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Antonio Campobasso al Palladium

a cura di Leonardo De Franceschi

Appuntamento da non perdere domenica 31 maggio

Di solito su Cinemafrica non ci occupiamo di arti dal vivo, per una precisa scelta editoriale ma stavolta l’evento meritava tutta la nostra attenzione. Stiamo parlando dell’attesa rentrée di Antonio Campobasso a teatro, per un one night show memorabile al Teatro Palladium di Roma, in programma domenica 31 maggio alle ore 21:15. L’attore pugliese, qui in scena col suo gruppo teatrale I Negri, formato con l’aiuto regista e costumista Carla Brait, porta in scena ’U jezzmen - Studio per un assolo a rischio per voce clandestina, monologo ispirato alla biografia di uno degli interpreti più maledetti del jazz, Charlie Mingus (1922-79), contrabbassista, pianista e compositore, considerato l’erede naturale di Duke Ellington, autore di un capolavoro insuperato come Epitaph (1990) e molto amato anche dai cinefili per la sua collaborazione con Cassavetes in Ombre (1961).

Il legame di Campobasso con la cultura e l’identità black parte da lontano. Antonio si definisce "fratello della Repubblica", essendo nato a Bari il 2 giugno 1946, da una donna pugliese e un soldato afroamericano, californiano, della Quinta Armata. Figlio della guerra, cresciuto dalla nonna a Triggiano, in provincia di Bari, in una situazione di povertà, discriminazione e isolamento, Antonio conoscerà prima l’orfanotrofio a nove anni, poi una fugace stagione di libertà da dropout a diciassette, di lì a poco il riformatorio e infine il carcere. Proprio il teatro e in particolare la frequentazione dello Studio Fersen, nel quale si diploma nel 1978, gli apre una nuova strada di affermazione, anche se la notorietà arriva nel 1980 con la pubblicazione per Feltrinelli di Nero di Puglia, straziante autonarrazione a cavallo fra lirismo e naturalismo che gli vale la partecipazione da finalista al Premio Viareggio e il Premio Fregene.

Nel 1981 realizza per la rubrica “Primo piano” di Rai Due lo special televisivo Ballata di un Nero di Puglia. Nel 1982 fonda il gruppo Ritoteatro e inizia un’intensa collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Roma realizzando alcuni importanti laboratori teatrali, tre dei quali nel carcere romano di Rebibbia, dove mette in scena lo spettacolo Marat/Sade da Peter Weiss, che ottiene il Premio Nazionale della Critica Teatrale 1988. Le questioni dell’identità connesse all’insopprimibile ansia di libertà sono al centro di diversi allestimenti, realizzati nell’arco di oltre trent’anni di palcoscenico in cui l’interesse specifico per la cultura black emerge in spettacoli da Amiri Baraka (Dutchman, 1985-86), O’Neill (L’imperatore Jones, 1988) e Langston Hughes (Due negri al bar, 2000).
Più sporadiche le apparizioni sul piccolo schermo, in alcune fiction, tra cui L’onore e il rispetto 2, per la regia di Salvatore Samperi. Del 2006 la sua finora unica prova cinematografica, ne Il mercante di stoffe di Antonio Baiocco.

Quando qualche tempo fa, ispirato dalla lettura di “Peggio di un bastardo”, decisi di dare corpo e voce in un teatro di prosa alla figura di Mingus, uno dei personaggi più inquieti ed estrosi della storia del jazz, sicuramente il più "molesto", mi fu subito chiaro che ciò che volevo "innescare" sulla scena era la sua indole umana e psicologica, i suoi umori, la sua trasgressione, il suo stato limite (e persino la sua violenza) nella parola. La parola con i suoi ritmi, i suoi pretesti, le sue minacce... La sua maledizione. E questo perché sulla scena con Mingus ci sono anch’io, con i miei fermenti, le mie ansie e la mia necessità di scavare nei silenzi urlati e marciti tra le mura del carcere e del manicomio.
Ho concepito “’U jezzmen” come una partitura jazz, giocando con le parole, la lingua, la gestualità e lo spazio come fossero ciascuno lo strumento di una band che insegue e si nutre di una melodia per trasgredire alla prima occasione. Una drammaturgia segnata da sfuriate verbali in dialetto pugliese e da concitati passaggi musicali.

Per maggiori informazioni, consultare la scheda dello spettacolo (qui).

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