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Venezia 71. Loin des hommes

di David Oelhoffen

Algeria 1954, tra storia e western

Nella cornice della 71esima edizione della Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia, è stato presentato Loin des hommes, secondo lungometraggio (dopo Nos Retrouvailles presentato nel 2007 presso la Semaine de la Critique al Festival de Cannes) del poco più che quarantenne regista francese David Oelhoffen, che porta sul grande schermo un adattamento di uno dei racconti più noti di Albert Camus, L’ospite, pubblicato nel 1957. Il cuore del discorso di Camus, la riflessione sulla situazione politica dell’Algeria durante la guerra d’indipendenza che la contrappose alla Francia fino al 1962, è mantenuto e preservato nel film da Oelhoffen, che però si cimenta, nella sua trasposizione, con un immaginario visivo decisamente internazionale, con alcuni richiami al western, un codice linguistico che resta sullo sfondo ma fornisce ambientazione e forza narrativa all’opera.

Loin des hommes racconta la vicenda, ambientata nell’Atlante algerino nel 1954, che lega Deru, comandante dell’esercito francese in congedo e oggi insegnante in una scuola elementare sperduta nell’Atlante algerino interpretato da Viggo Mortensen, e Mohamed, algerino, proveniente da un piccolo villaggio nei dintorni, prigioniero delle autorità francesi locali, riconosciuto colpevole di omicidio e destinato a esser ricondotto nel vicino villaggio che dista un giorno di cammino, incombenza quest’ultima che viene fatta ricadere su Deru. Questi dapprima si rifiuta: non vuole rendersi partecipe della consegna di un prigioniero, ma alla fine si ritrova costretto per non risultare inviso alle autorità locali che già da tempo vorrebbero chiudere la sua scuola, dispersa nell’Atlante e frequentata da soli bambini algerini. Inoltre, siamo agli inizi della guerra che, nel 1962, dopo anni di sanguinosi combattimenti e di centinaia di migliaia di morti, avrebbe portato alla sconfitta della Francia gollista e all’indipendenza algerina; di conseguenza, l’Atlante era spesso battuto da manipoli di ribelli algerini che usavano feroci rappresaglie contro i coloni francesi. Il giorno dopo i due iniziano il viaggio e lì inizia il film: nel corso del loro cammino, costellato da varie peripezie, il loro rapporto cambia fortemente, uscendo dalla bidimensionalità del rapporto carceriere indesideroso-algerino discriminato e rendendosi più profondo e sfaccettato.

Oltre alla prova di Viggo Mortensen, indiscutibilmente all’altezza dell’operazione, spicca la performance dell’interprete del personaggio di Mohamed, Reda Kateb, attore francese di origini nordafricane, il cui talento si era già messo in evidenza in Il profeta di Jacques Audiard. Kateb è bravissimo nell’incarnare il personaggio camusiano stretto tra la violenta autorità del regime coloniale francese e le consuetudini della provincia algerina degli anni ’50 che spesso ponevano le persone dinanzi a un vicolo cieco di regole legate ai principi dell’onore e del rispetto. Soprattutto, è degno di nota il gran lavoro di Kateb sulla lingua: molto tempo è stato necessario per imparare così bene l’accento e il dialetto tipico della zona in quegli anni; non secondariamente, ragguardevole è il lavoro di Kateb sull’accento francese, sul quale si è dovuti procedere a un processo di “downgrading” dalla lingua madre per simulare il francese stentato del personaggio di Mohamed.

Il film raggiunge nel complesso i suoi obiettivi narrativi: la vicenda è sviluppata con notevole potenza e trova in alcuni momenti in particolare (per esempio la seconda parte del film, che racconta l’incontro di Deru e Mohamed con un manipolo di ribelli algerini) momenti di intensità forti. Gli scenari straordinariamente belli (il film è girato in gran parte in esterni con luce naturale) aiutano certamente a entrare nello spirito del film e ad avvicinarci ai personaggi e alla loro vicenda, al loro viaggio. Il film soffre nella prima parte di un leggero distacco tra i personaggi e l’ambientazione: soprattutto la presenza di Viggo Mortensen in quel contesto, in questa parte, non appare ben amalgamata e inserita nell’ambiente e l’attore risulta a tratti un pesce fuor d’acqua, ma con il procedere del film e con il rafforzarsi del suo rapporto con Mohamed la situazione migliora e l’attore tira fuori tutte le sue capacità performative, facilitando la corsa del film verso un finale che ridà alla vita dei personaggi un nuovo futuro e delle nuove prospettive, pur in un contesto così condizionato da un momento difficile, i cui accadimenti sono una parte cruciale della storia contemporanea.

Simone Moraldi | 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsLoin des hommes
Regia: David Oelhoffen; sceneggiatura: David Oelhoffen; fotografia: Guillaume Deffontaines; montaggio: Juliette Welfling; scenografia: Stéphane Taillasson; costumi: Khadija Zeggaï; interpreti: Viggo Mortensen, Reda Kateb, Jérémie Vigot; origine: Francia, 2014; formato: HD, colore; durata: 110’; produzione: Marc Du Pontavice, Matthew Gledhill per One World Films; distribuzione internazionale: Pathé.

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