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FCAAAL 2015: Jikoo, la chose espérée

di Christophe Leroy e Adrien Camus

Quando il turismo rischia di essere “solo polvere negli occhi”

È stato presentato ieri in prima nazionale, Jikoo, la chose espérée, all’interno della sezione speciale Films that Feed, che quest’anno si rivolge alle opere che affrontano i temi di EXPO 2015, dalla sicurezza alimentare all’agricoltura urbana, dal landgrabbing alla promozione di modelli agroalimentari alternativi. Con Jikoo, i registi Christophe Leroy e Adrien Camus hanno già vinto due prestigiosi premi in Francia (Gran Premio della Giuria al Festival Caméras des Champs 2014 e Prix Anthropologie al Festival International du film ethnographique Jean Rouch 2014).

Il parco del delta del Saloum in Senegal, istituito nel 1976 e divenuto nel 2011 patrimonio mondiale dell’Unesco, è abitato da circa 200.000 persone, agricoltori e pescatori, che da anni aspettano invano di beneficiare dei molti progetti internazionali attivi all’interno del parco. Gli abitanti del villaggio di Bakadadji, ad esempio, cercano di farsi finanziare delle recinzioni per proteggere i raccolti dai facoceri ma le loro richieste non vengono ascoltate e i soldi rimangono nelle casse delle amministrazioni locali. Il film ritrae la quotidianità degli abitanti, segue i passi del capo del villaggio, i tentativi di intrappolare i facoceri e la costruzione lenta di un sogno che viene infranto ad ogni raccolto distrutto.

Emergono le contraddizioni dei potenziali aiuti internazionali e dell’eco-turismo: “Loro dicono che se l’agricoltura non ci nutrirà più, lo farà il turismo ma non vogliamo vivere di turismo, siamo contadini e questo è il modo di vita che conosciamo. Il turismo non è la soluzione, è solo polvere negli occhi”. In questo scenario anche uccidere un facocero per proteggere i campi diventa un’azione illegale all’interno di un parco protetto. Viene presentato così il binomio oppositivo agricoltura/turismo, lascito della più annosa diatriba natura/cultura: la distruzione dell’una è necessaria per far posto all’altra? Gli aiuti internazionali sono forse l’ennesima imposizione occidentale di matrice neocoloniale oppure sono indispensabili risorse per l’avanzamento del paese? Secondo l’antica saggezza del capo del villaggio il turismo condurrà alla perdita della cultura rurale e dei valori ad essa legati. E poi, come i film di questa sezione speciale ci stanno mostrando, solamente quando li avremo persi cercheremo di tornare a quei saperi agricoli che sono alla base dell’unico futuro che possiamo percorrere.

I movimenti e le parole del capo del villaggio scandiscono l’andamento narrativo. La macchina da presa scompare, diviene elemento invisibile per lasciare ai luoghi e ai volti il tempo e lo spazio dell’azione: la raccolta della calce, un bambino che corre in un campo di granturco, dei pappagalli che si levano in volo fra gli alberi. Solo in alcuni momenti l’implicito accordo cinematografico viene rotto dagli sguardi in macchina degli abitanti, come se all’improvviso ci si ricordasse della presenza di questo elemento estraneo. Anche le parole del capo del villaggio ci arrivano in un tempo diverso rispetto all’immagine, l’uomo non si rivolge mai direttamente allo spettatore. I movimenti della camera restano minimi, di aggiustamento, per prediligere piani fissi. Alcune sequenze ricordano il magnifico film di Sissako La Vie sur terre (1998), in particolare i campi lunghi che ritraggono il personaggio mentre tenta di scacciare gli uccelli dal raccolto. Jikoo si nutre di un ritmo lento, mai monotono. “La vita si costruisce poco alla volta come un nido d’uccello, ramo per ramo, erba per erba. Solo così il nido sarà grande”. Rimangono infine le sfide del quotidiano, un grosso albero che dopo duro lavoro viene tagliato per diventare una camera da letto.

Valentina Lupi | 25. Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

Cast & CreditsJikoo, la chose espéré
Regia, sceneggiatura e montaggio: Christophe Leroy, Adrien Camus; origine: Francia/Senegal, 2014; durata: 52’; produzione: La Troisième Porte à Gauche

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