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Due voci contro, tra letteratura e cinema

di Leonardo De Franceschi

Ricordando André Brink (1935-2015) e Assia Djebar (1936-2015)

Si sono spenti tutti e due il 6 febbraio, a poco meno di ottant’anni, due scrittori che hanno lasciato il segno nella storia della letteratura del Novecento, attraversando anche il cinema, come cineasti e fonte d’ispirazione. André Brink, sudafricano del Free State, era in volo da Louvain, dove l’università gli aveva appena conferito un dottorato honoris causa. Assia Djebar, algerina di Cherchell, è morta in un ospedale di Parigi, dopo una lunga malattia.

Erano intellettuali contro, che hanno preso posizioni fortemente critiche nei confronti del potere politico dei rispettivi paesi: Brink è stato uno dei primi scrittori afrikaaner a scrivere contro l’apartheid, in anni - il suo Looking for Darkness, prima pubblicato in afrikaaner, nel 1973, fu il primo libro bandito dal regime - nei quali il Sudafrica veniva considerato un partner commerciale importante e pienamente inserito nella comunità internazionale. A Dry White Season (1979), probabilmente il romanzo più noto, ambientato nella stagione della rivolta di Soweto (1976), sarebbe stato portato sullo schermo solo dieci anni dopo, nel 1989, in piena campagna internazionale anti-apartheid, dalla martinicana Euzhan Palcy, un film realizzato dalla MGM con un cast stellare e liberal.

Assia Djebar (all’anagrafe Fatima-Zohra Imalayen), nonostante sia stata una figura di estrema rilevanza nel panorama della letteratura francese, prima scrittrice maghrebina a conquistarsi un posto nel pantheon mondiale, riconosciuta dalla stessa Académie Française e da tante altre istituzioni, e autrice di numerosi romanzi particolarmente influenti sulla scena letteraria, sia nel primo periodo (1957-69) che nel secondo (dal 1980 in avanti), ha attraversato e segnato la cultura letteraria di almeno tre paesi, Algeria, Francia e Stati Uniti, senza legare curiosamente il suo nome a nessun progetto di adattamento cinematografico.

E tuttavia Djebar ha saputo e con fertile originalità, lei stessa, utilizzare il mezzo cinematografico, cercando proprio nel differente linguaggio del cinema un’opportunità per recuperare il rapporto con il proprio paese d’origine, e con la storia dimenticata della lotta condotta dalle donne del suo paese contro il potere coloniale e patriarcale. Nacquero così film unici nel panorama del cinema arabo e africano, prodotti entrambi dalla RTA, la televisione di stato algerina, La Nouba des femmes du mont Chenoua (1977) e La Zerda ou les chants de l’oubli (1979): il primo, un film di finzione che recuperava anche interviste con personaggi reali, fu accolto con grande entusiasmo alla Mostra di Venezia, vincendo il Premio della critica internazionale. Il secondo, un film di montaggio che riscriveva l’archivio coloniale, rovesciando di segno i vecchi cinegiornali Pathé, ha aperto strade riprese solo diversi anni dopo da registi come John Akomfrah, Theo Eshetu, Gianikian e Ricci Lucchi, Aryan Kaganof.

Prima e dopo, entrambi hanno continuato a riflettere sul cinema e a sviluppare nuovi progetti che si interrogavano sulle diverse possibilità del mezzo. Brink già alla metà degli anni Settanta aveva collaborato come dialoghista o sceneggiatore a diversi film, diretti da Sias Odendaal, Koos Roets, Marie du Toit e Franz Marx. Djebar avrebbe codiretto nel 1990 un documentario con Merzak Allouache dal titolo Femmes en mouvement, ispirato due documentari al connazionale Kamel Dehane (Femmes d’Alger, 1992; Assia Djebar, entre ombre et soleil, 1993) e avrebbe continuato usare la retorica filmica per decostruire la struttura narrativa dei suoi romanzi, Ombre sultane (1987), Vaste est la prison (1995), talvolta addirittura partiti come progetti cinematografici (Femmes d’Alger dans leur apartement, 1980).

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