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FCAAAL 2015: March of the Gods - Botswana Metalheads

di Raffaele Mosca

Botswana: dove il metal è uno stile di vita

Presentato all’interno della sezione Concorso Extr’A, competizione dedicata ai registi italiani che hanno portato sullo schermo storie provenienti dall’Africa, dall’Asia e dall’America Latina, March of the Gods offre una panoramica della scena heavy metal del Botswana, piccolo stato dell’Africa australe che ha assistito nell’ultimo decennio alla proliferazione di numerosi gruppi rock e metal. Raffaele Mosca, regista e produttore milanese di documentari televisivi, ha vinto con questo il premio come Miglior Documentario al The People’s Film Festival 2015.

Il film ci presenta la scena musicale del Botswana, stato che conta neanche due milioni di persone ma che vanta una tra le più vivaci e significative produzioni rock metal dell’Africa sub-sahariana. Tra le band, la più conosciuta e la più seguita è quella dei Wrust, gruppo metal formatosi nel 2000 che, grazie alla fusione di ritmi tradizionali e metal classico, è riuscito a farsi amare in Botswana e in Sudafrica e ad aprire concerti importanti come quello dei Sepultura. Nella prima parte, il documentario si concentra sulla formazione e sul percorso dei Wrust, alternando alle voci dei componenti del gruppo quella del fotografo Frank Marshall che racconta lo stupore e l’incredulità suscitati dalle fotografie di questi musicisti vestiti di pelle, borchie e teschi. Il racconto apre successivamente lo sguardo all’intero paesaggio rock del Botswana, mostrando le aspettative e le delusioni di altri piccoli gruppi, come la band Kamp 13 che facendo soft rock non riesce a ricevere attenzione, o i vecchi maestri Metal Orizon che continuano a suonare dopo trent’anni. Ma ci ricorda Mosca, affidando il concerto alle sequenze finali, che solo i Wrust sono riusciti a varcare i confini dell’Africa, suonando al SoloMacello Fest a Milano nel 2013.

March of the Gods è il cammino dei giovani botswani che attraverso la condivisione musicale e l’abbigliamento comune si sentono degli dei. Il metal diviene infatti stile di vita e non semplice hobby, una filosofia basata sui valori della fratellanza e della condivisione, in cui le differenze razziali, sociali, economiche scompaiono nel nome del “metallo”. “Di tutti quelli che vogliono far del male ai miei fratelli e alle mie sorelle indosserò il loro cranio intorno al mio collo. Se tu sei un babbuino e mangi il raccolto di mio nonno o sei un essere umano che può fare del male ai miei fratelli e sorelle, allora io troverò il modo di indossare il tuo cranio intorno al mio collo”: sentenzia un musicista con un grosso teschio al collo nell’inquadratura che chiude il film. Il rispetto per i valori comunitari infatti viene più volte sottolineato: essere “metallaro” o rocker significa prima di tutto “essere una brava persona”.

La dinamicità della scena musicale, la passione e la tenacia di costruire qualcosa di personale che partendo dai richiami occidentali se ne allontani, riflettono la crescita economica e i cambiamenti sociali che il paese sta vivendo. Inoltre la proliferazione dei canali di diffusione, soprattutto Facebook e YouTube, concede a queste voci lontane la possibilità di essere ascoltate e di dire qualcosa di nuovo all’ormai vecchio mercato occidentale.

Il racconto procede in modo lineare attraverso interviste frontali e spezzoni dei concerti, senza pretese visive o sonore. Vengono ritratti i musicisti nelle loro case, immersi negli incredibili paesaggi tropicali che contrastano con il loro abbigliamento composto rigorosamente da giacche di pelle nere e borchie. Il desiderio di mostrare un quadro completo del movimento metal solo attraverso le interviste rischia però di diminuire il legame con lo spettatore. Durante la prima parte del film si è infatti catturati dall’energia dei Wrust e dalle belle fotografie delle diverse band ma man mano che si procede la narrazione si appiattisce e si ripete visivamente. March of the Gods, debutto alla regia per Raffaele Mosca, rimane, nonostante la perdita del ritmo narrativo, un lavoro prezioso e coraggioso che squarcia il nostro immaginario sull’Africa per mostrarci quanta energia e quanto “rumore” provengano dal Sud.

Valentina Lupi | 25. Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

Cast & CreditsMarch of the Gods - Botswana Metalheads
Regia e montaggio: Raffaele Mosca; sceneggiatura: Alessio Calabresi; origine: Italia/Grecia/GB, 2014; formato: HD, DCP; durata: 87’; produzione: Natalia Kouneli; sito ufficiale: marchofthegods.com

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