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Cinemafrodiscendente: Le ragioni di una sfida

di Maria Coletti e Leonardo De Franceschi

Dal 1° ottobre siamo on line con un nuovo blog

Vi è mai capitato di vedere un film italiano degli anni Cinquanta, di genere o anche d’autore, e fermarvi davanti al viso di un attore o attrice neri con la netta impressione di averlo già visto da qualche altra parte? In alcuni casi, vi sarebbe stato impossibile risalire alla sua identità, specie se il personaggio non viene mai chiamato per nome o se l’interprete in questione non viene menzionato nei titoli, circostanza piuttosto frequente all’epoca. Eppure, alcuni di quegli attori e attrici, africani di nascita o di origine, hanno attraversato molti decenni del cinema italiano, lasciando la loro impronta in decine di titoli, anche se solo in ruoli secondari. Come l’afroamericano John Kitzmiller (44 film tra il 1947 e il 1965), un ingegnere chimico di stanza in Italia nel 1947 come capitano della Quinta Armata. Il regista Luigi Zampa lo lanciò come attore in Vivere in pace, premiato come miglior film straniero dal New York Film Critics Circle, dopodiché Kitzmiller ha trascorso il resto della sua vita soprattutto in Italia, lavorando in film e sceneggiati sotto la direzione di registi di prestigio come Fellini e Lattuada, e vincendo – primo interprete nero nero nella storia del Festival di Cannes - il premio come miglior attore come protagonista nel film di guerra jugoslavo Dolina miru (France Štiglic, 1956).

La maggior parte di voi non potrebbe forse immaginarlo, e nemmeno noi stessi all’inizio della nostra ricerca, ma stiamo parlando di un piccolo esercito di persone, quasi seicento in tutta la storia del cinema e della fiction made in Italy. Stiamo parlando in larga parte di attori o attrici, ma è possibile trovare donne e uomini afrodiscendenti un po’ in tutti i ruoli che compongono la complessa macchina cinema in Italia: registi, sceneggiatori, produttori, direttori della fotografia, autori di colonne sonore, scenografi, editori, selezionatori di festival, agenti di casting, e non solo.

Molti sono nati negli Stati Uniti. Alcuni, hanno trovato proprio nel cinema italiano il loro primo ruolo importante, come ad esempio Dots M. Johnson, il GI nero protagonista dell’episodio napoletano di Paisà (Roberto Rossellini, 1946), o Vonetta McGee, scelta da Luigi Magni come protagonista della sua opera prima Faustina (1968). Alcuni di loro trovarono in Italia una sorta di Eldorado nel periodo della Blaxploitation, come Woody Strode (15 titoli tra il 1968 e il 1989) e Fred Williamson (22 titoli tra il 1974 e il 1991). Molti altri provenivano da paesi africani, come l’eritrea Zeudi Araya, ex stella del genere erotico-esotico e ora produttrice cinematografica di rilievo. Alcuni sono nati in ex colonie (Eritrea, Somalia, Etiopia), o in paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo storicamente legati all’Italia (Tunisia, Marocco, Egitto), o ancora da paesi d’origine delle direttrici migratorie incrementatesi negli anni Ottanta (Senegal, Nigeria). Alcuni altri – come le attrici Esther Elisha e Gamey Guilavogui (che vi guarda dal logo del nostro blog) o i registi Jonas Carpignano e Fred Kuwornu – sono “di seconda generazione”, trasferitisi molto giovani o nati in Italia, da coppie afrodiscendenti o miste, oppure ancora adottati. Larga parte di loro stanno dando un contributo crescente e rilevante all’industry del cinema e delle serie tv negli ultimi anni.

