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Cinemafrica in Cineteca: capolavori ritrovati

di Maria Coletti

30-31 maggio 2014, Cinema Trevi-Cineteca Nazionale

Per l’ultimo appuntamento con il cinema africano e afrodiscendente prima della chiusura estiva presentiamo un programma d’eccezione, curato da Cineteca Nazionale e Cinemafrica in collaborazione con la Cineteca del Friuli, la Cineteca di Bologna e la World Cinema Foundation di Martin Scorsese.
Un’occasione da non perdere per (ri)scoprire alcuni capolavori cinematografici legati all’Africa e alle sue diaspore, alcuni dei quali recentemente restaurati.

La prima giornata ruota intorno alle mille Afriche cinematografiche: dal capolavoro muto di Oscar Michaux, uno dei più prolifici registi afroamericani, all’impegno e alla forza del primo film di denuncia anti-apartheid firmato da William Rogosin, per chiudere con il pamphlet anticolonialista e sperimentale di Glauber Rocha, esponente di punta del cosiddetto “terzo cinema”.

Per la giornata di chiusura, invece, proponiamo alcuni film africani restaurati nell’ambito del progetto curato da Cineteca di Bologna e World Cinema Foundation: tre capolavori di tre autori che hanno segnato la storia del cinema africano – i senegalesi Ousmane Sembène e Djibril Diop Mambéty e l’egiziano Shadi Abdel Salam – accanto a un documentario divenuto un film culto di Ahmed El Maanouni, che celebra la musica tradizionale marocchina e insieme i suoi influssi sulla world music internazionale.

Rassegna a cura di Maria Coletti.

Un ringraziamento a Carmen Accaputo, Elena Beltrami, Livio Jacob e Andrea Meneghelli per la loro preziosa collaborazione.

Di seguito il programma completo, con le schede dei film, tutti in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Venerdì 30 maggio

ore 17
Body and Soul di Oscar Micheaux (Usa, 1925, 80’, 16 mm, muto con cartelli in inglese)
Sottotitoli elettronici in italiano
In collaborazione con Cineteca del Friuli
«Body and Soul è un film radicale, sia artisticamente che politicamente. Il produttore, regista e scrittore Oscar Micheaux, vi fece fare il debutto cinematografico a Paul Robeson, emergente star nera del palcoscenico […]. Il film rappresentò uno dei punti più alti nella carriera di entrambi gli artisti. Micheaux seppe sfruttare al meglio il talento di Robeson, il quale ebbe modo di dare un saggio della propria versatilità interpretando due fratelli gemelli — il reverendo Isiaah Jenkins, un evaso che si fa passare per un ministro del culto, e Sylvester, aspirante inventore. I doppi ruoli, molto più comuni all’epoca del muto di quanto non lo siano oggi, davano agli attori la possibilità di fare sfoggio di tutta la loro gamma espressiva» (Musser).

ore 19
Come Back Africa di William Rogosin (Usa, 1960, 89’, v. or. sott. italiani)
Copia restaurata dalla Cineteca di Bologna presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata
Esponente di punta di quella stagione del New American Cinema più aperta all’analisi sociale e alla critica politica, Rogosin realizza il primo film sul Sudafrica dell’apartheid, che segna anche la prima apparizione sullo schermo della cantante Miriam Makeba.
«Sapevo di dover prendere alcune decisioni inconciliabili. O mostrare la vera situazione del Sudafrica, che le autorità ovviamente non volevano vedere rappresentata, o cercare la massima qualità estetica e tecnica possibile. Ho deciso che la cosa più importante fosse offrire un ritratto fedele della situazione e che questo doveva essere un film incentrato essenzialmente sulle condizioni di vita che esistono nell’Unione del Sudafrica sotto la spietata politica dell’attuale regime» (Rogosin).

ore 21
Il leone a sette teste di Glauber Rocha (Italia/Francia/Brasile, 1970, 97’)
Copia restaurata dalla Cineteca Nazionale con la Cinemateca Brasileira
«Apologo didattico e simbolico in cadenze di teatro popolare sulla situazione africana che ha come personaggi (marionette, tipi) un agente della CIA che fa l’amore con Marlene (il capitalismo), un mercenario tedesco, un commerciante portoghese, un prete, un guerrigliero bianco, un capo rivoluzionario e un borghese riformista neri. Il popolo africano fa da coro. Scritto con Gianni Amico e girato nel Congo, è il primo film dell’esilio del brasiliano G. Rocha (1939-81), tentativo parzialmente riuscito di coniugare un approccio razionale e dialettico del problema (in modi influenzati da Brecht, Godard, Eisenstein) e la passionale foga tematica ed espressiva di Rocha» (Morandini).

