title_magazine

Sissako nella storia dei Prix Césars

di Leonardo De Franceschi

7 premi per Timbuktu

Qualsiasi cosa si voglia dire di Abderrahmane Sissako e del suo Timbuktu (2014), questa quarantesima edizione dei Prix Césars, gli Oscar nazionali francesi, rimarrà alla storia per le sette statuette attribuite a un film che batte anche una bandiera africana, quella della Mauritania, paese natale di Sissako e in cui il film stesso è stato girato, in condizioni logistiche e di sicurezza difficili. Il primo regista africano? Sì, se africano si può definire un regista che ha visto tutti i suoi film realizzati sulla base di produzioni maggioritariamente francesi, fin dal primo lungometraggio La Vie sur terre (1998). Sì, a patto di ricordare che il tunisino di natali Abdellatif Kechiche, che ha vinto nel 2005 per La schivata e nel 2008 per Cous cous, si è trasferito a Nizza con i genitori che aveva solo sei anni, si è formato e ha realizzato e filmato tutti i suoi film in Francia.

Timbuktu che, lo ricordiamo, racconta la resistenza di un villaggio del Sahel all’occupazione da parte di un’unità di guerriglieri islamisti, è stato presentato con successo all’ultimo festival di Cannes (qui la nostra recensione), a Toronto in settembre e poi in numerosi altri festival, uscendo nelle sale in Francia il 10 dicembre e a cascata in numerosi altri mercati, tra cui l’Italia (dal 12 febbraio). Inutile nascondersi dietro a un dito, sicuramente la sindrome post-Charlie Hebdo ha amplificato l’interesse sorto intorno a questo film, richiamando un segmento di pubblico significativo in Francia (oltre 700 mila spettatori), sollecitando l’interesse dell’Academy francese e di quella statunitense (che l’ha inserito nella lista dei nominati all’Oscar per il miglior film straniero). Non per dire ma Bamako, che nel 2006 denunciava il tema forse più scomodo per l’agenda internazionale del rapporto vizioso tra Fondo monetario internazionale, Banca mondiale ed economie dei Paesi dell’Africa saheliana, a Cannes è stato presentato fuori concorso né è stato mai preso in considerazione per un Oscar.

Tuttavia, sarebbe fare un torto alla storia personale di Sissako, autore rigoroso e riconoscibile nelle sua idea di cinema e nella poetica, attenta da sempre agli squilibri e alle dinamiche di violenza che lacerano l’Africa, ritenere che l’autore di Heremakono abbia potuto cavalcare l’ondata di emozione (peraltro relativa) seguita alla conquista da parte di ribelli tuareg e islamisti del nord del Mali nella prima meta del 2012. Da questo punto di vista, chiunque andasse a vedere il film mosso da un’islamofobia post-Charlie Hebdo, rischia di essere doppiamente deluso, visto che lo scenario dell’azione è geopoliticamente molto circoscritto e soprattutto l’etica dello sguardo di Sissako - “un mare di dolore non è un palcoscenico, poiché un uomo che piange non è un orso che balla” (Césaire) - ne fa un regista allergico a ogni forma di sensazionalismo.

Inoltre, è molto importante che per questo film siano stati premiati non solo il regista e i produttori, ma anche diversi tecnici e professionisti tunisini, da Sofian El Fani, autore della fotografia, a Nadia Ben Rachid, che firma anche in questa occasione il montaggio, e Amine Bouhafa, per le musiche originali. Gli altri premi sono andati a Sissako e Kessen Tall per la sceneggiatura, e a Philippe Welsh, Roman Dymny e Thierry Delor per il suono, mentre l’unico tra i nominati a non essere premiato è stato l’autore delle scenografie (Sébastien Kirchler).

Di seguito, riportiamo la traduzione del discorso con cui Sissako ha accolto sul palco la notizia del premio alla regia (qui il video col discorso in originale):

"Vorrei anzitutto ringraziare semplicemente tutti quelli che hanno aiutato la realizzazione di questo film. Sono molto numerosi. Vorrei ringraziare il mio paese, la Mauritania, che in un momento estremamente critico ha accettato di proteggere una troupe di francesi, di stranieri e anche di mauritani. È stato qualcosa di terribile ma l’abbiamo fatto.

