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FCAAAL 2014: Rosarno

di Greta De Lazzaris

L’attesa e la speranza

Tra i film presentati all’interno della sezione Il razzismo è una brutta storia della 24ma edizione del FCAAAL, c’è anche Rosarno di Greta De Lazzaris.
Presentato già al Torino Film Festival, il documentario mostra la città calabrese sei anni prima delle violenze delle quali è stata teatro nel gennaio del 2010. La regista nel 2003 ha accompagnato un gruppo di Médicins sans Frontières sulle vie dei braccianti stagionali e la situazione che si è presentata loro l’ha scioccata al punto di decidere di documentare quel mondo tornando un anno dopo.
Pochi semplici mezzi per raccontare la quotidianità di una realtà che molti ignorano ancora oggi e che lascia comprendere come sia stato possibile arrivare alla rivolta del 2010.

Rosarno è un paese della Piana di Gioia Tauro in Calabria, la sua vita è legata alla raccolta delle arance, per la quale vengono impiegati i migranti, e alla pastorizia. Il documentario segue la vita dei migranti, dalle lunghe attese nelle quali si cerca di passare il tempo sperando di rimediare una “giornata di lavoro” nei campi, alle file per la mensa e per avere dei vestiti alla Caritas. Allo stesso tempo mostra anche la vita dei pastori, come quella del piccolo Giuseppe e l’abbandono in cui verte la città, mostrando un ospedale costruito e pronto all’uso e poi abbandonato.

Rosarno è il primo documentario diretto da Greta De Lazzaris, di origini marsigliesi ma di adozione romana ormai da anni. La regista ha lavorato come assistente e aiuto in vari lavori e nel 2006 ha curato la fotografia de L’Orchestra di Piazza Vittorio di Agostino Ferrente.
L’esperienza di Rosarno è per la De Lazzaris una prova interessante perché si tratta appunto di un montaggio d’immagini a molti anni di distanza. Le immagini impresse su minidv mostrano un’Italia che sembra ferma agli anni ’60 e restano impresse perché la regista ha osservato senza intervenire, con pazienza, restituendo tempi a volte infinitamente lunghi.

I ritmi di Rosarno e dei suoi abitanti, questo mostra senza filtri e senza giudizi, la regista: il pastore, che ha adottato il piccolo Giuseppe, dallo sguardo già adulto, strappandolo a una vita di violenza, offrendogli la possibilità di andare a scuola e insegnarli un lavoro povero ma onesto come quello del pastore. I migranti vivono in un capannone dove la vita scorre lenta nell’attesa di un lavoro e di un pasto caldo: uomini e donne che non hanno nulla, per loro anche avere un materasso sul quale dormire non è scontato. Una delle sequenze di Rosarno che più rimangono impresse mostra una lite che si scatena per accaparrarsi un materasso.

Un paese dell’Italia del Sud con le sue contraddizioni, la sua vita che sembra essersi fermata agli anni del dopoguerra, la fame, la povertà e lo sfruttamento. La regista non denuncia, il suo sguardo fermo, paziente e costante restituisce un mondo che è destinato ad esplodere. Rosarno è uno dei paesi dimenticati, che vengono usati per riciclare denaro come probabilmente è stato per la costruzione dell’ospedale fantasma perché “Non avevano voglia di fare nulla a qui a Rosarno”.

Rosarno è un luogo che sembra quasi sospeso in un limbo, dove le giornate scorrono lente, nel silenzio dei pascoli, dei campi dove il rumore delle macchine agricole segna il tempo. Costante e paziente la regista attende con i migranti nelle fredde e piovose giornate d’inverno durante le quali si aspetta un pullman che possa riportarti a casa dai campi, si cercano vestiti in uno stanzino della Caritas. La De Lazzaris osserva silenziosamente l’uccisione di un montone per una festività: il suo occhio rimane fisso sulle operazioni per sgozzare l’animale che lentamente muore e segue la lenta e precisa operazione per togliere la pelle dell’animale.

Non si giudica, né s’interferisce, ma la forza di Rosarno sta nel restituire un mondo che ha nel suo stesso modo di vivere un elemento di denuncia per la condizioni di vita che rappresenta.

Alice Casalini | 24. Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

Cast & CreditsRosarno
Regia: Greta De Lazzaris; sceneggiatura: Greta De Lazzaris; fotografia: Greta De Lazzaris; suono: Silvia Regina Moraes; montaggio: Aurelia Longo; origine: Italia, 2013; formato: DCP, colore; durata: 70’; produzione: Greta De Lazzaris, Mazzino Montinari, Antonio Pezzuto, Mario Raoli.

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