismo perverso dello stato di sottomissione dal quale è impossibile liberarsi. Liberi e schiavi: il mondo si divide in due categorie distinte, e non c’è nessuna speranza di abbandonare lo stato di schiavitù. Sono lontani i tempi di Mami e Miss Rossella in Via col vento quando la schiavitù e il Sud tradizionalista degli Stati Uniti erano rappresentati con una certa vena romantica. Carne, sangue, fame, dolore e disperazione: 12 anni schiavo cerca di rappresentare la totale assenza di speranza che caratterizza la schiavitù.

Solomon Northup è un apprezzato musicista e artigiano di Saratoga Springs. Solomon è sposato e ha due figli e vive da uomo libero. In breve tempo però si trova in un incubo: derubato, privato della sua identità e della sua libertà. Salomon è venduto come schiavo e dal Nord progressista degli Stati Uniti arriva con un battello in Louisiana dove finirà per passare dall’essere proprietà di William Ford e Edwin Epps. Salomon cerca di sopravvivere aggrappandosi a ogni possibile barlume di speranza, ma la sua condizione lo porta sempre al limite della sopportazione fisica e psicologica, l’unico pensiero che lo tiene in vita è la consapevolezza che è nato libero e tornerà ad esserlo.

La storia di Salomon Northup era già stata portata su piccolo schermo nel 1984 con film diretto da Gordon Parks, Solomon Northup’s Odyssey: trent’anni dopo, l’incredibile storia di Salomon diventa un lungometraggio atteso, discusso, distribuito in tutto il mondo e candidato a nove premi Oscar. McQueen ha raccontato la storia dell’attivista Bobby Sands che si lasciò morire di fame per protestare contro le condizioni dei detenuti politici irlandesi in Hunger e di un uomo che non riesce a liberarsi dalla sua ossessione per il sesso in Shame: due forme di oppressione e privazione della libertà. Con 12 anni schiavo il regista britannico mette in scena la schiavitù nella sua primordiale e disumana essenza. McQueen si circonda di un solido gruppo di attori tra i quali spiccano Michael Fassbender ma soprattutto Chiwetel Ejiofor (2012, American Gangster) che riesce a mantenere una composta disperazione, interpretando il ruolo di Salomon. Il regista porta lo spettatore a soffrire con il protagonista, lo mette alla prova proprio portandolo al limite della sopportazione come nella lunghissima sequenza in cui Salomon è appeso con una corda al collo ad un albero mentre la vita attorno a lui continua come se nulla fosse. Nessuna frustata è risparmiata o censurata, nello stile crudo di McQueen, dal momento che la sofferenza fisica è parte di quel meccanismo che blocca e paralizza la condizione dello schiavo. La storia di Patsey, interpretata dalla giovane Lupita Nyong’o, oggetto delle ossessioni sessuali del padrone, è l’emblema di questa condizione: nei suoi occhi è racchiusa la totale assenza di speranza, sul suo corpo è scritta la storia della sua vita di schiava.

La storia di Salomon diventa così un emblema, un’eccezione incredibile perché da uomo tornato libero ha potuto raccontare la sua storia e quella degli schiavi nel Sud degli Stati Uniti. McQueen divide il mondo tra liberi e schiavi e tra “buoni” e “cattivi”. Salomon in un primo momento, con il suo primo padrone, tentando di aiutarlo e credendo nel suo carattere più umano, rimane scottato e impara la prima lezione davanti alla quale, la giovane Eliza, inconsolabile dopo la separazione, lo mette a confronto: anche un uomo apparentemente più comprensivo come Mr. Ford, è pur sempre un essere umano che compra e vende schiavi, che possiede altri esseri umani. Non esistono uomini “buoni” all’interno di un sistema “malvagio”.

Alice Casalini

Cast & Credits12 anni schiavo (12 Years a Slave)
Regia: Steve McQueen; sceneggiatura: John Ridley; fotografia: Sean Bobbitt; colonna sonora: Hans Zimmer; montaggio: Joe Walker; scenografia: David Stein; costumi: Patricia Norris; interpreti: Chiwetel Ejiofor, Alfre Woodard, Benedict Cumberbatch, Brad Pitt, Dwight Henry, Lupita Nyong’o, Michael Fassbender , Paul Dano, Paul Giamatti, Sarah Paulson; origine: USA, 2013; formato: 35 mm, 2.35:1, Dolby; durata: 134’; produzione: Film4, New Regency Pictures, Plan B Entertainment, Regency Enterprises, River Road Entertainment; distribuzione: BIM Distribuzione; sito ufficiale: foxsearchlight.com/12yearsaslave; sito italiano: bimfilm.com/schede/12annischiavo

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