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21 MFF. Bidoun 2

di Jilani Saadi

Come sopravvivere alla rivoluzione

Alla vigilia delle prima elezioni post-rivoluzione in Tunisia una delle discussioni più calde e sentite nei luoghi della politica e tra la gente è stata la modifica dell’articolo n. 6 della costituzione, l’articolo che regola il diritto di culto. In questo clima di trasformazione, ma anche di forte incertezza, è ambientato Bidoun 2 l’ultimo film Jilani Saadi, regista di Khorma (2002) e La Tendresse du Loup (2006). Bidoun 2 è stato presentato in Italia durante le ultime edizioni del MedFilm Festival e del Festival Africano di Verona, dopo la sua discussa partecipazione alle JCC nel 2014. Saadi ha deciso infatti di sconvolgere le regole della rappresentazione cinematografica per sperimentare un racconto completamente libero da ogni vincolo: questa scelta, ha raccontato il regista, ha scatenato un’accessa discussione e molte critiche tra gli addetti ai lavori nei confronti di Bidoun 2. Saadi stesso ha spiegato la sua decisione dicendo di aver girato senza autorizzazioni, con attori non professionisti perché dopo la rivoluzione non si poteva più fare un film con un sistema tradizionale. Una scelta e una provocazione che in realtà nasconde molte altre scelte stilistiche ben precise e nulla è poi così tanto lasciato al caso.

Bidoun 2 inizia con lo sfratto di Abdou, che costretto a lasciare l’appartamento in cui vive, porta con sé un’anta dell’armadio di sua madre. Un pezzo del suo passato che carica sopra la sua macchina che diventa la sua nuova casa. Ossessionato da una donna con cui ha avuto una relazione, decide di fermare l’auto davanti alla sua casa. La strada di Abdou s’incrocia con quella di Aïda, una giovane che si rifiuta di vivere in casa costretta dalle rigide regole della famiglia. La ragazza cerca ed esige la sua libertà ma per farlo vive in strada. Una sera in cerca di un luogo riparato per dormire, trova l’auto di Abdou vuota e aperta, così ne approfitta. In questo modo i due protagonisti s’incontrano e inizia un road movie surreale che vede Aïda e Abdoul perdersi e ritrovarsi più volte fino alla notte durante la quale investono un mendicante vestito di viola con grandi occhiali che gli comprono completamente gli occhi. Un evento che cambierà per sempre il loro viaggio.

Come vivere, o almeno sopravvivere, nonostante tutto e quello che ci accade intorno? I due protagonisti di Bidoun 2 cercano di capire come vivere, mentre la società cambia e si trasforma. Abdou violenta l’oggetto del suo desiderio per riuscire a liberarsi dalla sua ossessione, mentre Aïda non si arrende e cerca la sua libertà, sia come infiltrata a un matrimonio, sia attraverso una scritta su un muro (“Dio amava gli uccelli e ha inventato gli alberi. L’uomo amava gli uccelli e ha inventato le gabbie”). Questa ricerca avviene anche liberandosi di ogni mezzo abituale e classico per raccontare una storia al cinema. Saadi ha girato il film con delle GoPro che ha potuto liberamente sistemare sui corpi degli uomini e sugli oggetti, riuscendo a mostrare la realtà dei protagonisti e quella riflessa dallo specchio. Nessuna regola, nessun controllo, nessun preconcetto, ma simbolismo e libertà. Gli oggetti che ricorrono e sui quali il regista presta sempre molta attenzione sono lo specchio che è la porta per vedere la realtà riflessa ma anche l’accesso al passato, il cappello di Aïda che le da il potere di decidere quando essere una ragazza normale e quando mostrare la sua sensualità, e ovviamente l’automobile che è l’elemento chiave del road movie ma anche la cabina che isola i due protagonisti dal resto del mondo. Ma tutto il film è un concentrato di simboli, l’acqua che purifica e libera, il colore viola dell’abito del mendicante che è il colore di Ben Ali del quale si vede un’immagina capovolte all’interno di un acquario.

Tema di Bidoun 2 sembra essere la ricerca dell’identità in un paese che si sta trasformando e ancora non è chiara la direzione che prenderà: incertezza, speranza e desiderio di libertà. Saadi riparte da zero alla ricerca di un modo per raccontare il nuovo mondo e non a caso forse bidoun vuol dire proprio “senza”: spogliato del vecchio, privo di regole fisse, si ricomincia da capo.

Alice Casalini | 21. MedFilm Festival

Cast & CreditsBidoun 2
Regia: Jilani Saadi; sceneggiatura: Jilani Saadi; fotografia: Collectif; suono: Aymen Labidi; montaggio: Valérie Loiseleux; interpreti: Sarah Hannachi, Mejd Mastoura, Mariem Sayah, Jilani Saadi, Kamel Ben Salem; origine: Tunisia, 2014; formato: DCP, 1.85, Dolby Srd; durata: 92’; produzione: J. S. Productions

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