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Cannes 68: Oka

di Souleymane Cissé

Cinediario di un maestro del cinema africano

Presentata fuori concorso, fra le proiezioni speciali, l’ultima opera del maliano Souleymane Cissé, Oka è una sorta di diario filmato che raccoglie le memorie cinematografiche dell’autore e un triste processo famigliare.

Iniziando dal primissimo piano di una statua di legno e da una leggenda maliana, Cissé traccia la genealogia della sua famiglia, a Bamako, presente nell’antico quartiere di Bozola da generazioni e generazioni, e poi racconta il suo amore per il cinema, dal gioco con le ombre per i suoi amici, da fanciullo, nel cortile della casa familiare, fino al lavoro sul set, con la figlia più piccola tra le dune del film Yeelen. La sua memoria si sposa allo sguardo amoroso sul presente e sui più piccoli della sua famiglia, ma insieme si fa racconto di denuncia su un caso di sopruso istituzionale subito dalle sue sorelle, sfrattate con violenza (l’irruzione della polizia meticolosamente ricostruita), e in causa per poter rientrare ad abitare quella che è la “loro casa”, il legame con i genitori e gli antenati, e anche tutto il loro patrimonio.
Il dolore familiare dell’autore si mescola poi al dolore per la consapevolezza di una stagione politica ancor più triste per il Mali, vittima della guerra e della crescente minaccia dell’integralismo religioso e del terrorismo che non hanno nulla a che vedere con la tradizione di accoglienza e convivenza del Paese.

Oka è un’opera ibrida e singolare, che non riesce a trovare una giusta sintesi e a raggiungere lo splendido melange di racconto e poesia, tipico di tutti i suoi capolavori, da Den Muso a Waati. Ma sicuramente è un film in linea con uno dei temi conduttori del festival, ovvero “Familles je vous aime”, come ha sottolineato anche Thierry Frémaux alla presentazione ufficiale del film: un film che è una complessa storia di famiglia e un atto d’amore per il cinema, ma anche il ritorno a Cannes di un regista legato da un’amicizia particolare con il Festival.

Souleymane Cissé, con i suoi 75 anni e i suoi 5 capolavori (Den Muso, Baara, Finye, Yeelen, Waati), può essere considerato come un nuovo “doyen des doyens”, sul modello del senegalese Sembène. Un regista acclamato nel continente africano e vincitore per due volte (con Baara e Finye) dell’Etalon d’Or al FESPACO, lo storico festival panafricano di cinema che si svolge dal 1969 ogni due anni a Ouagadougou in Burkina Faso. Ma un maestro del cinema africano (e non solo) che è stato riconosciuto anche all’estero, in modo particolare proprio sulla Croisette: primo regista dell’Africa subsahariana ad essere premiato nel 1987 con Yeelen e poi più volte ospite del festival, in selezione ufficiale, membro della giuria ufficiale nel 1983 e presidente della Cinéfondation nel 2006. Un regista omaggiato giustamente anche dalla seconda edizione del festival Cines del Sur di Granada nel 2008, con una retrospettiva e un volume in spagnolo e in inglese ("Souleymane Cissé. Con los ojos de la eternidad / With the Eyes of Eternity"), che è stata la prima monografia in assoluto dedicata a un grande maestro di cinema, che ho avuto l’onore di scrivere con Leonardo De Franceschi, grazie al compianto Alberto Elena. Poi ripubblicato in italiano nel 2009 con Kaplan (Souleymane Cissé. Con gli occhi dell’eternità), aggiungendo una parte anche sull’ultimo film presentato a Cannes, ovvero Min ye.

Cissé è un cineasta poetico ed insieme combattente, che è stato anche in prigione in seguito alla censura operata sul suo primo lungometraggio, Den Muso, dedicato alla condizione femminile: un tema che starà sempre a cuore al regista e che ritorna in un modo o nell’altro in tutti i suoi film, nei suoi capolavori, ma anche in Min ye (che affrontava il tema della poligamia) e ora in Oka, in cui ad essere coprotagoniste con lui ci sono soprattutto le sue quattro sorelle, simbolo di resistenza e di dignità di fronte alle storture della giustizia e alla violenza del potere. E proprio con il simbolo che rappresenta la donna, "Muso" in bambara, si apre il film.

Il magma denso e a volte ripetitivo della materia del film mette in rilievo l’accumulo di materiali e di idee per un film che il regista voleva a tutti i costi fare dal 2008 e che infatti è dedicato ad un’altra pietra miliare del cinema africano, la montatrice e amica Andrée Davanture, morta lo scorso anno, a cui è dedicato Oka.
Le parti più riuscite del film sono quelle più poetiche e più diaristiche, in cui Cissé si mette in scena, anche in lacrime, e si lascia andare al flusso del ricordo, della memoria, sul filo del suo amore per il cinema e della voglia di combattere e di raccontare. Di essere vicino alle sue sorelle. Un flusso denso anche di citazioni, soprattutto da Finye. Mentre il film diventa troppo ripetitivo e pesante quando mette in scena la causa legale in seguito allo sfratto subito dalle sorelle e quando cerca di fare un legame con la situazione politica attuale del Mali e con la minaccia dell’integralismo.

Speriamo di cuore che l’essere riuscito a far venir fuori tutta questa materia dolorosa e personale aiuti Cissé a ritrovare presto le sue ispirazioni più alte e a concentrarsi di nuovo su un soggetto potente in cui riesca a ritrovare la sua sintesi perfetta fra la realtà del racconto e l’astrazione della poesia.

Maria Coletti | 68. Festival di Cannes

Cast & Credits Oka
Regia: Souleymane Cissé; soggetto e sceneggiatura: Souleymane Cissé; fotografia: Xavier Arias, Fabien Lamotte, Thomas Robin, Soussaba Cissé; montaggio: Andrée Davanture, Youssouf Cisse, Marie-Christine Rougerie, Clémence Diard; suono: Yrié Sabo, Vincent Defaye, Joel Rangon; interpreti: Souleymane Cissé, Magnini Koroba Cissé (prima sorella), Aminata Cissé (seconda sorella), Badjeneba Cissé (terza sorella), M’ba Cissé (quarta sorella); produzione: Sise Filimo/Les Films Cissé; vendite internazionali: Orange Studio; origine: Mali, 2015; formato: colore, versione originale bambara; durata: 96’.

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