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New Waves al Festival di Cinema Africano di Verona

di Maria Coletti

XXXIV edizione - Verona, 7-16 novembre 2014

Verona è stata la prima città in Italia a proporre un focus sul cinema africano, nel 1970. E ora il Festival di Cinema Africano - che inizia venerdì 7 e si svolgerà fino al 16 novembre - è giunto alla sua 34esima edizione, grazie a una manifestazione che si configura sempre più come un mosaico di collaborazioni, stimoli, immagini ed emozioni che attraverso lo schermo si riversano sul tessuto sociale e lo rivitalizzano.
Come tutti coloro che si occupano di cinema e Africa sanno, non è sempre facile guardare il continente africano con uno sguardo libero da visioni distorte, condizionate dagli equilibri, a volte espliciti ma per lo più nascosti, che la politica, l’economia e l’informazione determinano e veicolano. Di qui la necessità e il piacere di posare l’attenzione sui film e sui registi che più lavorano sugli intrecci, gli scambi, le ibridazioni e gli attraversamenti di ogni frontiera, reale o immaginaria che sia.

«Guardare alle new waves del cinema africano significa, pertanto – così recita la bella presentazione del festival – porre attenzione alle produzioni metropolitane, ai nomadi-viaggiatori-migranti, in sostanza agli afropolitani, come vengono spesso definiti i giovani autori e artisti di origine africana, vissuti ed emigrati nelle più grandi capitali del mondo. Significa fare emergere in questi registi l’esigenza di sperimentare nuove modalità di espressione e generi, il desiderio di uscire da un itinerario cinematografico ben definito. In tutto questo c’è anche la libertà di proporre un nuovo approccio in rapporto all’immagine, senza dimenticare i nuovi assetti produttivi e distributivi, ideati da molti giovani, dalle strategie di finanziamento come il crowdfunding (finanziamento collettivo) alle nuove modalità di distribuzione in rete, che hanno permesso a molti autori di esprimersi diversamente, perché il cinema, come la vita, non è mai statico ma lascia spazio alle evoluzioni della fantasia».

Tre le sezioni principali e tre gli eventi speciali che caratterizzano il ricco cartellone dei film in programma in questa edizione.

In Panoramafrica troviamo 10 film, di cui 6 in prima visione italiana: Dakar trottoirs di Hubert Laba Ndao (Senegal, 2013), L’esclavage moderne de Fatou di Pepiang Toufdy (Ciad/Francia, 2012), La Marche di Nabil Ben Yadir (Belgio/Francia/Svizzera, 2013), Ni Sisi di Nick Reding (Kenya, 2013), O Espinho da Rosa di Filipe Henriques (Portogallo/Guinea Bissau, 2013) e Printemps Tunisien di Raja Amari (Francia/Tunisia 2014), che segna il ritorno di una talentuosa giovane regista tunisina (Satin rouge, Dowaha).
Già presentati in altri festival italiani e da non perdere sono altri tre film della sezione: Des étoiles di Dyana Gaye (Senegal/Belgio/Francia, 2013), Factory Girl di Mohamed Khan (Egitto, 2013) e Rock The Casbah di Laïla Marrakchi (Marocco, 2013).

Nella sezione Africa Short troviamo altri dieci titoli, molti dei quali in prima visione italiana e che sono già stati apprezzati nei festival internazionali.
Parliamo soprattutto dell’afrofuturista Afronauts di Frances Bodomo (Ghana, 2014), sul progetto spaziale lanciato in Zambia nel 1969; di Twaga di Cédric Ido (Burkina Faso/Francia, 2013), ambientato nel Burkina Faso dell’anno cruciale 1987, anno in cui venne ucciso Thomas Sankara; e di Zakaria di Leyla Bouzid (Francia/Tunisia, 2013), sul tema dell’emigrazione e del ritorno a casa.
Molto interessanti sulla carta anche il corto di animazione Les trois vérités di Louisa Beskri & Adehan Wakili (Algeria/Bénin, 2013) e gli altri cortometraggi della sezione.

Molto eterogenea per formati e durate è la sezione Viaggiatori e migranti, in cui si mescolano film diretti in prima persona da registi di origine africana con altri film in cui registi europei si confrontano con le tematiche della migrazione e della diaspora africana nel mondo.
Tra i titoli più interessanti ricordiamo: (In)visible cities di Gianpaolo Bucci e Beatrice Kabutakapua (Italia / UK / USA 2014), un viaggio attraverso le seconde generazioni e i migranti africani in diverse città del mondo, come Cardiff, Los Angeles, New York e Istanbul; Grooving Lampedusa di Mario Badagliacca (Italia, 2012), che racconta il ritorno di Zakaria Mohamed Ali, rifugiato dalla Somalia, a Lampedusa, dove è sbarcato nel 2008 (e su cui ha realizzato il documentario To Whom It May Concern); Limbo di Matteo Calore e Gustav Hofer (Italia 2014), sui C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione) di Torino, Trapani e Roma, e delle famiglie che attendono, in un limbo, di sapere se i propri cari torneranno a casa o saranno mandati via dall’Italia; Orizzonti mediterranei. Storie di migrazioni e violenze di Maria Grazia Lo Cicero & Pina Mandolfo Italia 2014, in cui, attraverso interviste e immagini di repertorio, viene data voce ai migranti e alle loro drammatiche storie per superare le mille difficoltà insite nel percorso migratorio.

Negli eventi speciali, troviamo infine tre film: Andalousie, mon amour! di Mohamed Nadif (Marocco, 2011), la migrazione raccontata attraverso una insolita commedia; Mandela: Long Walk to Freedom di Justin Chadwick (Gran Bretagna/Sudafrica, 2013), il ritratto intimo di un’icona mondiale, interpretato dal divo nascente Idris Elba; Khumba di Anthony Silverston (Sudafrica, 2013), un poetico e divertente film d’animazione che lavora sulla bellezza delle differenze.

Per informazioni più dettagliate sul programma, rimandiamo al sito ufficiale del festival:
http://festivalafricano.altervista.org/festival/

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