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21 MFF. El Ott

di Ibrahim El Batout

Il gatto e il padrone

Se El Ott, quinto lungometraggio dell’egiziano Ibrahim El Batout, presentato in concorso al Med Film Festival di Roma, si articolasse in un linguaggio letterario anziché filmico, potrebbe essere definito una graphic novel. Proposto in anteprima mondiale all’ultimo Adu Dhabi Film Festival, dopo essere stato finanziato anche dal fondo Sanad ed essere passato per il programma Final Cut della Mostra di Venezia, El Ott assembla in un modo non del tutto convincente uno anzi due temi drammaticamente dolorosi e urgenti (la condizione dei bambini di strada e il traffico di organi) e un’estetica aggressiva e stilosissima, pagando lo scotto di una scansione drammaturgica debole, ma conferma anche nel filmmaker, soprattutto sul piano prodottivo, la sensazione di una progettualità solida e coerente.

Il plot è incentrato sulle vicende di El Ott (Amr Waked), letteralmente "il gatto", un killer spietato che vive al Cairo ed è a capo di una piccola banda di fedelissimi, capitanata dal fratello minore El Ghagary. Quando lo spettatore lo vede la prima volta è alle prese con la delicata preparazione di una bomba che di lì a poco finirà nell’ufficio di un rozzo boss della zona, Fathi (Farouk El Fishawi), specializzato nel rapimento di bambini di strada a fini di traffico di organi. Capiremo più avanti che El Ott stesso è stato segnato in prima persona da questa piaga, perché aveva una figlia piccola, Amina, scomparsa anche lei nel nulla. Quando El Ott scopre che Fathi è coinvolto nel traffico di organi risale rapidamente all’esecutore materiale dell’omicidio e lo liquida al termine di una spettacolare ed efficace caccia all’uomo.

A quel punto tra El Ott e Fathi comincia una lotta senza quartiere, complicata dall’entrata in gioco di un ambiguo personaggio, che si muove fra location esclusive (come le piramidi di Giza, altri siti archeologici di primario valore, chiese, moschee e sinagoghe del Cairo) e che, pur essendo il mandante di Fathi, mette sul banco una sua puntata che scombina le carte del killer. La situazione è ulteriormente resa complessa dal peggiorare dello stato del padre, costretto a subire un’invalidante doppia amputazione delle gambe, devastate da un rapido processo gangrenoso. Solo il riscatto di una bambina di strada, strappata a un matrimonio farsa, allevia in parte la febbre che divora il killer, portandolo ad andare fino in fondo al suo desiderio di vendetta.

Il film è ispirato da una tragica realtà come il traffico crescente di organi soprattutto nei quartieri popolari, che vede come vittime i bambini di strada, stimati in circa quattro milioni. Lo stesso Amr Waked, protagonista e produttore del film con la sua società Zad Communication (in Italia lo si ricorda come interprete de Il padre e lo straniero, accanto ad Alessandro Gassman), ha lavorato a un documentario nel quale ha potuto incontrare decine di persone disposte a cedere un rene in cambio di meno di 1.500 dollari. La compagnia è la stessa, sostenuta anche dall’altro attore Farouk Al Fishawy, con cui Ibrahim El Batout, un 52enne ex-cineoperatore di guerra, attivo anche in Iraq, ha prodotto i suoi lavori precedenti, alcuni dei quali acclamati nei maggiori festival internazionali come Eye of the Sun (2008) e il suo penultimo, Winter of Discontent (2012), presentato alla Mostra di Venezia.

El Ott è stato girato nell’autunno 2013 con un budget molto contenuto in location reali, comprese alcune locande su palafitte lungo il Nilo, in una delle quali si rifugia Fathi per sfuggire alla furia di El Ott, e in una città assediata dal coprifuoco, per cui ogni giorno le riprese dovevano essere completate e il personale rientrare entro le 23. Un tour de force tecnico ottenuto solo grazie alla fiducia del suo fidato operatore Tarek Hefny e alla disponibilità totale di attori e tecnici, che ha caratterizzato il guerrilla style di El Batout fin dal suo esordio, Ithaki (2005), realizzato in totale autonomia produttiva, lontano anni luce dalla tendenza commerciale imperante che domina la produzione egiziana, imponendo alle sale remake di vecchi film con star ben note al pubblico.

Essendosi costruito un background di credibilità ormai consolidato, Ibrahim El Batout è riuscito, con la forza del suo modo di fare cinema, e grazie al sostegno delle star indipendenti Amr Waked e Farouk Al Fishawy, a costruirsi una sua nicchia di rispettabilità che gli ha consentito di montare con relativa tranquillità anche questo ultimo film, nonostante il carattere scottante dei temi, distribuito con successo anche nei paesi del Golfo. Che El Batout lavori in sicurezza lo si sente dalla libertà con cui orchestra la sua partitura grafico-cinetico-sonora. La macchina da presa volteggia libera dall’aggancio a un punto di vista riconoscibile, assicurando una mobilità costante allo sguardo che innerva il racconto. Di impatto anche il trattamento del sonoro, grazie all’uso di una colonna sonora sostenuta, spesso diegetica, che dilata la dimensione da noir urbano del film.

La scansione sintattica, in virtù di un ricorso frequente alle sequenze di montaggio, unita a un trattamento grafico antinaturalistico del colore, con tanto di dissolvenze colore/bianco e nero, regalano allo spettatore intense scariche di energia cinetica ma a latitare è la drammaturgia, sia che si prenda un film come El Ott dal lato arthouse sia che lo si prenda da quello grindhouse, per così dire. I personaggi presentano una profilatura iconografica più che psicologica, appunto da graphic novel, ma El Batout non riesce a dare alla figura del grande vecchio e al rapporto con il protagonista quella dimensione politico-metaforica cui probabilmente aspirava, anche se alcuni passaggi mantengono una loro forza allegorica, come quella sequenza di montaggio in cui vediamo il vecchio uomo di potere galleggiare foucaultianamente in tutti i i luoghi di culto in cui si costruisce e negozia consenso, da un antico tempio egizio a una vecchia chiesa copta, da una sinagoga a una moschea, per finire in una discoteca sul Nilo.

Leonardo De Franceschi. 21 MedFilm Festival

Cast & CreditsEl Ott
Regia: Ibrahim El Batout; sceneggiatura: Ibrahim El Batout; fotografia: Tarek Hefny; montaggio: Al-Hawary Ahmed; suono: Mohamed Hassan AlHanafy; musiche: Negm El Din Shaheen, Akram Al Sherif; scenografia: Ahmed Fayez; costumi: Dahlia Heikel; interpreti: Amr Waked, Farouk Al Fishawy, Salah Al-Hanafy, Amr Farouk, Sarah Shaheen, Salma Yacout; origine: Egitto, 2014; formato: DCP, Dolby Digital, colore; durata: 92’; produzione: Amr Waked, Salah Al-Hanafy; Facebook: facebook.com/elottfilm

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