title_magazine

The Square - Inside the Revolution

di Jehane Noujaim

Come riprendere una rivoluzione

Come riprendere una rivoluzione (in)terminabile come quella di piazza Tahrir? Come farla ripartire, anzitutto tornando a presidiarne il luogo simbolo, dopo l’ennesimo sgombero da parte del regime? Come filmarla, da quali dei milioni di punti di vista possibili, senza tradirla, pur di realizzare un furbo prodotto da edutainment? The Square (in originale Al midan), il documentario di Jehane Noujaim che, grazie a I Wonder Pictures, è uscito in alcune sale italiane dal 20 febbraio, rappresenta una risposta molto convincente a queste domande, tornando a declinare insieme due parole, cinema (cinema sì, non mediattivismo) e rivoluzione, destinate a sopravvivere nonostante tutto al passaggio del millennio.

The Square segue un andamento cronologico piuttosto lineare e tutto sommato convenzionale. Noujaim inizia la sua narrazione in medias res, dai fatidici diciotto giorni che precedettero le dimissioni di Mubarak, nel gennaio 2011, mettendosi alle costole soprattutto di tre personaggi-pivot: Ahmed è il ragazzo della porta accanto, viene dal quartiere popolare di Shobra e diventa rivoluzionario per istinto e per necessità più che in risposta a una meditata scelta politica; Khalid è l’attore che viene da una famiglia di attivisti esuli a Londra e rientra subito per sostenere e raccontare ai media internazionali gli umori della piazza; Magdy è l’islamista radicale che ha pagato sulla pelle la sua fedeltà ai Fratelli Musulmani, col carcere e la tortura, ma si è conquistato il diritto a pensare con la propria testa. Si incontrano per caso a piazza Tahrir nei giorni caldi della pressione sul rais e solidarizzano, nonostante le enormi differenze culturali, di classe e di storia personale, che li separano. Non sono soli: impareremo a conoscere anche due profili di giovani donne - l’avvocato per i diritti umani Ragia, preziosa quando il regime deciderà di dare mano libera all’ala dura dell’esercito; e la mediattivista Aida , animatrice del gruppo Mosireen e coscienza critica del gruppo - e Ramy, un Woody Guthrie cairota, dalla voce dolce e tagliente.

Più di due anni e mezzo passano tra l’inizio e la fine (?) delle riprese e delle vicende, seguite in presa diretta. Noujaim si aiuta con dei cartelli che danno il senso del tempo che passa e ricordano le tappe fondamentali di questa lunga marcia del popolo egiziano verso la democrazia, in una rivoluzione stretta tra l’ancien regime di Mubarak e i fratelli musulmani, con l’esercito spaccato tra due ali e i giovani di piazza Tahrir a fare da carne di cannone per le dimostrazioni di forza dell’una o dell’altra forza egemonica dello scacchiere politico, sempre più inquinato dagli interessi internazionali. Ma Noujaim restituisce tutto questo attraverso mezze frasi, allusioni, intuizioni, man mano che prendono forma e diventano consapevoli ai suoi stessi piccoli eroi senza padroni. Le idee nascono da una chiacchiera notturna sotto una tenda o in un appartamento che dà sulla piazza. Lo sguardo della regista viene continuamente moltiplicato da una proliferazione di sguardi - troppo coinvolti, parziali, quasi senza filtro - e disturbato da una molteplicità di narrazioni che raccontano qualcos’altro o più semplicemente presidiano lo spazio pubblico della comunicazione per conto del regime.

Come in La khaoufa baada al’yaoum/Plus jamais peur del tunisino Mourad Ben Cheikh, Noujaim sente la necessità di introdurre un ulteriore filtro metadiscorsivo, ricorrendo ai murales di un artista senza nome, spesso più icastici ed efficaci di qualsiasi immagine dei media internazionali o persino girate in presa diretta nella piazza. Come in Tahrir - Liberation Square del nostro Stefano Savona, a trainare la tensione empatica è l’aggancio alla dimensione personale dei personaggi-narratori, il loro essere soggetti-oggetti di sguardo e protagonismo politico ma anche uomini e donne alle prese con genitori e figli. Ma alla regista riesce qualcosa di prodigioso - per un film zavattinianamente "pensato durante" -, vale a dire restituire la dimensione della durata, di quel lento stratificarsi della coscienza che è il frutto dell’esperienza del quotidiano. Districandosi con una agilità prodigiosa tra materiali in presa diretta dalla piazza, brani di vita interpersonale, veline di regime, resoconti dei media interni e internazionali, riflessioni in voce fuoricampo, e quindi galleggiando in un regime di focalizzazione quanto mai fluido e rapsodico, Noujaim riesce a restituire uno zeitgeist denso - di riferimenti politici e culturali, di storie di vita vissuta, di brandelli di cronaca rivoluzionaria - e al contempo personale, innervato nel tessuto del quotidiano di questi protagonisti, colti in un eterno divenire che fa perno sull’unica convinzione di voler incidere sul corso della Storia, nell’interesse del popolo.

