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21 MFF. Histoire de Judas

di Rabah Ameur-Zaïmeche

Documentare la Passione

Histoire de Judas di Rabah Ameur-Zaïmeche è stato presentato in concorso al MedFilm Festival, la manifestazione dedicata al cinema dell’area mediterranea che in questi giorni sta animando le sale del cinema Savoy a Roma.
Il regista franco-algerino con origini berbere ci offre una versione del Vangelo personale e intimista, ci invita a rileggere la figura dell’apostolo sotto una luce completamente nuova: si rompe con l’archetipo dell’ebreo traditore, per suggerire un Giuda appassionato e fedele, al completo servizio di Gesù.

Come in un ciclo pittorico paleocristiano, le scene rappresentano gli episodi più significativi dei giorni che precedono la crocifissione. Nella scena d’apertura, Giuda, interpretato dallo stesso Zaïmeche, sale in cima ad una montagna spoglia e carica Gesù (Nabil Djedouani) in spalla per riportarlo nella comunità dopo i quaranta giorni di digiuno e isolamento. Questo incipit originale ci lascia poi navigare a vista in una successione dei momenti più celebri della passione di Gesù, del tutto trasfigurati da uno stile documentaristico.

Il personaggio di Giuda viene completamente emendato dalle bassezze della tradizione evangelica. Zaïmeche lo rende un personaggio positivo, fedele difensore di Gesù. In questa versione Giuda si assenta addirittura dagli episodi chiave. Impegnato a distruggere le pergamene su cui uno scriba ha illecitamente trascritto le parole del messia, Giuda non partecipa all’ultima cena, messa in scena come un pasto frugale tra confratelli senza troppi convenevoli; addirittura scopre troppo tardi della crocifissione, giunge trafelato sulla collina e si dispera davanti a tre croci già vuote.

Nonostante il punto di vista sia molto originale, la struttura drammaturgica del film resta debole. Il procedere della trama è affidata alla mera accumulazione di momenti più o meno riconoscibili della passione, e lo spettatore viene lasciato naufragare in un flusso di tableaux vivants estetizzanti, illuminati in modo pittorico, ma con pochissime variazioni emotive. Nel tentativo di portare ad estrema rarefazione il racconto dei vangeli, il film manca di uno scheletro drammaturgico forte, tanto che la vicenda risulterebbe incomprensibile se non colmata dal background cristiano che il film chiede allo spettatore come presupposto implicito alla propria intelligibilità.

Giuda è un falso protagonista, perché il film indugia spesso su momenti secondari e accessori della vita di Gesù. La presenza altalenante di Giuda sullo schermo lascia tracce troppo deboli per accendere un vivo interesse per il personaggio e per la sua appassionata devozione. Lo stesso Gesù viene rappresentato volutamente secondo canoni antispettacolari, in atteggiamento quasi sempre meditabondo, a viso semi-coperto, mentre snocciola frasi celebri nel modo meno enfatico possibile. Una scelta di per sé rispettabile quella di decostruire un immaginario di lacca e carta pesta, Pasolini docet, ma qui la figura di cristo è depotenziata fino alla completa banalità dei gesti. Tra le note positive, il personaggio di Barabba, interpretato da Mohamed Aroussi con un viso al limite della caricatura. Barabba è qui un vagabondo idiota e delirante; praticamente il folle del villaggio e non può che suscitare qualche simpatia.

Il film è stato girato nell’Aures, una regione montagnosa a nord est dell’Algeria che confina con il Sahara. infatti lo spettatore è costantemente immerso in paesaggi aridi, caldi, inondati di sole. In ogni scena le inquadrature indugiano su ambienti che inghiottono i personaggi e offrono un fondale naturale e potente. Purtroppo la bellezza delle immagini è sepolta da una diffusa staticità nelle scelte di regia, da inquadrature ingessate nella loro compostezza formale e dall’uso di un francese aulico che sottrae credibilità alla performance degli attori.

A detta del regista il film trova tra le proprie fonti d’ispirazione, oltre che in Rembrandt e Caravaggio, nelle opere dedicate alla vita di Gesù dal nostro Erri De Luca, al quale sembra che in un primo momento sia stato proposto addirittura il ruolo di Ponzio Pilato. Zaïmeche si dice affascinato dalla capacità di De Luca di riportare le storie del vangelo alla propria materialità, ridando un volto umano e più profondo alle azioni, ai gesti, agli oggetti e ai paesaggi.

Riccardo Centola | 21. MedFilm Festival

Cast & CreditsHistoire de Judas
Regia: Rabah Ameur-Zaïmeche; sceneggiatura: Rabah Ameur-Zaïmeche; fotografia: Irina Lubtchansky; montaggio: Grégoire Pontécaille; interpreti: Rabah Ameur-Zaïmeche, Nabil Djedouani, Marie Loustalot, Régis Laroche, Patricia Malvoisin, Mohammed Aroussi; suono: Bruno Auzet, Nikolas Javelle; costumi: Alice Cambournac; scenografia: Tony Delattre; musica: Rodolphe Burger; origine: Francia, 2015; formato: DCP, colore, 1.85:1, Dolby Digital; durata: 99’; produzione: Sarrazink Productions, Arte France Cinéma; distribuzione internazionale: Potemkine Films.

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