sabato 31

CARTA BIANCA A CINETECA DI BOLOGNA E WORLD CINEMA FOUNDATION: capolavori del cinema africano restaurati

ore 17
Trances (Transes/El Hal) di Ahmed El Maanouni (Marocco, 1981, 87’, v. or. sott. in inglese)
Sottotitoli elettronici in italiano
Grande fan del gruppo musicale marocchino Nass El Ghiwane, la regista Izza Genini, in veste di produttrice, ha incoraggiato il regista El Maanouni a filmare i loro concerti nel Maghreb e in Francia e poi a seguirli nella loro intimità: il risultato è una splendida docufiction musicale che affronta a partire dai ritmi tradizionali gnawa anche temi sociali, come la speranza, la sofferenza, la rivolta. Il film è stato il primo ad essere restaurato, nel 2007, nell’ambito della collaborazione fra Cineteca di Bologna e World Cinema Foundation di Martin Scorsese, che vede tra i suoi membri anche il cineasta maliano Souleymane Cissé. E Martin Scorsese ha deciso di utilizzare la musica dei Nass El Ghiwane per la colonna sonora del film L’ultima tentazione di Cristo.

ore 19
Borom sarret di Ousmane Sembène (Senegal, 1963, 22’, v. or. sott. in inglese)
Sottotitoli elettronici in italiano
«Al Festival Internazionale di Tours del 1963, il film passò alla storia come prima opera cinematografica africana vista da un pubblico pagante di spettatori di tutto il mondo e vinse anche un premio, facendo breccia a livello internazionale […]. Il contrasto tra poveri e ricchi nel contesto urbano di Dakar serve come argomento base, ma Sembène intreccia una serie di bozzetti che ci danno uno spaccato della vita africana sullo sfondo della realtà neocoloniale. Ci troviamo di fronte a un feroce attacco sia all’élite africana che ha sostituito l’amministrazione coloniale bianca, sia all’alienazione culturale e allo sfruttamento sociale ed economico» (Ukadike).

a seguire

Touki Bouki di Djibril Diop Mambéty (Senegal, 1973, 88’, v. or. sott. in francese)
Sottotitoli elettronici in italiano
«Bisogna scegliere tra la ricerca stilistica e la mera registrazione dei fatti. Io sento che un regista deve trascendere la pura registrazione dei fatti. Inoltre credo che gli africani, in particolare, devono reinventare il cinema. […] A me interessano le persone marginalizzate, perché credo che esse facciano di più per l’evoluzione della comunità, rispetto ai conformisti. […] Anta e Mory non sognano di costruire castelli in Africa; sognano una sorta di Atlantide al di là del mare. Seguire i loro sogni mi ha permesso di seguire i miei propri sogni, e il mio modo di sfuggire a quei sogni era quello di riderne. I sogni di Mory e Anta li fanno sentire stranieri nella loro patria» (Mambéty).
«Touki Bouki è un film profetico. Il suo ritratto della società senegalese del 1973 non è molto distante dalla realtà odierna. Centinaia di giovani africani muoiono ogni giorno nello stretto di Gibilterra cercando di raggiungere l’Europa. […] Touki Bouki è un bel film, inatteso e sconvolgente, che ci fa porre delle domande. È un piacere e anche un grande successo il fatto che la World Cinema Foundation di Scorsese abbia dato a Djibril Diop Mambéty una seconda vita» (Cissé).

ore 21
Al Momia di Shadi Abdel Salam (Egitto, 1969, 103’, v. or. sott. in francese)
Sottotitoli elettronici in italiano
Il film «ha un tono estremamente inusuale – statico, poetico, con un potente senso del tempo e della tristezza che esso comporta. […] Passato e presente, dissacrazione e venerazione, l’urgenza di vincere la morte e l’accettazione che noi tutti, e tutti coloro che conosciamo, ci trasformeremo in polvere… un tema imponente che il regista Shadi Abdel Salam riesce ad affrontare e addirittura ad incarnare nelle sue immagini. Siamo obbligati a saccheggiare la nostra eredità e tutto ciò che i nostri antenati hanno considerato sacro per garantirci il nostro presente e il futuro? Qual è esattamente il nostro debito nei confronti del passato? Il film ha un senso della storia senza paragoni, e non ci sorprende affatto che Roberto Rossellini abbia accettato di sostenere il progetto dopo aver letto la sceneggiatura. […] Sono veramente entusiasta del fatto che il capolavoro di Shadi Abdel Salam abbia ritrovato il suo splendore originale» (Scorsese).

INFO:

Cinema Trevi – Cineteca Nazionale
Vicolo del Puttarello 25
Tel. 06 6781206
Ingresso: 4 euro, ridotti (studenti, over 65, bibliocard) 3 euro, abbonamento (10 ingressi) 20 euro

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