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35 FCAV. Decor

di Ahmad Abdalla

Gioco di specchi fra cinema e vita

I film fin qui realizzati da Ahmad Abdalla - soprattutto Heliopolis (2009) e Microphone (2010) - lo hanno confermato come uno degli autori più promettenti della new wave del cinema egiziano. Il talento del giovane regista si spinge ad alti livelli di sofisticazione nell’ultimo lungometraggio Decor (2014), un dramma psicologico in bianco e nero, stilisticamente virtuoso e ricco di omaggi al cinema egiziano popolare, che ha vinto il concorso lungometraggi al recente Festival di Cinema Africano di Verona.

Il Cairo. Maha (Horeya Farghaly) giovane decoratrice e il suo compagno scenografo Cherif (Khaled Abol Naga) lavorano su un filmetto con poche pretese. Sono una coppia moderna, senza figli e dediti completamente alla carriera. Lei si batte per mantenere alta la qualità del proprio lavoro, ma il regista vuole solo chiudere velocemente le riprese e accelerare i tempi di lavorazione. Sfinita e stressata, Maha comincia a fantasticare ad occhi aperti e si trova a vivere nel film su cui sta lavorando, nei panni di una madre psicolabile con un marito devoto e una bambina sveglia da accudire. Le due realtà cominciano ad alternarsi e finiscono per confondersi.

Decor è un dramma al femminile. Per due ore lo spettatore vive nella proiezione dei dilemmi esistenziali della protagonista. Maha è in bilico tra una vita da donna libera, in carriera con un bell’uomo al suo fianco che non vuole avere figli e una vita banale, un marito grasso che non ama, una figlia e un lavoro che non la stimola. In entrambe le esistenze sono i vecchi drammoni sentimentali egiziani a fungere da palliativi contro una vita che le appare insoddisfacente in entrambi i casi.

L’ossessione di Maha per i grandi melodrammi del cinema egiziano classico funge da pretesto per una continua presenza di citazioni, visive e musicali. Il regista sembra voler prendere una distanza critica da quelle immagini che si affacciano sul piccolo schermo dipingendo un immaginario stantio, affettato, una fiera di facili illusioni ed emozioni a buon mercato. Ma il film si spinge oltre e sfrutta lo stile ricercato delle inquadrature, valorizzato da un uso drammatico del chiaroscuro, per creare un gioco meta-cinematografico : la realtà di Maha viene assimilata, almeno visivamente, ai melodrammi sentimentali che la tormentano.

Questo gioco di specchi in cui ogni certezza sembra franare per rivelarsi paranoia è un’allegoria della frattura interiore della protagonista, e visualizza una crisi d’identità radicale. Il regista sfrutta solo in modo tangenziale i cliché legati al ruolo della donna, perlopiù inseriti come bussola narrativa in una struttura già molto intricata, e sembra invitare lo spettatore a riflettere sugli anelli mancanti o impensati nel ruolo sociale della donna, alle figure ibride tra moglie devota, madre amorevole e donna in carriera. Una scelta coraggiosa e meritevole, specialmente in un paese islamico dove le donne sono spesso oberate da una cultura fallocentrica.

Il plot non offre elementi irrefutabili per capire quali delle realtà alternative siano il frutto di un sogno ad occhi aperti, e come nei migliori film di Lynch, allo spettatore viene lasciata l’ardua sentenza. In verità il conflitto tra realtà ed illusione si rivela alla fine una sofisticata cornice drammaturgica. Il nocciolo della storia sta nel potere salvifico della scelta (di vita) quando questa viene presa in piena libertà e coscienza delle proprie ambizioni. Dietro a questo vero e proprio manifesto femminista si nasconde l’appuntita penna di Mohamed Diab, giovane sceneggiatore conosciuto per aver scritto il già ottimo 678 (2010), e attentissimo al rilievo sociale che il cinema, come medium di massa, può portare a temi caldi e reticenti come quello dell’autodeterminazione delle donne in una società in piena trasformazione come quella egiziana.

Riccardo Centola | 35. Festival di Cinema Africano - Verona

Cast & Credits
Decor
Regia: Ahmed Abdalla; sceneggiatura: Mohamed Diab; fotografia: Tarek Hefny; montaggio: Sara Abdallah; scenografia: Asem Ali, Nihal Farouk; musiche: Khaled Al Kammar; interpreti: Khaled Abol Naga, Maged El Kedwany, Horeya Farghaly, Samar Morsi, Mahmoud Hamdy; origine: Egitto, 2014; formato: DCP, Dolby Digital, bianco e nero/colore; durata: 116’; sito: newcenturyproduction.com/decor

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