Un film è un’avventura straordinaria. Un film è fatto di incontri. Il mio primo incontro è stato con la città di Parigi che mi ha accolto a 22 anni, quando sono venuto da Mosca e sono stato accolto dalla Francia. Ho fatto tutto questo lavoro di regista con il sostegno di ARTE, il canale ARTE. Senza ARTE, penso che non sarei potuto essere il regista che sono oggi. Penso a questo. Penso alla straordinaria capacità di questo paese di includere molte persone e penso che questa Francia, straordinaria, ha appena provato ancora una volta che è un Paese straordinario, aperto agli altri, altrimenti non avremmo avuto tanti Césars. Questa Francia straordinaria è anche questa Accademia del cinema che ci ha incluso in questa grande famiglia del cinema. Questa Francia è anche il poco meno di un milione di persone che sono andate al cinema per vedere questo film, sono donne, uomini, che sono francesi e anche non francesi, stranieri. Penso molto a loro questa sera perché io non li conosco ma sento profondamente il loro amore verso questo cinema che è il cinema dell’umanità e dell’umiltà.

Questa Francia ha avuto fiducia di noi, in una forma di urgenza, perché quando ho deciso di fare questo film, tutto si è svolto velocemente, grazie a una signora straordinaria, Sylvie Pialat, che ha la qualità indispensabile a un produttore e una produttrice, di credere alle cose e di prendere dei rischi. Lei ha preso i stessi nostri rischi perché non è rimasta a Parigi è venuta tre volte a Oualata, e tre volte a Oualata significa due giorni di viaggio in auto dalla capitale a questa città e questo è qualcosa di straordinario. È stato straordinario il lavoro con la squadra di Les Films du Worso. È stato straordinario avere la fiducia di Jean Labadie su due pagine e un desiderio molto forte di fare questo film. Lui ci ha creduto e ci ha sostenuto così come la Francia.

Ma penso anche profondamente alle centinaia e centinaia di persone in Mauritania che non hanno la possibilità che hanno molte persone di fare dei film. Quindi ho scelto il mio secondo e terzo assistente tra loro e loro mi hanno scelto e hanno avuto fiducia di me. Queste persone non sono a Parigi ma credo che la maggior parte di loro ci stia guardando. Ma al di là della Mauritania è anche l’Africa che ci guarda. Questo continente straordinario di cui si parla raramente per la sua bellezza, per la sua forza, ma è un continente straordinario, bello e forte, che anch’esso ci guarda. Questo è quindi qualcosa che condividiamo. Vorrei molto sinceramente ringraziare perché se siamo qui stasera è perché c’è un avvenimento, un’istituzione che ha dato tutta la possibilità a Timbuktu e questo è il Festival di Cannes. Penso che senza il Festival di Cannes non sarei qui. La prima luce su Timbuktu è Cannes che l’ha fatta. Vorrei che salutassimo questo festival magnifico.

Vorrei anche salutare tutti gli attori che hanno portato avanti quest’avventura con me e che sono nella sala. Parlo di Toulou Kiki, di Abel Jafri, di Hichem Yacoubi, di Ahmed Ibrahim detto Pino, di Zikra [Oualet Moussa] che non è qui ed è maliana, di Weli [Cleib], di Salem [Dendou], tutte queste persone straordinarie che per la maggior parte non avevano mai girato un film... Questa coppia straordinaria che ha avuto fiducia nel cinema, Toulou e Pino, siete meravigliosi e vi ringrazio molto. Grazie a tutti e, per terminare, vorrei abbracciare forte mia moglie che mi ha accompagnato in tutto questo tempo, abbiamo scritto insieme il film, i nostri figli, che ci guardano probabilmente, salvo il più piccolo che ha tre settimane. Bravi a tutti. La Francia è un paese magnifico perché è capace di sollevarsi contro l’orrore, contro la violenza e l’oscurantismo. Vorrei terminare con una sola frase: non c’è scontro di civiltà, non esiste, c’è un incontro di civiltà, e questo è importante. Grazie".

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
martedì 9 aprile 2019

Minervini in sala a maggio

CHE FARE QUANDO IL MONDO È IN FIAMME? (What You Gonna Do When the World’s on Fire?) il film (...)

lunedì 1 aprile 2019

Il Rwanda alla Casa delle Donne

RWANDA, IL PAESE DELLE DONNE è il documentario di Sabrina Varani che sarà proiettato lunedì 8 (...)

venerdì 29 marzo 2019

FESCAAAL 2019: Tezeta Abraham madrina

Il prossimo sabato 30 marzo alle ore 10.00 presso l’Auditorium San Fedele di Milano si terrà la (...)

mercoledì 27 marzo 2019

Fescaaal 2019: il premio Mutti-AMM2019

Viene presentato oggi al FESCAAAL di Milano - mercoledì 27 marzo, ore 19.00 - il Premio (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha