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Dear White People

di Justin Simien

Un college in bianco e nero

Si sono appena chiusi i battenti dell’edizione del trentennale ed è presto per capire se Dope o altri film black presentati nelle altre sezioni del Sundance potranno ripetere i fortunati exploit registrati negli ultimi anni da registi come Lee Daniels, Ava DuVernay o Ryan Coogler.
Approfittiamo dell’attenzione che colpisce la kermesse di Park City per spendere una recensione sul vero film-caso dell’edizione 2014, Dear White People, dell’esordiente Justin Simien, vincitore del “Premio speciale della giuria per il miglior talento esordiente”.
31enne texano di Houston, gay dichiarato, Simien viene da studi di cinema alla californiana e perlopiù bianca Chapman University e da una serie di esperienze nella comunicazione per diverse major. Dear White People è anzitutto un capolavoro di tenacia: il progetto parte dal 2006 e viene affinato negli anni, mentre Simien chiude tre corti fra il 2006 e il 2009. Nel giugno 2012 Simien lancia su Indiegogo una campagna di crowdfunding con un concept trailer del film e polverizza gli introiti attesi, portandosi a casa oltre 40 mila dollari. È l’inizio di una storia fortunata per Simien, che vince il premio di Indiegogo come autore del progetto dell’anno, viene invitato dal Tribeca a partecipare agli incontri dell’industry e apre trionfalmente al Sundance 2014 (Special Jury Prize). Distribuito dal 17 ottobre in un’uscita limitata e da poco disponibile anche in homevideo, il film ha finora incassato 4 milioni e 400 mila dollari, record assoluto per un film prodotto anche grazie al crowdfunding.

Ma cos’è che ha tanto colpito pubblico e critica USA in questa commedia frizzante e non riconciliata, che sembra ricollegarsi al filone dei college movie come Animal House e School Daze? Partiamo dal plot, ambientato nella bianca e fittizia Winchester University. Sui titoli vediamo alcuni studenti ascoltare una tv locale mentre riferisce sui violenti scontri accaduti in università tra membri di diverse confraternite. Da qui parte un lungo flashback che ricostruisce a ritroso quanto accaduto negli ultimi mesi al campus. Uno dei punti di vista su cui insiste il film è quello di Lionel Higgins (Tyler James William), una matricola gay che si trova subito a disagio nell’unica confraternita nera del college - a rischio di chiusura perché considerata poco utile nell’America postrazziale di Obama - e si unisce a alcuni colleghi che curano un giornale interno, subito incaricato di seguire l’ultimo caso scottante in fatto di razza.

Il casus belli è Sam White (Tessa Thompson), una brillante e tosta studentessa, giornalista e animatrice di radio, che grazie a una fortunata trasmissione (Dear White People) e a una piattaforma radicale e che denuncia le discriminazioni tuttora subite dagli studenti neri, riesce a vincere l’ambita carica di capo della confraternita, sconfiggendo per giunta l’ex fidanzato Troy (Brandon P. Bell), figlio del rettore nero (Dennis Haysbert, il Nelson Mandela de Il colore della libertà). Senonché le cose si mettono male, quando malsopportando l’ascendente di cui gode Sam, il figlio del presidente del college, decide di organizzare una festa della sua confraternita a tema hip hop, con tanto di ospiti in blackface che rifanno il verso a rapper e gangster da ghetto movie.

Nonostante il crescente interesse di Hollywood per i film orientati a un pubblico nero, spesso diretti o sceneggiati da autori bianchi mainstream o meno, da Tarantino a Tate Taylor, la fascia giovanile e più sensibile alla politica dell’identità rimane stanca tanto delle produzioni che fanno presa sulle star nere per arricchire i forzieri delle majors quanto degli indipendenti come Tyler Perry che per colpire al bersaglio grosso ricorrono a una comicità greve e sessista.
Simien appartiene a una nuova generazione di cineasti indie abili nell’utilizzo delle risorse dell’attuale mercato, ma ha anche le idee chiare su come superare lo iato tra circuiti mainstream e art-house, usando i registri della commedia per formulare domande scomode.

Allo stesso tempo, Dear White People, che esibisce attraverso una retorica filmica scattante e frammentaria, e alcuni espedienti di autoriflessività (Sam studia cinema e lavora in parallelo tra la radio e la realizzazione di alcuni corti) la sua dimensione antinaturalistica, si tiene lontano da scorciatoie o morali posticce. Lo spettatore rimane a interrogarsi sulle varie forme di razzismo che ancora dominano la società americana e sulle risposte antiegemoniche e creative che l’arte e i media digitali possono offrire alle ultime generazioni nere, dentro e fuori l’università.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsDear White People
Regia: Justin Simien; sceneggiatura: Justin Simien; fotografia: Topher Osborn; musiche: Kathryn Bostic; montaggio: Phillip J. Bartell; scenografia: Bruton Jones; costumi: Toye Adedipe; interpreti: Tyler James Williams, Tessa Thompson, Teyonah Parris, Brandon P. Bell, Kyle Gallner, Brittany Curran, Dennis Haysbert, Marque Richardson; origine: USA, 2014; formato: HD colore; durata: 108’; produzione: Code Red, Duly Noted, Homegrown Pictures; distribuzione internazionale: Oscilloscope Laboratories; sito ufficiale: dearwhitepeoplemovie.com

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