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Il cinema ritrovato riscopre Chikly

di Leonardo De Franceschi

Una mostra e una retrospettiva per celebrare Albert Salama Chikly

Proprio nel giorno in cui gli occhi del mondo tornano a rivolgersi alla Tunisia bersagliata, in pieno Ramadan, dall’ottusità assassina degli integralisti, apre a Bologna Il Cinema ritrovato, storico festival dedicato alla riscoperta del cinema del passato prossimo e remoto, riportato alla luce dai maghi del restauro. Quest’anno oggetto di un omaggio affettuoso è Albert Samama Chikly, pioniere assoluto della fotografia e del cinema tunisino. Figura leggendaria dai talenti multiformi, si dice sia stato il primo a introdurre in Tunisia non solo fotografia e cinema ma anche il telegrafo senza fili, la radio, i raggi X e la bicicletta, attratto com’era da tutte le macchine e i ritrovati della modernità.

Aneddoti mirabolanti a parte, coevo dei fratelli Lumière, Chikly è stato tra i primi creatori in terra d’Africa a cimentarsi col mezzo cinematografico, e ha firmato il primo film tunisino, Zohra nel 1922, incentrato sulle avventure di una giovane pilota francese, interpretata dalla figlia Haydée Tamzali, autrice allora anche della sceneggiatura e del montaggio, che precipita sulla costa tunisina a causa di una tempesta e viene soccorsa e adottata dalle persone di un villaggio di pastori beduini.

La consacrazione arriverà però con Aïn El-Ghazel (Occhi di gazzella), un melodramma sulla piaga dei matrimoni combinati con protagonista ancora Haydée nel ruolo della figlia di un caid destinata dal padre a sposare un ricco agricoltore. La giovane, pure destinata a una fine tragica, si ribella alla legge del padre, modello di assertività importante lungo un percorso di consapevolezza sulla condizione femminile che porterà di lì a pochi anni Tahar Haddad a pubblicare il suo classico pamphlet protofemminista Notre femme dans la loi et dans la societé (1930). Haydée però sarà bloccata proprio dal padre, davanti alla prospettiva di partire per Hollywood, dietro l’invito allettante di Rex Ingram, che l’aveva conosciuta sul set tunisino di The Arab (1924).

Autore di uno storico reportage nel 1908 a Messina, dopo il terribile terremoto che devastò la città, figlio di un importante banchiere ebreo vicino alla corte beilicale, Albert era legato all’Italia anche per aver sposato Blanche Ferrero, discendente dalla famiglia dei Savoia. Appassionato di ritrovati tecnologici, Samama Chikly ha attraversato in lungo e in largo la Tunisia, cogliendone la bellezza in tutte le sue sfaccettature, dall’eredità archeologica romana, alla vita senza tempo di contadini, pescatori e artigiani, ai riti cortesi della borghesia agiata di Tunisi. La mostra sarà un’occasione rara per conoscere l’opera di questo pioniere dell’immagine documentaria e narrativa, amato da diverse generazioni del cinema tunisino e fatto oggetto di diversi tributi, da Férid Boughedir (prefatore di un importante libro fotografico uscito nel 2000) a Mahmoud Ben Mahmoud, autore di un documentario toccante realizzato nel 1995, con una testimone d’eccezione come la figlia Haydée.

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