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FCAAAL 2014: Des étoiles

di Dyana Gaye

Il cielo stellato sopra e dentro di noi

In occasione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano, ripubblichiamo la nostra recensione del film che viene presentato appunto al FCAAAL di Milano il 7 maggio alle 19 all’Auditorium San Fedele, per le sezioni Concorso Lungometraggi Finestre sul Mondo e Il razzismo è una brutta storia.

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Si conclude oggi, 6 aprile 2014, Rendez-vous - Appuntamento con il nuovo cinema francese, giunto alla sua quarta edizione. All’interno della rassegna, L’accademia di Francia-Villa Medici ha ospitato una selezione di opere prime e seconde di giovani registi, tra cui Des étoiles di Dyana Gaye, film presentato in anteprima italiana, uscito in Francia a dicembre del 2013 e prossimamente in concorso al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano. La regista franco-senegalese-italiana, dopo aver scritto e diretto vari cortometraggi tra cui Deweneti (2006) e Un transport en commun (2009, 48’), è arrivata alla prova del primo lungometraggio con un film corale che riflette sul tema della migrazione, delle radici e della ricerca della libertà: non a caso Des étoiles si svolge in tre luoghi del mondo, Torino, New York e Dakar, distanti tra loro e che racchiudono ognuno un significato simbolico all’interno del racconto delle storie dei protagonisti.

Una ragazza di Dakar, Sophie, arriva a Torino; con lei ha solo un indirizzo presso il quale spera di trovare suo marito, emigrato in Italia, e quindi d’iniziare una nuova vita e trovare la felicità. Le cose per lei però non vanno come aveva previsto, il marito ha provato a cercare fortuna in America e si trova a New York dove la vita per lui si rivela molto più difficile di quanto aveva sperato e immaginato. Sophie trova accoglienza e aiuto presso un’associazione che si occupa di aiutare i migranti, insegnando loro l’italiano, cercando di aiutarli ad ottenere un lavoro e un permesso di soggiorno. Da New York è partita invece la zia di Sophie, Mame Amy, con suo figlio Thierno, allo scopo di tornare a Dakar per il funerale di suo marito. Mame Amy non mette piede nel suo paese da venti anni: mentre lei comprende sempre meglio il motivo che l’ha portata via tanti anni fa, il giovane Thierno scopre un mondo che in parte gli appartiene e che riporterà con sé negli Stati Uniti.

Des étoiles è un film corale e universale, i suoi personaggi si muovono in un mondo che la Gaye rappresenta come il cielo stellato, un mondo dunque nel quale sembrano soli se non visti all’interno di un sistema che li connette tra loro. Così Sophie dopo un primo momento in cui rifiuta di essere aiutata, decide d’iniziare a vivere la sua vita a prescindere dal suo matrimonio. Abdoulaye, arrivato a New York con suo cugino tramite una rete d’immigrazione clandestina, in poco tempo proverà la vita da clochard, la solidarietà di chi prova ad aiutarlo, memore di cosa voglia dire essere straniero e solo in un luogo affascinante, ricco di speranze ma anche crudele dove ci si può sentire molto soli, come New York. Abdoulaye, spaventato, deluso, solo, si lascia tutto alle spalle per inseguire il suo sogno. A Dakar, Thierno scopre l’Africa dove non è mai stato e la sua guida è la cugina che sogna l’America più di ogni altra cosa. Ma il ragazzo scopre un mondo, la verità sulla sua famiglia ed è lui il vero punto in cui il disegno della Gaye si realizza, perché è Thierno più di tutti il personaggio che si mette in connessione con il mondo senza porsi muri e ostacoli.

La regista che ha padre senegalese e madre italiana, descrive con distanza ma con delicatezza il dramma dei migranti clandestini. Se nella sceneggiatura alcuni passaggi possono risultare un po’ artificiosi e non proprio troppo aderenti alla realtà, come il personaggio dell’assistente sociale interpretato da Maya Sansa che protegge e accoglie Sophie, lo stile asciutto e documentaristico della Gaye fa si che le storie che racconta rimangano impresse e credibili. La regista riflette tramite i suoi personaggi anche sulla sua vita personale, il Senegal e l’Italia sono le sue origini e ha un legame forte con entrambe. New York è un luogo che ama, un sogno e rappresenta evidentemente anche la cultura afroamericana e un mondo al quale si è ispirata, come dimostra la scelta di mostrare in un cinema l’estratto di My Brother’s Wedding di Charles Burnett.

Des étoiles è film che riflette sul tema della migrazione ma non in termini di dolore e disperazione, perché la Gaye porta sullo schermo il diritto dell’uomo a migrare e cercare la sua libertà e i suoi sogni: migrare è anche incontro, crescita e abbattimento dei muri che l’uomo stesso ha costruito.

Alice Casalini | Rendez-vous, appuntamento con il nuovo cinema francese

Cast & CreditsDes étoiles
Regia: Dyana Gaye; sceneggiatura: Dyana Gaye, Cécile Vargaftig; fotografia: Irina Lubtchansky; suono: Dimitri Haulet, Romain Le Bras, Sandy Notarianni, Matthieu Deniau; montaggio: Gwen Mallauran; scenografia: Pierre Ferrari; costumi: Malgosia Turzanska; interpreti: Ralph Amoussou, Mata Gabin, Marème Demba Ly, Babacar M’Baye Fall, Souleymane Sèye Ndiaye, Sokhna Niang, Maya Sansa, Major West, Andrei Zayats; origine: Francia, Senegal, 2014; formato: 1,77, HD, DCP; durata: 88’; produzione: Andolfi Production, Centrale Electrique, Cinékap, Rouge International; distribuzione internazionale: Films Distribution, Haut et court; scheda del distributore: filmsdistribution.com/Film.aspx?ID=2995

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