Nessuno aveva mai pensato di dedicare loro un blog, e allora lo abbiamo fatto noi di Cinemafrica. Cinemafrodiscendente – Filmmakers of Africa Descent in Italian cinema è un blog in inglese che sbarca ufficialmente online giovedì 1° ottobre 2015. Questo progetto parte da lontano, potendo esser considerato una sorta di spin off del volume L’Africa in Italia – Per una controstoria postcoloniale del cinema italiano (Roma, Aracne editrice, 2013), curato da Leonardo De Franceschi, con un parterre di autori di saggi che include diverse firme “storiche” della nostra testata, come la condirettrice Maria Coletti, Alice Casalini e Simone Moraldi. In questo volume, abbiamo cercato di affrontare il doppio nodo dell’immagine e del ruolo delle e degli afrodiscendenti nel cinema italiano.

Cinemafrodiscendente è stato creato per aprire uno spazio di ricerca e riflessione sull’esperienza e sull’attività di cineaste e cineasti di nascita o di origine africana, coinvolti in vario modo nel cinema e nella serialità televisiva italiana, dal muto fino ai giorni nostri. Molti di loro erano o sono davvero pieni di talento ma non hanno mai o di rado potuto dimostrarlo, o magari non sono riusciti mai ad arrivare sotto la luce dei riflettori. Il nostro lavoro è un omaggio alla loro arte e esperienza e, più in generale, un altro contributo a una controstoria del cinema italiano, orientata in una prospettiva postcoloniale e consapevole dei problemi di classe, genere e “razza”, in grado di coniugare modi di rappresentazione, modi di produzione e stile.

Pensatori nichilisti, postmoderni e postcoloniali, da Nietzsche a Mbembe, hanno prodotto un’elaborazione molto critica dell’archivio come istituzione, presentandolo come metafora di una struttura di sapere/potere, atta a delimitare ciò che è pensabile, o come un concreto e organizzato deposito di testi concepiti per proteggere e consolidare l’ordine dominante in epoche coloniali e postcoloniali. Ci identifichiamo in questa tradizione di pensiero, ma crediamo fortemente nella eredità degli Studi Subalterni, e nella necessità di battersi nel mondo accademico e al di fuori, al fine di promuovere un approccio più inclusivo alla storia e una narrazione più aperta del tempo presente, a partire dal nostro dominio concreto della ricerca, che è sono gli studi di cinema, dei media e delle immagini visuali. Cinemafrodiscendente può essere definito in questo senso anche come un’iniziativa che si colloca nel quadro dei Postcolonial Digital Humanities, configurandosi come un archivio open-access, postcoloniale e decentralizzato, concepito per stimolare ed integrare i contributi degli utenti di tutto il mondo, non necessariamente accademici o esperti.

L’esperienza afrodiscendente nel cinema italiano è un argomento che non è mai stato esplorato e né tantomeno preso in considerazione nella tradizione italiana degli studi di cinema. I nostri sforzi devono essere interpretati come un contributo alla agency dei cineasti di origine africana nel cinema italiano: per stabilire una conoscenza storica di base; per suscitare un dibattito a 360° gradi sul passato e sul presente; per promuovere in concreto la loro esperienza reale nell’Italia di oggi. La scelta dell’inglese come lingua di comunicazione è intesa come uno strumento strategico per massimizzare l’impatto della nostra ricerca, che si rivolge al pubblico italiano ed internazionale; sì, è un rischio, dal momento che non siamo madrelingua, e siamo consapevoli del fatto che l’inglese è la lingua della comunicazione globale e di Internet, ma anche dell’industria culturale globale, con tutte le sue logiche di mercificazione delle produzioni culturali provenienti da artisti e artigiani subalterni e transnazionali.

Si tratta di una grande sfida per la quale abbiamo bisogno di un contributo personale da parte di tutte e tutti voi, lettori di Cinemafrica, utenti di Internet, cittadini del mondo, spettatori e amanti del cinema. Seguiteci sul blog e sui nostri social network (Facebook, Twitter, YouTube) e inviateci i vostri suggerimenti, commenti e informazioni per arricchire la nostra banca dati. Be a part of it.

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