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Venezia 72. Madame Courage

di Merzak Allouache

Ladro di sguardi

Abbiamo appena visto l’ultima fatica di Merzak Allouache, veterano del cinema algerino, ma solo in anni relativamente recenti riscoperto dalla Mostra, che gli ha tributato un importante riconoscimento, selezionando in concorso, due anni fa, il suo Les Terrasses.
Madame Courage, presentato nella sezione Orizzonti, come Bab El-Oued City (1994) o i più recenti L’Autre monde (2001), Harragas (2009) e Le Repenti (2012), si concentra sulle contraddizioni più irrisolte dell’Algeria di oggi, mettendo tra parentesi le sue doti di narratore leggero e brioso, consacrate quasi quarant’anni fa dal piccolo classico Omar Gatlato (1977).
Come in quel suo esordio folgorante, Allouache continua a gettare il suo sguardo complice sulla generazione dei ventenni, registrando sia il clima di plumbea chiusura che ne tarpa le ali che le loro energie resistenti, in cerca di una via di espressione.

Mostaganem, oggi. Omar (Adlane Djemil) è un giovane sbandato, che vive in una bidonville fuori città, con una madre devota di imam televisivi e una sorella più grande, Sabrina (Leïla Tilmatine), legata da oscuri traffici a un gangster della città, Mokhtar (Mohamed Takerret). Come molti giovani, Omar si fa di Madame Courage, un mix di pillole che lo aiutano a farsi coraggio o a sballarsi quando vuole rilassarsi dopo un colpo: specializzato negli scippi, passa dalle collane alle borse con disinvoltura e destrezza. Finché la sua strada lo porta a incrociare Selma (Lamia Bezouaoui), una liceale. Incrociandola per caso in un bar dopo averle strappato la catenina, la vede piangere insieme alle amiche e senza pensarci su prende a seguirla e, fermandola di colpo, dopo uno scambio di sguardi che lo turba, le restituisce la piccola mano di Fatma che era prima appartenuta alla madre di Selma.

Il gesto di Omar apre una breccia nella sua routine, ma lascia invariati i rapporti in famiglia. La madre lo accoglie di malavoglia nella baracca dove vivono e la sorella, con cui pure condivide la stanza, passa le sue giornate come lui tutto il giorno fuori casa. L’attrazione per Selma lo porta ad aspettare ore e ore sotto il balcone del caseggiato popolare dove vive la ragazza, insieme al fratello maggiore e a un padre anziano e mai ripresosi dalla morte della moglie. Selma è attratta, ma anche spaventata da Omar. Il fratello, che per giunta di professione fa il poliziotto, cerca inutilmente di mandarlo via. Il ragazzo segue Selma anche all’uscita di scuola, scattando di nascosto alcune foto a lei e alle sue amiche. L’esistenza di Omar prende una piega ancora più drammatica quando scopre nel letto Sabrina, pestata a sangue da Mokhtar. Vendicandola e portando a casa un po’ di spesa, Omar trova finalmente un ruolo nella famiglia e questo lo spinge a osare sempre di più per inseguire la sua passione, forse impossibile da realizzare nell’Algeria di oggi.

Fin dalla sequenza d’apertura, con Omar che corre a perdifiato, fuggendo da tre inseguitori nella notte, inquadrato da una macchina a mano mobile e nervosa, Madame Courage fa pensare per un verso ai primi film di Leos Carax, grazie anche al particolare carisma scenico del protagonista, assimilabile per certi versi all’attore feticcio Denis Lavant. Il riferimento però forse più esplicito, soprattutto sul piano dell’opzione di realismo integrale e sulla regia, è al cinema dei Dardenne. Tuttavia, come detto, il film ha una collocazione ben leggibile e coerente nel percorso di Allouache. Eppure, per esempio, la scelta, inevitabile, di allargare il ventaglio dei soggetti-perno della narrazione a Selma e a Sabrina, se aiuta a comporre un quadro più articolato del microcosmo sociale della città, produce cali di tensione nella tessitura emozionale dell’intreccio. Allouache usa questo slittamento di sguardo per variare il ritmo del racconto, uscendo dal pattern sostenuto, fatto di inquadrature strette in macchina a mano, con cui viene sistematicamente seguito il ragazzo.

Allouache compone un ritratto a suo modo felice di una gioventù senza prospettiva, grazie soprattutto alla prova di immedesimazione integrale offerta dal giovanissimo Adlane Djemil. Risucchiato dall’attesa di un futuro che non arriva mai, lo spettatore riesce bene a cogliere con quanta forza le pareti dello spazio, sociale, culturale, politico, premano sulla condizione di Omar e Selma e di tanti giovani come loro, nell’Algeria d’oggi.
Allo stesso tempo, a destare perplessità, nell’approccio di Allouache, sul piano drammaturgico e su quello dell’impaginazione visivo-sonora, è l’adozione di un registro naturalistico che se continua a garantire una certa resa sul piano emozionale, non riesce a far decollare il suo Madame Courage dalla dimensione, pure sempre apprezzabile, della narrazione testimoniale, nonostante il riferimento piuttosto esplicito al motivo tradizionale del "folle di Leila", travolto da una passione impossibile, avrebbe potuto rappresentare una soluzione narrativa interessante.

Leonardo De Franceschi | 72. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsMadame Courage
Regia: Merzak Allouache; sceneggiatura: Merzak Allouache; fotografia: Olivier Guerbois; montaggio: Tuong Vi Nguyen Long, Yann Dedet; suono: Amine Teggar; interpreti: Adlane Djemil, Lamia Bezoiui, Leila Tilmatine, Faidhi Zohra; origine: Francia/Algeria, 2015; durata: 90’; produzione: Antonin Dedet per Neon Productions (Francia), Baya Films (Algeria).

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