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26 JCC. Il cinema vince e supera il terrore

di Valentina Lupi

Nasser, Out of Ordinary, Les Frontières du ciel

La quarta giornata delle JCC è stata particolarmente intensa, è iniziata sotto una pioggia battente con la proiezione speciale di Nasser ed è proseguita con due lungometraggi in concorso (Out of Ordinary e Les frontières du ciel) nella sala Le Colisée. A precedere e seguire la proiezione di Les frontières du ciel il pubblico e l’équipe del film hanno intonato l’inno nazionale tunisino in risposta al grave attentato che ieri ha colpito il bus delle guardie presidenziali in Avenue Mohamed V, non lontano dai luoghi del festival.

La regista franco-egiziana Jihan El-Tahri ripercorre in Nasser le tappe del governo del secondo Presidente della Repubblica egiziana, Gamal Abdel Nasser. Fondatore del movimento dei Liberi Ufficiali e promotore della causa del panarabismo, il generale Nasser nel 1952 abbatte la monarchia e con un colpo di stato costringe il re Faruq I all’esilio. Parallelamente porta avanti la strenue battaglia contro l’occupazione del Regno Unito, firmando un accordo nel 1954 in cui costringe le forze militari britanniche a lasciare l’Egitto. El-Tahri compone un ritratto del presidente senza edulcorazioni, intervistando più esponenti politici appartenenti a fazioni diverse, dai Liberi Ufficiali ai Fratelli Mussulmani, dall’ambasciatore statunitense a quello russo. La pluralità dei punti di vista fa emergere il profilo di un uomo travagliato e contraddittorio. Se da una parte Nasser dà vita a una repubblica socialista incentrata sulla nazionalizzazione dei settori più importanti dell’economia, sulla ridistribuzione delle terre e sulla realizzazione di grandi lavori pubblici, dall’altra accentra su di sé e sul suo esercito sempre maggiori poteri, favorendo l’eliminazione degli oppositori politici, in particolare dei Fratelli Musulmani, il cui partito viene sciolto nel 1954. Bisogna infatti scegliere se sostenere la rivoluzione o la libertà, secondo la linea politica nasseriana. Il progetto panarabo di Nasser è in ogni modo destinato a fallire; le ripetute guerre contro Israele ne segnano il declino politico. Nel 1967 consegna le sue dimissioni, ma le grandi sollevazioni popolari in suo favore lo spingono a tornare in carica e a rimanevi fino alla morte.
Nasser procede didatticamente, alternando le interviste ai filmati di archivio, riuscendo a disegnare “il faraone dell’Egitto moderno” in tutta la sua complessità.

Il primo lungometraggio in concorso è un melodramma egiziano firmato dal sessantanovenne Abdel Sayed Daoud (assistente di Youssef Chahine, al suo settimo lungometraggio di finzione) che vede recitare nei panni del protagonista la star egiziana Khaled Abol Naga, accolta calorosamente dal pubblico in sala. Out of Ordinary è la storia di Yehia, un ricercatore che studia fenomeni paranormali e che viene costretto a un periodo di vacanza in un piccolo albergo vicino al mare. Qui, oltre a incontrare i personaggi più eccentrici, si innamora di una donna bellissima, madre di una bambina che si scoprirà avere poteri paranormali. Dopo un inizio accattivante con toni da commedia il film intraprende un cammino rocambolesco verso l’assurdo, accentuando gli elementi melodrammatici e surreali. La lunghezza della pellicola (133’) è intensificata dalla schizofrenia del racconto e da un’estetica kitsch che ritrae i personaggi e lo spazio con colori eccessivi. La musica e la voce fuori campo spiegano e sottolineano ogni momento narrativo, nulla è lasciato allo spettatore. I personaggi rimangono invischiati in stereotipi manichei e i loro corpi, soprattutto quello femminile, vengono erotizzati in modo quasi morboso. Peccato per l’unico lungometraggio egiziano in concorso!

Il film che è seguito a Out of Ordinary (anch’esso nella competizione ufficiale lungometraggi), in anteprima mondiale, è il primo lungometraggio del tunisino Fares Naanaa, Les frontières du ciel. L’équipe presente in sala ha ringraziato commossa il festival dicendosi orgogliosa di presentare il film nel più importante festival panafricano e panarabo del mondo. Les Frontières du ciel racconta la vita di Sami e Sara, una giovane coppia che ha una figlia di circa sei anni. Sin dalla prima sequenza il regista ci fa intuire che qualcosa di drammatico incombe su di loro: la macchina da presa è vicina alla bambina, l’atmosfera è tesa. Attraverso l’alternanza di momenti passati e presenti capiamo infatti che la bambina è morta. E da questo momento per Sami e Sara inizia il percorso verso “le frontiere del cielo”.
Fares Naanaa è vicino ai suoi personaggi (la macchina da presa non lascia mai i loro volti) e li ritrae nella loro diversità e complessità. Senza mai cedere a patetismi e a facili emozioni, il promettente regista riesce a rendere una storia scritta molte volte un’esperienza filmica nuova, inserendola nello specifico contesto tunisino. Per Sara il canto rappresenterà la catarsi, l’unico mezzo con cui riconciliarsi con la figlia (come la danza in Narcisse di Sonia Chamkhi). Mentre Sami ricercherà le sue radici verso il sud della Tunisia per ricostruire la sua identità.
Ai titoli di coda sono seguiti dieci minuti di applausi e di “bravo”! Il cinema tunisino ha superato il terrore.

Valentina Lupi | 26. Journées Cinématographiques de Carthage

Cast & Credits

Nasser
Regia: Jihan El-Tahri; sceneggiatura: Jihan El-Tahri; fotografia: Frank-Peter Lehmann; montaggio: Philippe Rouget, Gilles Bovon; origine: Francia, Sudafrica; durata: 97’

Out of Ordinary
Regia: Abdel Sayed Daoud; sceneggiatura: Abdel Sayed Daoud; fotografia: Marwan Saber; montaggio: Mona Rabie; interpreti: Khaled Abo El Naga, Naglaa Badr; suono: Gomaa Abdel Latif; origine: Egitto 2014; durata: 133’

Les Frontières du ciel
Regia: Fares Naanaa; sceneggiatura: Fares Naanaa, Nadia Khammari; fotografia: Sofian El Fani; montaggio: Azza Chaabouni, Pascale Chavance; interpreti: Anissa Daoud, Lotfi Abdelli; suono: Moncef Taleb; origine: Tunisia 2015; durata: 83’


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