Tutto il resto, verrebbe da dire, è fenomenologia del potere, dei suoi riti, dei suoi apparati, delle risposte che suscita. Chi si è perso alcuni passaggi, nell’intricata vicenda che in questi tre anni e più ha sconvolto l’Egitto, avrà l’occasione di recuperarli, ma declinati dal basso, dall’interno, dal ventre di una piazza nella quale continua a giocarsi il futuro di un intero paese. Il carattere (in)terminabile del progetto ha assunto una dimostrazione tangibile quando, all’indomani del premio del pubblico ricevuto nel gennaio 2013 al Sundance, la regista ha sentito il bisogno, davanti all’ennesima prova di forza dell’ex-presidente Morsi, di riaprire il film, e affrontare uno dei capitoli più laceranti di questa vicenda, quello proprio che ha visto il popolo di piazza Tahrir screditato dai media, messo sotto processo dalla magistratura con la benedizione dei fratelli musulmani e usato come scacchiere simbolo per sancire il senso del "nuovo" ordine sociale, fatto di finto prato inglese e blindati lanciati a tutta velocità su dimostranti inermi.

Una scommessa straordinariamente complessa e vinta da Noujaim - già apprezzata dalla critica internazionale per il suo Control Room (2004) sulle diverse narrazioni mediatiche, da versante arabo e statunitense, della guerra del Golfo - anzitutto sul terreno della costruzione drammaturgica, che risulta estremamente compatta e coinvolgente pur nel suo sofisticato grado di dialogismo.
Il film è uscito in un pugno di copie e verrà trasmesso su laeffe (canale 50) mercoledì 26 febbraio alle 22.30, il attesa che pochi giorni dopo, il 2 marzo, vengano ufficializzati gli Oscar dell’anno e si sappia se Noujaim potrà portarsi a casa una statuetta più che meritata, dopo i riconoscimenti già tributagli al Sundance, a Toronto, a Dubai e agli IDA Awards. Chi può vada a vederlo su grande schermo, approfittando della possibilità di ascoltarlo nella versione originale sottotitolata.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsThe Square - Inside The Revolution (Al midan)
Regia: Jehane Noujaim; riprese: Muhammad Hamdy, Ahmed Hassan, Jehane Noujaim, Cressida Trew; musiche: H. Scott Salinas, Jonas Colstrup; montaggio: Pedro Kos, Muhamed El Manasterly, Christopher De La Torre, Pierre Haberer, Stefan Ronowiscz; con: Khalid Abdalla, Magdy Ashour, Ahmed Hassan, Ragia Omran, Ramy Essam, Aida Elkashef; origine: USA/Egitto, 2013; formato: HDCam 1080p; durata: 105’; produzione: Karim Amer per Noujaim Films, Maktube Productions, Netflix Originals, Worldview Entertainment, Roast Beef Productions, Participant Media; distribuzione: I Wonder Pictures.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
mercoledì 19 settembre 2018

On line il sito Missing at the Borders

E’ on line il sito https://missingattheborders.org/ che intende dare voce e dignità alla famiglie (...)

mercoledì 19 settembre 2018

In sala La libertà non deve morire in mare

Esce nelle sale giovedì 27 settembre con Distribuzione Indipendente il documentario La libertà (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: alle GdA due premi per Joy

Alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia ben due premi sono andati a Joy della (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: premiato 1938 Diversi

Presentato fuori concorso a Venezia 75 - in sala dall’11 ottobre e il 23 ottobre su Sky Arte - (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha