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Examen d’État

di Dieudo Hamadi

Magie e trucchi per superare l’esame in Congo

Domenica 30 marzo si è chiusa la 36esima edizione del Cinéma du Réel, il festival di cinema documentario che da anni apre la stagione primaverile del Centre Pompidou di Parigi. Quest’anno l’Africa porta a casa ben due premi grazie al film Examen d’État (Esame di Stato) del giovane regista congolese Dieudo Hamadi, già vincitore del Premio Joris Ivens nella scorsa edizione del festival con il suo film d’esordio Atalaku.

In questo suo primo film Hamadi seguiva un pastore protestante ingaggiato come strillone da un candidato alle scorse elezioni presidenziali della Repubblica Democratica del Congo, nel 2011. Atalaku è appunto la parola che designa il mestiere di strillone in lingala, una lingua locale. Seguendo questo personaggio, il film descriveva una serie di situazioni surreali nei quartieri popolari di Kinshasa: canzoni e danze arrangiate da gruppi locali in onore del candidato pagante, processioni politiche con bambini al seguito, riunioni goliardiche in un cimitero, violenti scontri in un seggio elettorale dove un uomo riempie le urne di schede precompilate.

Con Examen d’État Hamadi torna in Congo, questa volta a Kisangani, la città dove è nato e cresciuto. Il film racconta le peripezie di un gruppo di studenti che si preparano all’esame di stato nell’Athénée Royale, un imponente liceo pubblico locale. Nell’eloquente scena d’apertura un gruppo di studenti cerca di asciugare i pavimenti del liceo inondati d’acqua a seguito di una pioggia tropicale. Finestre rotte, muri precari, aule senza porte, l’Athénée Royale si rivela subito un enorme ricettacolo di cemento e miseria, posto a consolazione dei figli di famiglie povere, per lo più incapaci di sostenere le onerose rette delle scuole private.
Nonostante lo stato avanzato di decadenza in cui versa l’edificio, per accedere a questo istituto è necessario pagare un “contributo integrativo” di duecento dollari l’anno, perché lo stato non paga più i professori. Non riuscendo a stare in regola con i pagamenti molti studenti dell’ultimo anno si trovano esclusi dai corsi. Tuttavia gli esclusi non si perdono d’animo: per non perdere l’opportunità di ottenere il diploma, decidono di affittare una grande baracca con pavimenti in terra battuta dove si trasferiscono per preparare l’esame insieme.

EXAMEN D’ÉTAT, de Dieudo Hamadi, 2014 / Congo, France — Cinéma du Réel from Africiné www.africine.org on Vimeo.

Senza troupe, con una videocamera a spalla, Hamadi ha seguito per quattro mesi la vita quotidiana di questi studenti abbandonati a loro stessi da un sistema colabrodo. Nella prima parte il film si concentra in particolare sulla storia di Joel, un giovane orfano che lavora per sua zia al mercato ortofrutticolo. Joel sceglie di affrontare l’esame con l’aiuto della magia. Si rivolge ad uno stregone che prepara per lui una lozione portafortuna a base di radici, un liquido verdastro da utilizzare seguendo una precisa serie di azioni rituali. Joel non è il solo a tentare i metodi alternativi; molti studenti del suo istituto vanno a messa in una parrocchia protestante in cui il pastore ritira le penne a sfera per benedirle.
Insomma, il fine giustifica i mezzi. E quando nella baracca lezioni autogestite e autodidattismo sembrano non portare i risultati sperati, dei giovani veterani del precedente esame di stato annunciano la buona novella: basta copiare, pagando si possono avere le risposte in anticipo.

Il film ha il pregio di portare lo spettatore ad appropriarsi di una vasta mole d’informazioni in modo quasi preconscio, attraverso un’immersione diretta in momenti pregnanti. I personaggi parlano e agiscono completamente incuranti della telecamera anche in situazioni compromettenti: la notte prima degli esami vediamo gli studenti copiare dalla lavagna le risposte pagate agli informatori. I giovani liceali regalano al film una tensione costante su cui la narrazione scorre con ritmo vivace.
Hamadi ci presta il proprio sguardo autoctono e fugge da approcci giornalistici e didattici. Il film ci risparmia da analisi quantitative, socio-economiche o demografiche. Per quanto disarmanti, i dati restano cifre astratte, mentre lo spessore del film dipende largamente da questa priorità accordata alla dimensione puramente narrativa e spesso tragicomica degli eventi, lasciando allo spettatore la libertà di proiettarvi la propria sovrastruttura morale.

Tra le scene più esilaranti troviamo l’arrivo dei bauli contenenti i questionari per l’esame. Più che una valigia si direbbe un forziere. I funzionari del liceo devono superare un sistema di sicurezza che prevede: due nastri di plastica rigida, due lucchetti laterali, un codice di apertura, due strati di plastica. Insomma ci vogliono venti minuti solo per scartare le prove d’esame nell’esilarante consapevolezza che le risposte sono comunque circolate grazie a delle talpe corrotte nel ministero.
Il regista ha spiegato che il Congo ha creato un Ministero dedicato all’organizzazione dell’esame di stato, investendo forse più fondi di quanti non ne dedichi all’istruzione pubblica. Si tratta dell’ennesima farsa d’apparato.

Il film lascia allo spettatore molti interrogativi e non permette di portare a casa un bilancio definitivo e preciso sulla catena di responsabilità che ha portato il sistema congolese alla deriva. Al termine della proiezione uno spettatore ha chiesto al regista perché ci sia una tale situazione nonostante il Congo sia uno dei paesi più ricchi di materie prime al mondo.
Ecco la risposta di Hamadi: “È anche per questo che giro dei film. Per capire questo paradosso; essere un paese così ricco e vivere in maniera così povera. Sul perché il sistema è in questo stato, ho una mia opinione. Penso che avere un sistema che forma delle persone colte non interessi a molte persone. Mantenere la gente in questa specie di sotto-formazione lascia le persone dormienti, inconsce dei propri diritti e della propria identità, e permette alla classe al potere di abusare indisturbati della ricchezza del paese”.
È una storia vecchia come il mondo. E noi, specialmente in Italia, abbiamo la memoria corta.

Riccardo Centola | 30. Cinéma du Réel

Cast & CreditsExamen d’État
Regia: Dieudonné Hamadi; produzione: Agat Films (France), Karoninka (Sénégal) et Studios Kabako (RDC) con il sostegno del Fonds Francophone (OIF / CIRTEF) e dell’Ambasciata di Francia a Kinshasa; origine: Francia/Repubblica Democratica del Congo/Senegal, 2014; formato: video digitale, documentario; durata: 90’.

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