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26 JCC. Carthage Professionnels: L'Atelier Takmil

di Valentina Lupi

Uno sguardo alla sezione delle JCC dedicata ai professionisti

La 26esima edizione delle JCC ha dedicato uno spazio agli appuntamenti tra professionisti, organizzando delle giornate di incontri tra produttori e potenziali progetti (Producer’s network), riaprendo dopo dieci anni di assenza il Marché du Film per promuovere e garantire una maggiore diffusione ai film tunisini e riconfermando la presenza dell’Atelier Takmil.

Quest’ultimo è l’evoluzione dell’Atelier de projets creato nel 1992 con lo scopo di sostenere la scrittura delle sceneggiature di giovani registi africani e arabi. L’Atelier Takmil (in arabo significa “finitura, completamento”), alla sua seconda edizione, permette ai cineasti africani e arabi di completare i loro film in fase di post-produzione. Una giuria internazionale (quest’anno composta da Vincenzo Bugno, Nadia Ben Rachid, Monica Hemming-Rorvik, Hala Khalil e Hédi Zardi), dopo aver visionato le copie lavoro e aver ascoltato le motivazioni delle registe e dei registi, assegna borse di sostegno per l’ultimazione delle opere.

L’Atelier, organizzato da Azza Chaabouni e Selma Zghidi, si è svolto dal 25 al 27 novembre e ha riunito cineasti provenienti da Sudafrica, Egitto, Libano, Marocco, Niger, Siria e Tunisia. Le opere proposte hanno affrontato tematiche comuni come la lotta per l’emancipazione e la complessità delle identità migranti. Questa edizione ha visto una larga partecipazione di registe donne (otto su undici), segno di un cambiamento in campo cinematografico e di una apertura verso orizzonti nuovi.

Le opere che quest’anno hanno vinto il Premio Takmil sono: Un Assiege comme moi di Hala Alabbdallah, Zaineb n’aime pas la neige di Kaouther Ben Hania, Hedi di Mohamed Ben Attia, Egyptian Jeanne D’Arc di Iman Kamel, On the fence di Nesrine El Zayat e Tounsa di Ridha Tlili.
Un Assiégé comme moi racconta le difficoltà e la tenacia di un editore siriano, Farouk Mardam Bey che dal 1968 cerca di sostenere attraverso il suo lavoro la causa siriana e quella palestinese. I tunisini Hedi e Tounsa tracciano il ritratto di una gioventù tunisina in trasformazione; l’egiziano On the fence spinge tre ragazze a confrontarsi con la società chiusa e tradizionale in cui vivono ed Egyptian Jeanne D’Arc mette al centro della narrazione la resistenza delle donne attraverso l’arte.

Particolarmente interessante è Zaineb n’aime pas la neige, il documentario della tunisina Kaouther Ben Hania che ha ottenuto il secondo premio Takmil (20.000 dt). La regista segue per cinque anni la vita della piccola Zaineb dalla Tunisia al Canada. Le difficoltà della migrazione si iscrivono nello sviluppo della bambina: Zaineb deve confrontarsi con una sorella “acquisita” che rappresenta una cultura diversa dalla sua. Attraverso il legame tra le bambine, che durante il film diventano delle adolescenti, emerge la complessa costruzione delle identità migranti, che si fonda sulla differenza e sul confronto con l’altro (sono bellissimi i dialoghi tra le bambine sull’islam e l’ateismo). Zaineb ci regala uno sguardo intimo e personale sull’alterità, i rapporti familiari e la migrazione, dimostrando ancora una volta quanto sia notevole e vivo il documentario tunisino.

Valentina Lupi | 26. Journées Cinématographiques de Carthage

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