title_magazine

Cannes 68. Lamb

di Yared Zeleke

Accarezzare l’infanzia che se ne va

Dopo l’affermazione internazionale di Difret, il cinema etiope conosce una stagione di promettente visibilità che la proposizione a Cannes (Un Certain Regard) di questo Lamb, primo film della sua nazione ad essere ospitato in selezione officiale, potrà contribuire a rilanciare. Del resto, come Haile Gerima, Yemane Demissie e lo stesso Zeresenay Mehari, lo stesso Yared Zeleke, nato in Etiopia nel 1978, ha fatto i suoi studi di cinema negli Stati Uniti (NYU nel suo caso) ed è riuscito a chiudere il suo primo lungometraggio solo a 38 anni, dopo una gavetta di diversi corti e documentari, e la costruzione di una complessa compagine produttiva, che ha coinvolto partner dislocati in Francia, Germania e Norvegia (ma non gli Stati Uniti). Questo dato potrà spiegare non pochi elementi nelle scelte di fondo di Zeleke, a partire dallo sforzo di puntare su una ricerca di universalità che passa per la valorizzazione delle peculiarità culturali e paesaggistiche del suo paese d’origine.

Protagonista di questo apologo che con grande semplicità dà una spallata a diverse forme di discriminazione e chiusura – dallo specismo al genere, passando per la religione – segue le vicende di Ephraim (Rediat Amare), un ragazzino di nove anni che vive in un villaggio di montagna insieme al padre (Indris Mohamed) e a una pecora dal pelo lungo, Chuni, coccolata come una sorta di sorella. La morte della madre, causata dalla carestia a sua volta prodotta dalla siccità, costringe il padre a lasciare il villaggio e ad affidarlo alle cure della zia Emama e del cugino Solomon ma non tardano a manifestarsi i problemi per il piccolo Ephraim. Il capofamiglia Solomon lo vorrebbe con lui a lavorare nei campi e mette subito gli occhi addosso a Chuni per il rituale pranzo della festa della croce ma il ragazzo si trova più a suo agio con gli utensili da cucina che con l’aratro e, con la scusa di aiutare in famiglia, grazie alla complicità delle donne si ingegna a preparare sambusa che vende al mercato, con lo scopo di mettere da parte soldi per tornare al paese d’origine.

La vita della famiglia è turbata dalla salute fragile di una figlia piccola di Solomon e dai dissapori fra la moglie Azeb e la figliastra Tsion (Kidist Siyum), un’adolescente forte e sicura di sé che non vuole saperne di sposarsi e insegue il sogno di studiare agronomia ad Addis Abeba. Dopo un’iniziale diffidenza, tra Ephraim e Tsion si crea un attaccamento profondo, sigillato da alcuni segreti e dalla necessità di difendersi da tante piccole insidie quotidiane, come una banda di ragazzi di strada che tormenta Ephraim per chiedergli il pizzo sulle vendite al mercato o solo per sfregio, a causa della sua origine ebrea per parte di madre. La situazione per Ephraim precipita proprio quando Tsion, dopo l’ennesima lite con Azeb, prende il coraggio a due mani e scappa ad Addis mentre la sua adorata Chuni si accasa in un gregge di pecore, custodito da una pastorella musulmana di un villaggio vicino.

Lamb è un’opera prima dalla struttura narrativa esile, che procede specie nella seconda parte un po’ a strappi e sembra avanzare senza un principio di economia rigoroso. Lo stesso, insistito, ricorso alla musica – un mix di brani di pop locale, musiche tradizionali e una partitura originale ispirata a un regime transculturale, come a far da raccordo fra il mondo del film e quello di una platea eterogenea ideale di spettatori – alla lunga potrà risultare per taluni stucchevole. Ciononostante, la messinscena poggia su una buona scelta di materiali, dalle location suggestive agli interpreti non professionisti – su tutti i due giovanissimi scelti per i ruoli di Ephraim e Tsion. La stessa regia, che alterna fra primi piani e inquadrature perlopiù statiche d’insieme, con un ricorso molto parco ma efficace ai movimenti di macchina, risulta piuttosto sicuro. Al di là delle coordinate stilistiche, il film trasmette valori forti di attaccamento all’universo familiare presentato tuttavia anche nelle sue componenti repressive rispetto alle esigenze di libertà del singolo. Forte è l’attenzione a costruire personaggi dotati di un certo tasso d’integrità morale, solidi sul piano drammaturgico e in chiaroscuro, inseguendo il registro di una narrazione intimista che oscilla fra tenerezza e umorismo, collezionando piccoli traumi, momenti di prova e slanci verso un futuro di riscatto.

Leonardo De Franceschi | 68. Festival de Cannes

Cast & CreditsLamb
Regia: Yared Zeleke; sceneggiatura: Yared Zeleke; musica: Christophe Chassol; fotografia: Josée Deshaies; montaggio: Véronique Bruque; costumi: Sandra Berrebi; interpreti: Rediate Amare, Kidist Siyum, Welela Assefa, Surafel Teka; origine: Etiopia, Francia, Germania, Norvegia, 2015; durata: 94’; produzione: Laurent Lavolé (Gloria Films) Ama Ampadu (Slum Kid Films), in coproduzione con Heimatfilm, ZDF, Film Farms, Dublin Films; distribuzione internazionale: Films Distribution.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
mercoledì 19 settembre 2018

On line il sito Missing at the Borders

E’ on line il sito https://missingattheborders.org/ che intende dare voce e dignità alla famiglie (...)

mercoledì 19 settembre 2018

In sala La libertà non deve morire in mare

Esce nelle sale giovedì 27 settembre con Distribuzione Indipendente il documentario La libertà (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: alle GdA due premi per Joy

Alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia ben due premi sono andati a Joy della (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: premiato 1938 Diversi

Presentato fuori concorso a Venezia 75 - in sala dall’11 ottobre e il 23 ottobre su Sky Arte - (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha