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The Long Road to the Hall of Fame

di Reda Zine

Un re con tre corone

Sono passati oggi otto mesi da quel 15 febbraio di quest’anno quando al Pan African Film Festival di Los Angeles, kermesse di riferimento per il pubblico black, passò in anteprima mondiale questo The Long Road to the Hall of Fame: From Tony King to Malik Farrakhan, eppure il suo autore Reda Zine, un marocchino 38enne residente a Bologna da cinque anni, continua a fare il giro del mondo, per presentarlo. Domani il film verrà proiettato in prima asiatica al Creative Commons Global Summit di Seoul e fra pochi giorni a migliaia di chilometri di distanza, al Cabo Verde International Film Festival. Merito anche di un personaggio, Tony King aka Malik Farrakhan che ha attraversato più di sessant’anni di storia americana, lasciando il suo nome impresso in lettere d’oro in almeno tre ambiti, il football, il cinema e la musica hip hop, prima di finire dietro la videocamera di Reda.

Racconta chi c’era che quest’estate uno dei momenti più toccanti del concerto dei Public Enemy al Circolo Magnolia di Milano, il 16 luglio, è stato quello in cui Malik Farrakhan, storico responsabile della sicurezza del gruppo e sua spina dorsale e mentore invisibile, è salito sul palco per salutare il pubblico, accompagnato proprio dal regista, di cui al circolo era stato proiettato il documentario poche ore prima. E sì che di palcoscenici questo 68enne nativo di Canton, Ohio, ne ha calcati parecchi, nella sua lunga e movimentata esistenza. The Long Road to the Hall of Fame, scandito in cinque parti, la ripercorre fin dall’infanzia povera, ma relativamente tranquilla vissuta dalla famiglia King nella sua casa un po’ isolata a Pike Street. Ai tempi Tony non sapeva cosa volesse dire ghetto ma la povertà sì, quella si capiva bene cosa fosse, e anche la mancanza di cibo, nonostante i genitori si facessero in quattro per assicurare almeno un pasto caldo al giorno a lui, al fratello maggiore Charles jr. e alla sorella Vickie.

Per il padre l’unico passaporto per l’uscita dal ghetto era il football e allora tutti e due i figli ci si buttarono anima e corpo, approfittando della fama della Miami School, nota per essere stata la culla della National Football League. Tony ricorda ancora come il padre riuscì a far ingaggiare non solo il più grande Charles ma anche lui stesso, dai Buffalo Bills. Era il 1967. Solo molti anni dopo, nel 2009, si sarebbe scoperto che furono i primi fratelli neri a giocare nella stessa squadra di football. Ma in questi quaranta e più anni a Tony succede di tutto. Dopo alcuni anni ai massimi livelli, e alcuni cambi di casacca - uno a causa dell’arrivo in squadra di un certo O.J. Simpson, un altro perché sorpreso a leggere l’autobiografia di Malcolm Z - Tony cede alla seduzione del cinema e si ritira, per iniziare una seconda vita da divo della blaxploitation.

Erano gli anni in cui anche altri ex giocatori di football americano come Fred Williamson e Jim Brown si erano riciclati alla grande nelle vesti di poliziotti o più spesso banditi, protagonisti delle trame stereotipate della blaxploitation, storie ambientate perlopiù nei ghetti neri delle grandi città dell’est, prodotti dalle major per contenere la crisi del cinema hollywoodiano. Tony ci crede e, dopo uno stand in di lusso, unico nero sul set del Padrino, si ritrova ad essere uno dei nomi più richiesti. Nel documentario viene ricordata in particolare la sua partecipazione come tipico tough guy, a Sparkle, un film del 1976, ma il suo nome lo troviamo in decine di titoli, a cavallo fra grande e piccolo schermo. Proprio in quegli stessi anni recita a fianco di Jack Palance in una serie televisiva, la sua prima - Bronk, produzione MGM - e ricorda di aver preteso e ottenuto una limousine, con tanto di autista e parrucchiere personale rigorosamente neri. Il pressbook ci ricorda peraltro che Tony ha fatto capolino anche nel cinema italiano, recitando in quattro action movie nostrani fra il 1980 e 1983 (tre di Margheriti aka Anthony Dawson, tra cui Apocalypse domani), e vivendo a Roma tre anni.

Col senno di poi, Tony ricorda con amarezza il ricorrere dei ruoli stereotipi e la percezione che i bambini, bisognosi di modelli positivi, fossero bombardati da questi personaggi, come lo era stato lui, ai tempi dei film di Tarzan. Anche questa stagione d’oro però declina lentamente, e non tanto per un inevitabile appannamento della sua stella, quanto per una scelta che gli inimica bruscamente tutto l’ambiente dei media. Sul set de La guerra di Gordon (1973) aveva conosciuto Nation of Islam, il gruppo radicale guidato da Louis Farrakhan nel quale aveva militato anche Malcolm X, prima di essere messo ai margini e ucciso su ispirazione pare proprio dei vertici del gruppo. Nel 1983, Tony si converte all’islam e prende il nome proprio del leader, Farrakhan, col suo consenso, diventando testimonial per il gruppo grazie alla sua popolarità, in anni in cui la Nazione era investita da una campagna mediatica negativa feroce e il suo capo accusato di misoginia, fanatismo, istigazione alla violenza.

Le sue partecipazioni cinematografiche e televisive si diradano a causa della sua scelta politica e religiosa, poco compresa inizialmente anche in famiglia - il fratello Charles era uscito dalla Nazione proprio dopo l’omicidio di Malcolm X - e allora proprio il leader gli affida la sicurezza del suo grande amico e frontman dei Public Enemy Chuck D, spalancandoli le porte della sua terza vita, come uomo ombra influente di uno dei gruppi mito della musica hip hop globale. Il resto è quasi presente, con Tony/Malik che si vede riconosciuto da tutti i membri - Chuck D, ma anche Khari Wynn e Flavor Flav - il proprio ruolo da guida morale del gruppo e vede finalmente messa in luce la memoria delle imprese sportive dei fratelli King. La strada per un ingresso ufficiale nella Hall of Fame della AFL non è ancora finita però, come riconosce amaramente Tony/Malik nel finale.

Reda Zine ha ripercorso questo itinerario affascinante prendendosi tutto il tempo necessario a conquistarsi la fiducia di Tony/Malik e per entrare nel suo mondo, basti pensare che il primo incontro è avvenuto nel novembre 2010, quando Reda, che allora lavorava per la rivista di musica L’Kounache, al termine di un concerto dei Public Enemy a Bologna, si era fatto avanti per un’intervista. Sarebbe stato l’inizio di lungo viaggio, a ritroso nel tempo e in avanti, fra il profondo Ohio, New York e Los Angeles, necessario per cogliere e restituire le tracce e il presente di un’esperienza così intensa di vita. Nell’impaginazione audiovisiva, ha trovato un partner prezioso nel musicista Fabrizio Puglisi, autore di uno score originale che si nutre di tutte le sfumature più riconoscibili dell’universo black, dal soul all’RnB, impreziosito da un brano originale scritto dai Public Enemy. La colonna sonora si può ascoltare sulla pagina YouTube del film ma anche acquistare su iTunes. Quanto al film, gli statunitensi possono già vederlo sulla piattaforma KweliTV, gli italiani dovranno armarsi di pazienza come al solito e sperare nell’auspicabile folgorazione di qualche buyer televisivo.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsThe Long Road to the Hall of Fame - From Tony King to Malik Farrakhan
Regia: Reda Zine; soggetto e sceneggiatura: Reda Zine; musiche: Fabrizio Puglisi; montaggio: Davide Polato; suono: Duna Studio, Andrea Scarovi; con: Tony King; origine: Italia, 2014; formato: HD, colore; durata: 70’; produzione: Underville Production; sito ufficiale: thelongroadproject.com

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