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Venezia 71. Five Star

di Keith Miller

La torrida estate dei sobborghi di New York è lo scenario per uno dei film più interessanti della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia di quest’anno. Five Star, presentato nella sezione delle Giornate degli Autori, film che si inserisce nel filone di genere, prevalentemente statunitense, dei film che trattano tematiche legate alle periferie urbane e ha al centro la figura del rapper newyorchese James “Primo” Grant nel ruolo di sé stesso. Originario di Brooklyn, arriva al debutto nel cinema con la notorietà ottenuta in campo musicale come uno degli esponenti del rap nero di New York. Una scelta molto interessante perchè mette al centro del film un attore non professionista letteralmente “preso dalla strada”, instaurando subito una dialettica tra finzione e documentario che pervade tutto il film e di cui parleremo in seguito.

Five Star racconta il rapporto tra Primo e John, un ragazzino bianco che rimane subito orfano di padre. Primo, mosso a compassione, decide di adottare John, prendersi cura di lui. Così assistiamo al debutto del piccolo John sul palcoscenico dei sobborghi newyorchesi ed è proprio una compenetrazione così forte con il contesto che dà grande forza al film, che lo rende più vivido, più potente, favorendo un’integrazione notevole tra i personaggi e l’ambientazione. Grazie anche alla performance di Primo, perfettamente a suo agio nel ruolo e in grado di traghettare lo spettatore dentro il film. È tra le strade di New York che si consuma il Bildungsroman del piccolo John, il film ci racconta l’evolversi del suo rapporto con Primo e i primi passi della sua crescita sulla via dell’età adulta.

Ci sembra di concordare perfettamente con gli intenti di Keith Miller, che torna al cinema dopo il suo ultimo film, Welcome to Pine Hill, nella ricerca di una situazione vivida, fortemente radicata nella realtà, costruendo uno scenario perfetto per accogliere ed esaltare l’umanità delle storie che racconta. Entrambi i personaggi del film esalano un’umanità straordinaria e certamente il lavoro accurato di Miller sull’ambientazione, sul linguaggio (il film è tutto parlato in slang) e sui mezzi espressivi e le scelte stilistiche lo rende piuttosto innovativo. Molto scene sono girate con più macchine in contemporanea e poi montate successivamente proprio con lo scopo di garantire un’autenticità degli interpreti, molti dei quali sono non professionisti, per consentire loro di rimanere aderenti al mondo raccontato dal film.

È in questo che Five Star si inserisce in maniera interessante e provocatoria nella sempre più profonda linea di demarcazione tra finzione e documentario: il film di Miller lavora proprio sulle zone di confine tra questi due mondi, dà spazio al giovane John la cui recitazione contribuisce a rendere ancora più autentico e allo stesso tempo straniante la visione del film. Il lavoro forte sulle scene accentua ancora di più questa commistione tra la funzione della recitazione e del set con l’ascendenza documentaristica dovuta al legame così forte che si realizza tra gli interpreti e l’ambientazione. Un film in grado di proseguire lungo il filone ben noto del cinema di genere ma aggiungendo un di più stilistico ed estetico, in grado di innovare le modalità espressive e narrative e le regole del genere di riferimento.

Simone Moraldi | 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsFive Star
Regia: Keith Miller; sceneggiatura: Keith Miller; fotografia: Ed David, Alex Mallis, Eric Phillips-Horst; montaggio: Keith Miller; scenografia: Jennifer Correa, Kelley Van Dilla; musiche: Michael Rosen; interpreti: James ’Primo’ Grant, John Diaz, Wanda Nobles Colon, Jasmine Burgos, Richard Bird; origine: USA, 2014; formato: HD, colore; durata: 83’; produzione: Luisa Conlon, Daryl Freimark e Keith Miller; sito ufficiale: fivestarthemovie.com

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