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Diamante nero

di Celine Sciamma

Bright like a diamond

In occasione dell’uscita in sala con Teodora Film dal prossimo 18 giugno, con il titolo italiano Diamante nero, ripubblichiamo la nostra recensione del film dal Festival di Cannes del 2014.

***
Una delle scelte forti di questa Quinzaine des Réalisateurs è la scelta di aprire con Bande de filles, con cui Céline Sciamma chiude idealmente il trittico sui temi dell’adolescenza al femminile e della scoperta della sessualità iniziata proprio a Cannes nel 2006 con La Naissance des pieuvres (prix Louis Delluc come migliore opera prima) e proseguita col più noto e celebrato Tomboy, presentato alla Berlinale e distribuito anche da noi. Se ce ne occupiamo qui è perché questa nuova coming of age story vede per protagoniste quattro ragazze nere che da noi verrebbero definite “di seconda generazione”, cresciute a Bagnolet, una banlieue alla periferia orientale di Parigi.

Marieme (Karidja Touré) vive in una famiglia di cinque. La madre fa le pulizie in un hotel di lusso; Djibril detta legge, unico uomo in famiglia, ma fa poco dalla mattina alla sera, se non giocare alla playstation o vagare per il quartiere; le due sorelle più piccole vanno a scuola e naturalmente guardano a lei come un modello. Anche Marieme va a scuola ma i risultati non brillanti spingono i dirigenti scolastici a orientarla verso una scuola di avviamento al lavoro. Inferocita, Marieme viene avvicinata da un gruppo di tre ragazze spavalde e aggressive, con i capelli piastrati, che vorrebbero trascinarla con loro: Lily (Assa Sylla) si atteggia a capo, Adiatou (Lindsay Karamoh) è la più pronta a buttarla sullo scherzo, Fily (Marietou Touré) quella riservata. Insieme a loro, ribattezzata col nome di battaglia di Vic, Marieme si lascia andare al piacere della scorribanda, che si tratti di vessare una ragazzina per mettere insieme i soldi e fare una festa per quattro in una camera d’albergo o si attaccare verbalmente una banda femminile concorrente.

Ognuna delle altre tre in realtà conduce una sorta di doppia vita. Nei fine settimana o la sera mettono su l’aria da dure per giocarsela da pari con i ragazzi nella legge del più forte. Marieme/Vic trova nella complicità delle ragazze il piacere di fare insieme delle cose in libertà, senza doverne rendere conto all’autorità di padri o fratelli maggiori, ma l’equilibrio precario rirtovato salta presto, allorché Lily viene sconfitta e umiliata in pubblico dalla leader della banda rivale, Djibril scopre che Marieme esce proprio con l’amico Bébé (Simina Soumaré) e la madre cerca di convincerla a fare le pulizie insieme a lei. A quel punto Marieme prende il coraggio a due mani e lascia il quartiere, guadagnandosi da vivere col vendere droga nelle feste borghesi per il boss locale Abou (Djbril Gueye). Ma l’isolamento, l’incertezza di Bébé e la paura di finire nel giro della prostituzione la mettono nella condizione di dover prendere una decisione drastica sul suo futuro.

Sul piano della narrazione, Bande des femmes si presenta con una struttura rapsodica assai singolare. Il punto di vista pressoché unico è quello di Marieme/Vic ma, pur procedendo secondo una progressione monopuntuale e lineare, il racconto si dirama ben presto in diverse direttrici nelle quali viene articolato il rapporto tra la protagonista e il fratello o le sorelle, la madre, le ragazze del gruppo, Bébé, e via dicendo. Inoltre, le varie tappe del percorso di crescita personale della protagonista, spesso ma non sempre collegate ad eventi che vedono coinvolte altre ragazze della banda, come l’umiliazione subita da Lily e la rivincita che Marieme stessa si prende sulla leader rivale, sono seguiti da momenti di nero e ripartenze improvvise e imprevedibili.

Sul piano della scrittura filmica, Sciamma compie delle scelte controcorrente. Laddove ci si aspetterebbe un naturalismo esasperato, con macchina a mano, luce naturale e riprese dal vero, la regista si muove secondo logiche sue proprie, che mescolano verismo e formalismo, calco documentario e reinvenzione. Le giovanissime interpreti vengono tutte dalla strada e sono alla loro prima esperienza sul grande schermo, ma per riprenderle Sciamma sceglie stavolta soluzioni “pesanti” come il travelling ripetuto, la ripresa in continuità, il cinemascope e la ricostruzione integrale degli interni in studio, senza peraltro che questo partito preso prenda il sopravvento sulla drammaturgia o sulla direzione attoriale. Molto libera e felice l’articolazione del montaggio e l’utilizzo della colonna sonora: al tema elettronico pulsante di Para One, la regista mescola la ripresa di pezzi di volta in volta hip hop o pop. Tra i momenti di maggiore impatto liberatorio, le due sequenze in cui le ragazze si lasciano andare alla musica, nel primo caso ballando e cantando Diamond sulle note di Rihanna, all’interno della stanza d’albergo che hanno preso per una festa notturna a quattro; nel secondo improvvisando assoli hip hop all’aperto, a pochi passi dall’arco della Défense.

In altri momenti, nei quali invece si fa strada la violenza che è legge nella banlieue, si ha l’impressione che Sciamma metta volutamente tra parentesi il proprio punto di vista, ma la forza del film sta proprio in questo suo sguardo complice ma non ricattatorio, coinvolto senza essere populista, antimoralista ma lontano da immedesimazioni ambigue, con cui, grazie anche alla straordinaria prova d’insieme delle interpreti e in particolare al profilo mutevole e impenetrabile della protagonista, la regista incornicia le sue ragazze, ciascuna delle quali vive di una mirabile luce propria, irriducibile a compiti narrativi o pseudosociologici. Da questo punto di vista, Bande de filles declina insieme questioni di genere, classe, “razza”, e arricchisce costantemente la fenomenologia della “seconda generazione” con intelligenza, proprio col suo tenere dritta la barra sull’individualità. Perché se ciascuno e ciascuna a suo modo fa i conti con la condizione adulta, o si ridefinisce sul piano di genere, lo stesso può dirsi per tutti gli altri ambiti che chiamano in causa la linea del colore e le eredità del colonialismo, e Bande de filles ce lo ricorda, anche questo senza volere.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsDiamante nero (Bande de filles)
Regia: Céline Sciamma; sceneggiatura: Céline Sciamma; fotografia: Crystel Fournier; montaggio: Julien Lacheray; scenografia: Thomas Grézaud; suono: Pierre André, Daniel Sobrino; musiche: Para One; interpreti: Karidja Toure, Assa Sylla, Lindsay Karamoh, Marietou Toure; origine: Francia, 2014; formato: DCP, colore; durata: 112’; produzione: Bénédicte Couvreur per Hold-up Films e Lilies Films; distribuzione internazionale: Films Distribution

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